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Italiani mammoni. Una rima “baciata” ormai consegnata all’immaginario collettivo e che spesso viene rispolverata. Talvolta con tono ironico-sarcastico, altre volte per sottolineare un “problema” di natura culturale, sottolineato dalla solita ramanzina dei “maestri di vita”.

Ebbene sì, bisogna ammetterlo; la maggior parte dei giovani vive a casa dei propri genitori ben oltre il compimento della maggiore età, quando notoriamente ci si immette nella vita adulta e, quindi, si dovrebbe spiccare il volo con le proprie ali.

Se è vero, però, che esistono diversi casi di “mammoni patologici”, ovvero di ragazzi che non hanno alcuna intenzione di lasciare il “posto fisso” accanto alla propria mamma, vuoi per convenienza vuoi per paura, è altrettanto vero che in questa categoria sono coinvolti sempre più giovani che restano ancorati al seno materno per necessità, perché le ali tanto decantate si sono spezzate o, peggio, non si sono formate ancora.

Secondo i dati Eurostat 2025, in Italia mediamente si lascia la casa natia attorno ai 30 anni, quasi un decennio più tardi rispetto alla media europea. Dati che confermano la teoria degli italiani “figli di mammà”. Ma ci chiediamo cosa c’è dietro la pura statistica?

Proviamo ad analizzare la questione brevemente. Un altro sondaggio Eurostat sempre dello scorso anno ci dice che tra le cosiddette “grandi economie” il nostro Paese è all’ultimo posto per stipendi reali in base al potere d’acquisto.

Tradotto, in Italia si guadagna meno del resto del mondo e, di conseguenza, si può spendere decisamente meno. Pensando dunque al fatto che per uscire fisicamente ma soprattutto materialmente di casa serve una certa cifra è chiaro che in pochi possono ad oggi permettersi di farlo, a meno che non si punti a vivere letteralmente sotto i ponti.

Ecco quindi l’urgenza di ridimensionare il fenomeno “italiani mammoni”, analizzandolo da una prospettiva razionale, oggettiva.

Se la volontà non incontra l’opportunità, ergo se lo Stato non si adopera per stabilire le giuste condizioni, continueremo ancora a lungo ad avere tra le mani le solite chiavi che apriranno la solita porta di casa e, in fondo, daremo ragione a chi all’estero ci chiama mammoni, facendoci magari una bella risata su’ che suona tanto come la più classica rassegnazione.

Felice Marcantonio

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