Oggi vi propongo una storia avvenuta più di dieci anni fa ma che ha attirato la mia attenzione sin da subito. Luisa Bonello, medico savonese, trovata morta il 14 novembre 2014 presso la propria abitazione di Via Genova a Savona.
Per più di sei anni nelle aule dei tribunali si è girato intorno alla sua causa, è stato un atto suicida o omicida?
Il corpo è stato ritrovato a terra in posizione supina, con in mano la pistola adagiata sul petto e l’indice appoggiato sul grilletto. La morte è stata causata da un colpo di pistola in bocca.
I protagonisti che prenderanno posto ai banchi del tribunale saranno: Alberto Bonvicini, ispettore della Polizia Postale di Savona e amico della Bonello; Mauro Acquarone, ex marito della vittima e suo medico curante; Noemi Donati medico sostituto.
Avanzate le accuse di circonvenzione di incapace (abuso della debolezza mentale o fisica di un individuo per ottenere un vantaggio economico o di altro tipo), truffa ai danni dello Stato e omicidio colposo per l’ispettore di Polizia.
Per non aver impedito alla donna di detenere armi da fuoco presso la propria abitazione essendo a conoscenza dello stato psicofisico della stessa verranno accusati i due medici di base: una denuncia avrebbe potuto negarne il possesso ed il successivo utilizzo.
In un secondo momento l’ispettore verrà accusato di aver commesso nei confronti della donna abusi sessuali in concorso con un carrozziere di Savona.
La prima perizia afferma che la donna si sia volontariamente puntata la pistola per dar fine ai suoi giorni. Ma questa ipotesi vacilla fin da subito: il giudice Giovanni Battista Ferro infatti reputa i tre imputati responsabili per non aver evitato il fatto (anche se non fosse presente alcuna prova di un diretto reato di omicidio).
Le ultime parole di Luisa Bonello
“La colpa di quello che è successo è mia innanzitutto, una depressione reattiva a fatti della vita. Ma i fatti che mi hanno portata a questo, sono colpa del Vescovo Mons. Lupi, della sorella e dei nipoti di don Nino Maio. Vivo felice fino a quando questi tre esseri non mi hanno allontanata da lui. Questa è istigazione al suicidio”
Queste sono le parole ritrovate nell’abitazione della donna. Dal 2010 la dottoressa aveva iniziato a render noti fenomeni di pedofilia con l’obiettivo di provare a far pulizia tra gli autori di tale reato. Fin da subito il Vescovo aveva tentato di mascherare ogni elemento portato alla luce. La Bonello aveva cominciato a provare paura a seguito del ricezione di minacce di revoca del ministero dell’eucarestia – fatto alla quale lei teneva molto – avvenuto poi nelle settimane successive con l’allontanamento dal suo padre spirituale Don Nino Maio. Ma questo non aveva portato la donna a fermarsi, infatti cercherà di confrontarsi con il Presidente della CEI Angelo Bagnasco e successivamente con Papa Francesco.
In concomitanza a questi eventi, la donna subirà anche un tentativo di incendio dell’auto (per errore è stata bruciata l’auto vicina alla sua, le indagini hanno accertato la natura dolosa del fatto), periodo nella quale la donna si era decisa di fare più viaggi in Vaticano per denunciare la situazione della Chiesa savonese. Anche per questo motivo la donna continuava a detenere l’arma, nonostante Bonvicini e Acquarone fossero in disaccordo.
Durante la prima udienza il vescovo Lupi racconterà che la causa della revoca del ministero dell’eucarestia sarebbe stata provocata dalla poca lucidità della donna, avviando in questa maniera i primi attriti. Ciò confermerà quanto indicato dalla difesa contro Bonvicini per quanto riguarda il reato di circonvenzione d’incapace.
La sera prima del tragico evento la donna avrebbe chiesto all’ex ispettore il nome di un buon avvocato in quanto in quei giorni presso la Ubik di Savona, ad una conferenza sulla pedofilia, aveva fatto i nomi di un certo livello e aveva dichiarato che successivamente avrebbe fatto la stessa cosa circa dei massoni bancari.
