La Municipàl, progetto musicale nato dal sodalizio artistico dei fratelli Carmine e Isabella Tundo, è oggi una realtà del panorama cantautorale italiano. Dopo l’uscita di Isabella, Carmine ha proseguito da solo il percorso musicale, trasformando la band in un progetto solista capace di rinnovarsi senza perdere autenticità.
Il nome La Municipàl girava intorno ai miei ascolti da qualche anno senza mai entrarvi, pur avendo apprezzato la partecipazione all’album Faber Nostrum, una raccolta di cover dedicate a Fabrizio De André. Tra i brani reinterpretati, La canzone di Marinella si distingueva per intensità e delicatezza, segno di una maturità artistica non comune, soprattutto considerata la superficialità e scarsa originalità che purtroppo non mi aveva fatto amare particolarmente quella operazione discografica.
Recuperando gli album precedenti, tra il 2018 e il 2023, La Municipàl ha attraversato una fase di crescita artistica evidente. I testi, spesso malinconici e ironici, raccontano amori irrisolti e momenti di vita quotidiana con la provincia leccese come sfondo, terra d’origine dei fratelli Tundo. Questa evoluzione ha raggiunto la piena maturità con l’ultimo album, pubblicato nel 2024, che segna un nuovo capitolo nella carriera di Tundo, ormai solista in seguito all’abbandono della sorella Isabella, che continua comunque a incidere i cori all’occorrenza.
In Dopo tutto questo tempo, Carmine Tundo intreccia il tema dell’amore con una narrazione più ampia, fatta di luoghi e memorie. L’album si muove tra la provincia leccese e suppongo anche la Francia, evocando le scogliere di Marsiglia nella canzone Maledetto Maestrale. L’amore diventa così un filo conduttore, ma non assoluto protagonista, per raccontare un viaggio emotivo dove l’autore riesce a trasformare esperienze personali in immagini universali.
Pur affrontando un tema classico, i testi mantengono una freschezza narrativa grazie a uno stile diretto, talvolta privo di troppi orpelli retorici. Tundo descrive emozioni e stati d’animo con un linguaggio semplice ma evocativo, capace di restituire autenticità e profondità.
Dal punto di vista musicale, l’album combina sonorità pop dei primi anni 2000 con elementi del cantautorato indie e un uso sapiente dell’elettronica. Si percepisce un equilibrio tra tradizione e sperimentazione, dove ogni scelta sonora rispecchia pienamente l’intenzione artistica dell’autore. Non si tratta di un disco pensato per il mercato, ma di un’opera sincera e coerente, che mette al centro la libertà espressiva. Persino quella che mi pareva essere in passato uno dei pochi punti deboli, ossia una vocalità non indimenticabile e talvolta troppo dimessa, trova il suo equilibrio in melodie più ricercate e soprattutto una ritrovata intensità, come ad esempio ne Il sesso tra ex.
In diverse interviste, Carmine Tundo trasmette spesso l’importanza dell’autenticità nella sua musica, il lavoro di produzione che esegue autonomamente e il suo amore per vari generi che pratica anche con progetti paralleli che mi auguro di poter analizzare e promuovere in futuro per La Voce del Sud.
Antonio Montecalvo
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