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Per il nostro governo la parola d’ordine in relazione alle scuole è ormai solo una: tagliare. Le Regioni Sardegna, Emilia e Romagna, Toscana, Umbria sono state commissariate per non aver provveduto al dimensionamento scolastico imposto dal governo e accordato con l’Unione Europea, rientrante tra le riforme previste dal Pnrr. La misura riguarda la riorganizzazione della struttura scolastica amministrativa, non la chiusura di plessi, ma questo sarebbe il primo passo verso quella direzione. Al lato pratico, significa estendere il potere di un Dirigente Scolastico su più plessi anziché controllarne solo uno. Un esempio concreto è quello che riguarda le Istituzioni Scolastiche di Alghero: nella città sono presenti cinque licei, Scientifico, Scienze Umane, Classico, Linguistico e Artistico, dislocati in tre plessi distanti tra loro e controllati da un’unica presidenza, sono presenti inoltre un istituto tecnico e industriale con vari indirizzi e due professionali, dislocati anch’essi in quattro plessi diversi e controllati da un unico Dirigente Scolastico. Questi plessi inizialmente avevano un dirigente per singolo edificio, poi sono iniziati gli accorpamenti dei licei e l’ultimo atto è stato l’accorpamento di tecnici e professionali. Questa manovra ha chiaramente lo scopo di evitare di pagare più personale amministrativo, riducendo il numero dell’organico. Altri fattori che portano al dimensionamento scolastico sono la denatalità e lo spopolamento che porteranno in un non breve periodo ad un abbassamento della popolazione studentesca e una conseguente riduzione di insegnanti. Questa misura non tiene conto delle specificità del territorio: potrebbe risultare problematico, per un ampio bacino di utenza, poter raggiungere ad esempio la segreteria o la dirigenza che potrebbe essere posta a chilometri di distanza dalla sede di appartenenza. La Sardegna nello specifico aveva provveduto ad accorpare 38 istituti negli ultimi tre anni. La regione è stata quindi commissariata per 9 autonomie mancanti che sono state aggiunte proprio in questi giorni. Le aree interessate sono Iglesias, Nuoro, Ogliastra, Sassarese e Gallura, posizionate nell’entroterra sardo in cui si osserva maggiormente il fenomeno dello spopolamento. Questo andrà ad inficiare ancor di più la grave situazione in cui si trovano alcuni istituti, perché meno personale amministrativo significa meno posti di lavoro, situazione che spingerà i lavoratori ad andarsene dai piccoli centri. Altro fattore da mettere in evidenza sono le cosiddette “classi pollaio” in cui ci si ritrova a dover seguire 28 studenti perché le norme non consentono di formare classi da 14 alunni. L’Italia è uno dei paesi europei che spende meno per l’istruzione e che paradossalmente fa pagare agli insegnanti cifre esorbitanti per potersi formare e lavorare, ma un paese che non investe su una formazione di qualità per i giovani è morto in partenza.

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