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In Italia il fenomeno degli incendi è diventato un vero e proprio allarme che mette a rischio tante bellezze naturali di cui il nostro Paese gode.

Da inizio anno gli ettari andati letteralmente in fumo superano le 12.000 unità. Le segnalazioni hanno superato quota 100, attestandosi ben oltre la media degli anni precedenti.

Nelle scorse settimane praticamente con cadenza giornaliera abbiamo avuto notizia di nuovi incendi, che hanno colpito soprattutto le zone turistiche per eccellenza. La Sardegna è ormai flagellata da due mesi a questa parte ed anche la Puglia, in particolare il Gargano, vede il fuggi fuggi dei bagnanti come la cartolina dell’estate 2026.

A contribuire al propagarsi di vere e proprie montagne di fuoco nelle nostre riserve naturali ci sono senza dubbio le eccezionali ondate di calore che si susseguono, sempre più estreme e sempre più prolungate.

Dietro a questa piaga sociale ed economica c’è, ovviamente, la mano dell’uomo che troppo spesso disdegna dal restare al proprio posto! La regia delle operazioni criminali resta occulta, anche se di facile interpretazione.

Eppure si continua a minimizzare. La routine prevede in questi casi valanghe di post sui social che esprimono sconcerto, indignazione, solidarietà alle zone colpite. Non c’è traccia, però, di azioni concrete per arginare l’azione criminale, ormai fuori controllo.

Si pensi che la classe politica ha addirittura dimenticato di sbandierare i soliti slogan ipocriti, non preoccupandosi nemmeno di salvare la reputazione, che in Italia vale quasi più dell’amore per la propria mamma…

Il silenzio regna sovrano, dunque, mentre ci stanno togliendo l’unico vanto di questo Paese: la bellezza del territorio.

Meditare non basta. La “chiamata alle armi” è d’obbligo. Quanto bisognerà aspettare perché ciò avvenga non ci è dato saperlo e, francamente, dietro l’angolo il buio è più nero del fumo che continua, inesorabilmente, ad alzarsi da Trieste in giù.

Felice Marcantonio

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