Caparezza torna con Orbit Orbit, e stavolta non si tratta semplicemente di un nuovo album: è un progetto narrativo che fonde musica, fumetto, immaginazione e introspezione.
Come dichiarato in diverse interviste, l’idea nasce da un desiderio personale che l’artista coltiva da anni, quello di scrivere una storia a fumetti tutta sua.
Invece di limitarsi ad accompagnare l’uscita di un disco con un booklet illustrato, ha scelto di capovolgere completamente il processo creativo: prima è nato il fumetto, poi, attorno a quell’immaginario, hanno iniziato a prendere forma le canzoni.
È come se Caparezza avesse costruito un mondo parallelo e solo in seguito vi avesse inserito la musica, modellandola sulle atmosfere, i personaggi e le emozioni dei capitoli della storia.
Proprio la traccia “A comic book saved my life” ripercorre alcune tappe della vita di Michele Salvemini, scandite dall’amore per il fumetto che rappresenta una svolta nella sua vita personale, ma racconta anche il buio prima di questa rinascita.
Se nell’album “Prisoner 709” aveva rappresentato la gabbia creata attorno a lui dall’acufene che lo aveva costretto a ridurre l’attività dal vivo e Exuvia la fuga e quindi l’accettazione della sua condizione, Orbit Orbit scende ancora più in fondo e lo fa attraverso un viaggio fisicamente opposto, ossia quello verso l’universo remoto.
Il fumetto è un racconto visivo pubblicato da Sergio Bonelli Editore, una casa editrice simbolo del fumetto italiano, che ha creduto nel progetto fin dall’inizio. La copertina, firmata da Matteo De Longis, dà subito un’idea dell’estetica dell’opera: colori vivi, dettagli dinamici, un Caparezza catapultato in un universo che alterna spazi siderali, mondi interiori e simbolismi psicologici. Le tavole interne sono realizzate da un gruppo di autori diversi, ognuno con il proprio stile, quasi a suggerire che l’universo immaginato dall’artista non abbia un’unica voce, ma si componga di molte prospettive. Questo mosaico stilistico contribuisce a rendere l’opera estremamente ricca, stratificata e in continua evoluzione mentre la si legge.
Nel momento in cui scrivo ho ricevuto da poco il fumetto ma da quel che ho letto sommariamente, la storia segue un Caparezza in versione cosmonauta, un viaggiatore che fluttua tra orbite metaforiche e luoghi della mente. Il suo percorso non è soltanto fisico: esplora dimensioni dell’immaginazione, affronta dubbi, lotte interiori, idee che prendono forma come personaggi reali, tra cui l’ombra di Darktar, una presenza antagonista che rappresenta forse la negatività, la paralisi creativa, la parte oscura che ognuno si porta dietro. Questo viaggio, tuttavia, non è cupo: è ricco di stupore, di invenzioni visive, di momenti surreali che riflettono il modo in cui Caparezza ha sempre scritto i suoi testi, pieni di metafore e giochi linguistici. Il fumetto, in questo senso, sembra dare un corpo concreto a tutto quel mondo simbolico, traducendo in immagini ciò che per anni è stato espresso soltanto attraverso parole e musica.
Parallelamente al fumetto, prende ovviamente forma l’album Orbit Orbit, il nono della carriera dell’artista. Le tracce sono pensate come “capitoli sonori”, che ampliano e approfondiscono le sensazioni del fumetto. Non è un semplice accompagnamento: è un’opera che può essere ascoltata da sola, ma che trova un ulteriore livello di interpretazione quando viene vissuta insieme alla componente visiva.
Caparezza sperimenta ancora una volta con sonorità che spaziano dall’elettronica all’orchestrale, mantenendo però quella sua capacità inconfondibile di rendere ogni brano un piccolo universo narrativo.
Alcuni passaggi evocano la vastità dello spazio, altri la tensione emotiva del protagonista, altri ancora riportano alla leggerezza, alla fantasia pura, come se l’ascoltatore fosse invitato non solo a seguire una storia, ma a viverla dall’interno.
Queste scelte coincidono anche con un inedito uso del suo vero timbro vocale, abbandonando quella nasale e a tratti volutamente sgradevole “maschera” che l’aveva reso riconoscibile anche ai meno appassionati.
Guardando il progetto nel suo insieme, si capisce subito che Orbit Orbit è uno dei lavori più ambiziosi di tutta la carriera di Caparezza. Non è semplicemente un album: è una narrazione complessa, un mondo costruito con attenzione sia nel sonoro sia nel visivo. È un invito per il pubblico non solo ad ascoltare, ma a leggere, osservare, interpretare, e soprattutto a immaginare. L’artista sembra voler dire che la creatività è un territorio infinito, e che l’immaginazione può essere l’unica vera forma di libertà che abbiamo.
Con un tour in arrivo nel 2026, Orbit Orbit si prepara a diventare un punto di riferimento non solo per i fan storici di Caparezza, ma anche per chi ama le opere che superano i confini di un singolo linguaggio. È un viaggio, un racconto, un’esperienza, e soprattutto un nuovo modo di entrare nella mente e nel mondo di uno degli artisti più originali della scena italiana.
Antonio Montecalvo
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