Settembre, una sorta di Capodanno anticipato. Questo, infatti, al pari del primo mese canonico è considerato il tempo della ripartenza o di un nuovo inizio. Almeno una volta, c’è da scommetterci, abbiamo ripetuto a noi stessi: “Se ne parla a settembre”. Anche a Taranto qualcuno se l’è prefissato e, quest’anno, il “brindisi” è risultato piuttosto amaro.
Pochi giorni fa è arrivata questa notizia: sono state avviate le pratiche per il licenziamento di 2500 operai dell’ex indotto Ilva. Una decisione più volte paventata nei mesi scorsi, nonché a più riprese negli anni addietro dinanzi ad una crisi perenne e, di conseguenza, ad uno stato di incertezza senza fine.
Ora, però, lo spettro è diventato reale. La cessazione pressoché totale della produzione ha reso inevitabile la drastica decisione. Ma come si è arrivati a tanto?
La risposta è facilmente rintracciabile leggendo ogni pagina di una tragedia via via più paradossale e buia. Appena un anno fa e fino a prima dell’estate si ragionava circa una nuova “primavera” per Taranto e i tarantini. Il governo al comando e alcune facoltose multinazionali a progettare il tanto decantato piano di rilancio. C’era anche una deadline ben precisa per stabilire a chi sarebbero state consegnate le sorti dell’impianto.
Ma, nel Paese dei Balocchi tutto notoriamente può succedere. Ecco, dunque, che una proroga dopo l’altra hanno addensato nuove nubi su una terra che non vede il sole ormai da molto tempo. I Giochi del Mediterraneo, richiamo per atleti da tutto il mondo, hanno edulcorato l’immagine di una città pronta a rinascere.
La sfilata delle più alte autorità nazionali in uno stadio all’avanguardia hanno truccato fino all’eccesso il viso di una creatura che porta evidenti segni di lacerazione. Ma, per la politica del rimandare a domani ciò che si può fare oggi, comunque per due settimane il problema è stato nascosto, come la polvere, sotto il letto.
Per la serie “passato il Santo, passata la festa”, sbaraccati baracche e burattini puntuale è arrivato il medico cattivo per far ingoiare una supposta indigesta.
Come da copione, preso atto della notizia l’organo sempre “presente” ma che, nei fatti, nessuno sa spiegarne la tangibile utilità, al secolo i sindacati, ha chiamato alle armi i propri commilitoni. Domani, 8 settembre, è fissato un incontro a Palazzo Chigi tra le sigle sindacali locali ed il ministro Adolfo Urso. Rinviare ulteriormente la soluzione al problema sembra essere l’esito più scontato anche questa volta.
Un copione destinato a ripetersi, insomma, mentre decine di famiglie sono già intente a reiventare la propria vita nell’ennesimo “Capodanno” in cui non c’è nulla da festeggiare.
Felice Marcantonio
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