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“Dietro ad un grande uomo c’è una grande donna”, quante volte abbiamo sentito questa frase? Certo non dalle ultime generazioni, ma dai nostri nonni, persone nate negli anni ’30 o ’40, o dai nostri genitori, nati negli anni ’60. Oggi questa frase risulta anacronistica, e chi la pronuncia in pubblico sarebbe passibile di una shitstorm o comunque di rimproveri. Però questa è una frase che ha caratterizzato la nostra storia, e per questo motivo, molte donne sono state oscurate, o appunto lasciate “dietro i loro mariti”. È il caso di Francesca Laura Morvillo, nome che a molti risulterà sconosciuto se non lo si associa immediatamente al nome del marito Giovanni Falcone. Morvillo era una magistrata che lavorava al tribunale dei minori di Palermo con ragazzi di 13 anni in manette, figli di boss mafiosi. La sua lotta contro la mafia è stata coraggiosa quanto quella del marito, unica donna magistrata uccisa dalla mafia nella storia della Repubblica italiana, non può essere ricordata solo come “la moglie di”. Morvillo è una donna che è stata premiata per la sua tesi di laurea, è una donna che ha studiato e ha dedicato la sua vita al lavoro, proprio come il marito. Quel 23 maggio del 1992, la Repubblica italiana ha perso molte persone di valore, ma soprattutto due grandi professionisti che amavano il proprio lavoro svolgendolo con coraggio, al di là degli importanti rischi che questo comportava. E fa sorridere l’onorificenza di cui lo Stato l’ha insignita, medaglia d’oro al valor civile con le seguenti motivazioni:

“Giovane Consigliere della Corte d’Appello di Palermo, consorte del giudice Giovanni Falcone, pur consapevole dei gravissimi pericoli cui era esposto il coniuge, gli rimaneva costantemente accanto sopportando gli stessi disagi e privazioni, sempre incoraggiandolo ed esortandolo nella dura lotta intrapresa contro la mafia. Coinvolta, insieme al Magistrato, in un vile e feroce agguato, sacrificava la propria esistenza vissuta coniugando ai forti sentimenti di affetto, stima e rispetto verso il marito, la dedizione ai più alti ideali di giustizia. Capaci (Pa) 23 maggio 1992.”

In questo elogio del novembre del 1992, non si fa adeguata menzione alla sua professione, si associa la Morvillo quasi esclusivamente al suo ruolo sociale di moglie di un Magistrato. La verità è che se non fosse stata la moglie di Falcone, probabilmente sarebbe ancora viva e avrebbe contribuito in modo più incisivo alla lotta contro la mafia del nostro Paese.

Per questo motivo, forse sarebbe meglio sostituire quel “dietro” con “affianco”, perché un uomo non ha un valore più elevato per il suo sesso e una donna non può essere ridotta o ridimensionata solo in quanto donna e al suo ruolo sociale di moglie. Se due persone sono alla pari, lo sono in quanto persone, non per il loro genere di appartenenza.  

Alessandra Cau

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