Categories:

C’era una volta una spiaggia, chiamata Calenella“. Esordisce così l’appello di un giovane imprenditore, Miki Ronzullo, per ripulire un luogo fino a pochi anni fa vestito da “locus amoenus”, un posto incantevole ed incontaminato che oggi si presenta come parte integrante di un mondo abitato dall’incuria, dall’inciviltà e dall’indifferenza.

Ma procediamo con ordine inquadrando innanzitutto il contesto geografico. Ci troviamo nel cuore del Gargano, nella parte nord della Puglia. Più precisamente in un’area pianeggiante meta, da decenni, del turismo propriamente “tranquillo”, lontano dalla calca selvaggia delle località estive più gettonate. Calenella ha rappresentato per intere famiglie un’isola felice dove recuperare energie fisiche e mentali, avendo la percezione di un vero e proprio distacco dalla frenesia, dal caos cittadino.

Un puntino indistinguibile e spesso tralasciato dalle cartine geografiche che è rimasto però nel cuore di chi, puntualmente, ogni anno le ha dato appuntamento a dodici mesi più avanti. Tutto ciò è Calenella per chi c’è stato. Non solo; per imprenditori più o meno famosi è stata mira appetibile per incrementare il proprio business. Alcuni hanno rivolto in quest’ottica lo sguardo al proprio orticello, altri si sono spesi per un’idea più grande, più nobile: lo sviluppo di un intero territorio.

Secondo questo principio, chi a Calenella ci vive per quattro stagioni all’anno ha deciso di agire, ancora una volta, per preservare quell’immagine, forse poco nota ai più ma indelebile nella mente degli affezionati, che Calenella si è forgiata nel tempo.

Veniamo così all’iniziativa, promossa pochi giorni fa, da un giovane imprenditore locale, proprietario e gestore del Lido Azzurro Calenella, che ho la fortuna di poter considerare anche un vero amico da ormai vent’anni. Lui si chiama Miki Ronzullo e un giorno come tanti ha deciso di compiere un gesto che di questi tempi viene (obiettivamente) considerato “rivoluzionario”: scegliere di non girarsi dall’altra parte.

Dinanzi alla marea di plastica, detriti e rifiuti vari che soffocano la piana in questione, Miki ha avviato una raccolta fondi online (“crowdfunding” dicono quelli che parlano bene), allo scopo di racimolare una somma di denaro sufficiente a ripulire l’immagine della propria terra e, più in generale, la casa di chi in teoria dovrebbe preoccuparsi di curare e preservare l’ambiente in cui vive o, semplicemente, che fino a poco tempo fa poteva ammirare anche solo di passaggio.

Nel concreto, cliccando su https://www.gofundme.com/f/unisciti-a-noi-per-pulire-calenella-crowdfunding?attribution_id=sl:5add84c1-dfce-4af6-8e0b-063cd4bd3e24&lang=it_IT&ts=1768407291&utm_campaign=man_sharesheet_dash&utm_medium=customer&utm_source=native_options ogni “anima di buona volontà” può donare anche solo pochi euro per contribuire, nel suo piccolo, a raggiungere l’obiettivo.

Si tratta, dunque, di un finanziamento collettivo che gratifica il promotore dell’iniziativa e allo stesso modo chi sceglie di donare. Si pensi, infatti, che se un bel giorno si vedranno intere pile di immondizia rimossa dalla spiaggia di Calenella sarà merito di chi si è materialmente sporcato le mani per farlo ma allo stesso modo potrà sentirsi un po’ più in pace con sé stesso chi ha donato un’apparentemente insignificante euro. Ognuno può fare la differenza per restituire a Calenella la sua bellezza, la sua magia. Scrive Miki: “Con un euro donato si può comprare un sacchetto per la raccolta dei rifiuti. Cinque euro possono coprire le spese per guanti e materiali di sicurezza. Cento euro permetterebbero di organizzare un’intera giornata di pulizia con tutti i mezzi e gli strumenti necessari“.

Mi piace pensare che chi leggerà queste righe non si limiti ad approvare l’iniziativa. Ai lettori rivolgo l’invito ad agire, ad essere parte di un progetto di rinascita. Per esperienza personale, ve lo assicuro, fare cose belle può farci sentire davvero bene.

Facile parlare, sei di parte, dirà più di qualcuno. Risponderò che sì, sono orgogliosamente “partigiano“, perché, come sosteneva Antonio Gramsci, solo l’essere di parte comporta il “vivere per davvero“.

C’era una volta Calenella…a noi sta riscrivere questa bella storia.

Felice Marcantonio

Comments are closed