L’accusa contro Bonvicini
Bonvicini, essendo a conoscenza dello stato di grave di dipendenza da sostanze psicoattive e del possesso di esse, unito al costante utilizzo da parte della donna di armi comuni da sparo, in veste da pubblico ufficiale avrebbe dovuto provvedere al ritiro degli stessi considerando il potenziale rischio che avrebbe potuto arrecare a sé stessa e a terze persone.
La stessa accusa viene riflessa nei confronti dell’ex marito e del medico di base sostituto, coscienti del fatto che la vittima soffriva di depressione e che aveva già tentato in diverse occasioni il suicidio.
Ma per l’ex ispettore non finiscono qua le imputazioni: si parla anche di truffa ai danni dello Stato per aver dichiarato ore di straordinario durante attività personali oltre a denunciare assenze di carattere sanitario false.
Relativamente alla circonvenzione di incapace la somma di denaro che la donna avrebbe dato in mano a Bonvicini attraverso un assegno ammontava a 70 mila euro.
Porte aperte all’ipotesi di omicidio
Il perito balistico Benedetti, che ha seguito i casi di Unabomber e Marta Russo, e il medico legale Malcontenti aprono le porte all’ipotesi di omicidio grazie alla loro perizia.
La scena del delitto viene riesaminata: la posizione in cui è stato rinvenuto il corpo risulta incompatibile con il punto in cui sono stati trovati il proiettile e i resti organici.
Inoltre l’arma usata, una CZ75 SP01 Shadow, se fosse stata impugnata con due mani avrebbe provocato un rinculo che avrebbe causato uno spostamento della stessa all’indietro di circa dieci centimetri, questo lo afferma anche l’armiere che ha venduto l’arma alla donna.
Sarebbe quindi stato impossibile ritrovare la pistola nella mano della donna con il dito ancora sul grilletto. Senza contare che l’arma produce un forte rumore e nessun vicino di casa ha affermato di aver sentito nulla nel cuore della notte. L’unica soluzione possibile sarebbe stato l’utilizzo di un silenziatore, accessorio che può essere nelle mani dei soli corpi armati dello Stato. La possibilità del suo utilizzo è stato confermato dal ritrovamento di tre segni sulla bocca della canna.
L’assenza di sangue sulla mano dx della donna e sulla canna della pistola ha portato ad ulteriori conferme circa la possibilità di omicidio.
Dall’esame tossicologico emerge che la donna abbia assunto un cocktail di farmaci che ha provocato il suo intorpidimento, causando difficoltà di coordinazione e pensiero. La donna sarebbe potuta venire a mancare in stato di sonnolenza e alterazione psicomotoria.
Le condanne agli imputati
A luglio del 2020 presso il tribunale di Savona sono state confermate le seguenti condanne: 3 anni e 9 mesi per Bonvicini per circonvenzione d’incapace e truffa allo Stato, assolto per l’accuse di falso e omicidio colposo. Mauro Acquarone è stato condannato a 10 mesi con condizionale per omicidio colposo. Assolto dall’accuso di falso Debenedetti. Tutto il resto rimane in sospeso.
La determinazione della dottoressa Bonello nel denunciare casi di pedofilia e ingiustizie all’interno della Chiesa savonese, il clima di isolamento e minacce che l’ha accompagnata fino alla fine, e le incongruenze emerse sulla scena del crimine, sollevano interrogativi che nemmeno anni di processi sono riusciti a chiarire del tutto.
A più di dieci anni dalla sua scomparsa, il caso Bonello continua a dividere l’opinione pubblica, lasciando dietro di sé domande senza risposta definitiva: Dove sono cadute le accuse di abusi e come sono state giustificate sui banchi del tribunale? Le parole della Bonello sono scritte di suo intenzionale pugno o sono state dettate dal carnefice prima di spararle? Il vescovo ha subito ripercussioni o è stato sepolto con indifferenza? La verità, forse, è sepolta insieme a lei. Ma il dovere della giustizia, così come quello della memoria, è quello di continuare a cercarla.
Elena Zullo
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