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Alla fiera internazionale Wine Paris 2026, la Sicilia si è presentata con una presenza forte, compatta e altamente rappresentativa: ben 41 cantine riunite nel Padiglione 5.2 per raccontare al mondo l’identità di un territorio che continua a evolversi senza perdere le proprie radici.Protagonisti assoluti sono stati i vitigni simbolo dell’isola – Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Grillo e Catarratto – ambasciatori di una viticoltura capace di coniugare tradizione, biodiversità e innovazione.

Una Sicilia che parla con molte voci

Accanto ai grandi nomi storici, la delegazione ha dato spazio a produzioni territoriali fortemente identitarie, in particolare quelle legate al vulcano.Tra le realtà dell’Etna e della provincia di Catania hanno partecipato:Cottanera, Emanuele Scammacca del Murgo, Gambino, I Custodi delle Vigne dell’Etna eTenute Nicosia.Dalla zona occidentale, tra Trapani e Marsala, sono arrivati produttori che rappresentano l’anima più mediterranea e solare della viticoltura siciliana: Cantine Fina, Caruso & Minini, Casa Vinicola Fazio, Francesco Intorcia & Figlie Paolo Maggio.A completare il quadro, cantine provenienti da altre aree dell’isola hanno rafforzato il racconto di una Sicilia vitivinicola sempre più sfaccettata:Alessandro di Camporeale (Palermo), Baglio Bonsignore (Agrigento), COS (Ragusa), Cusumano (Palermo).

Il valore della rete

Accanto alla collettiva principale, l’azione di sistema è stata rafforzata dal supporto di Sicindustria, che ha promosso ulteriori cinque realtà: Marco De Bartoli, Baglio Curatolo Arini,Cantine Romano, Domini Mediterranei e Vini Magaddino.Un messaggio chiaro al mercato internazionaleLa partecipazione siciliana a Wine Paris 2026 non è stata soltanto una vetrina commerciale, ma un vero manifesto identitario: la dimostrazione di come l’isola stia consolidando il proprio posizionamento tra i territori vinicoli più dinamici del Mediterraneo.Dalle pendici laviche dell’Etna alle campagne assolate del Trapanese, la Sicilia ha portato a Parigi una narrazione fatta di paesaggi estremi, vitigni autoctoni e visioni imprenditoriali sempre più orientate alla qualità.Un segnale forte ai mercati internazionali: il vino siciliano non è più solo tradizione, ma contemporaneità, ricerca e futuro.Federica Leonardi La Sicilia del vino conquista Wine Paris 2026: 41 cantine ambasciatrici dell’eccellenzaAlla fiera internazionale Wine Paris 2026, la Sicilia si è presentata con una presenza forte, compatta e altamente rappresentativa: ben 41 cantine riunite nel Padiglione 5.2 per raccontare al mondo l’identità di un territorio che continua a evolversi senza perdere le proprie radici.Protagonisti assoluti sono stati i vitigni simbolo dell’isola – Nero d’Avola, Nerello Mascalese, Grillo e Catarratto – ambasciatori di una viticoltura capace di coniugare tradizione, biodiversità e innovazione.Una Sicilia che parla con molte vociAccanto ai grandi nomi storici, la delegazione ha dato spazio a produzioni territoriali fortemente identitarie, in particolare quelle legate al vulcano.Tra le realtà dell’Etna e della provincia di Catania hanno partecipato:Cottanera, Emanuele Scammacca del Murgo, Gambino, I Custodi delle Vigne dell’Etna eTenute Nicosia.Dalla zona occidentale, tra Trapani e Marsala, sono arrivati produttori che rappresentano l’anima più mediterranea e solare della viticoltura siciliana: Cantine Fina, Caruso & Minini, Casa Vinicola Fazio, Francesco Intorcia & Figlie Paolo Maggio.A completare il quadro, cantine provenienti da altre aree dell’isola hanno rafforzato il racconto di una Sicilia vitivinicola sempre più sfaccettata:Alessandro di Camporeale (Palermo), Baglio Bonsignore (Agrigento), COS (Ragusa), Cusumano (Palermo).Il valore della reteAccanto alla collettiva principale, l’azione di sistema è stata rafforzata dal supporto di Sicindustria, che ha promosso ulteriori cinque realtà: Marco De Bartoli, Baglio Curatolo Arini,Cantine Romano, Domini Mediterranei e Vini Magaddino.

Un messaggio chiaro al mercato internazionale

La partecipazione siciliana a Wine Paris 2026 non è stata soltanto una vetrina commerciale, ma un vero manifesto identitario: la dimostrazione di come l’isola stia consolidando il proprio posizionamento tra i territori vinicoli più dinamici del Mediterraneo.Dalle pendici laviche dell’Etna alle campagne assolate del Trapanese, la Sicilia ha portato a Parigi una narrazione fatta di paesaggi estremi, vitigni autoctoni e visioni imprenditoriali sempre più orientate alla qualità.Un segnale forte ai mercati internazionali: il vino siciliano non è più solo tradizione, ma contemporaneità, ricerca e futuro.

Federica Leonardi

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