Elena Zullo, Autore presso La Voce del Sud https://www.lavocedelsud.org/author/elena-zullo/ “Se si sogna da soli, è un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia. ” Fri, 06 Feb 2026 06:19:02 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1.3 199277288 Beni confiscati, il bando che non c’è: in Liguria la “dimenticanza” del 2025 fa discutere https://www.lavocedelsud.org/beni-confiscati-il-bando-che-non-ce-in-liguria-la-dimenticanza-del-2025-fa-discutere/ Thu, 05 Feb 2026 23:10:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9654 L’assenza del bando 2025 per la valorizzazione e il riuso sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata in Liguria è una “dimenticanza” che non può passare sotto silenzio. A denunciarlo è Libera Liguria, che esprime forte preoccupazione per il mancato rispetto degli impegni assunti dalla Regione due anni fa. Nel 2024, dopo dodici anni di […]

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L’assenza del bando 2025 per la valorizzazione e il riuso sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata in Liguria è una “dimenticanza” che non può passare sotto silenzio. A denunciarlo è Libera Liguria, che esprime forte preoccupazione per il mancato rispetto degli impegni assunti dalla Regione due anni fa.

Nel 2024, dopo dodici anni di attesa dalla prima legge regionale antimafia, la Liguria aveva finalmente compiuto un passo avanti significativo: grazie al lavoro della precedente Commissione regionale antimafia era stato introdotto il primo finanziamento strutturale a sostegno del riuso sociale dei beni confiscati. Un segnale importante, seppur non ancora sufficiente, che aveva acceso aspettative e dato ossigeno ai progetti portati avanti da enti locali e realtà del terzo settore.

A distanza di un anno, però, il percorso sembra essersi interrotto. Il nuovo bando non è stato pubblicato e non risultano stanziate le risorse necessarie per garantire continuità alle assegnazioni. «Constatiamo con sgomento e preoccupazione l’incapacità della Giunta regionale di mantenere gli impegni presi», afferma Andrea Macario, referente regionale di Libera Liguria.

In gioco ci sono 600 mila euro: una cifra marginale nel bilancio complessivo della Regione, ma decisiva sul territorio. «Sono risorse fondamentali – sottolinea Macario – per rendere concreti i percorsi di legalità e giustizia sociale: ristrutturazioni, riapertura di spazi sociali, servizi educativi, progetti di inclusione e rigenerazione capaci di trasformare immobili sottratti alle mafie in presìdi di comunità».

La mancata pubblicazione del bando rappresenta, secondo Libera, un segnale istituzionale allarmante. «Il tema del riuso dei beni confiscati non può essere degradato a questione secondaria – evidenzia l’associazione – soprattutto in una regione che, come ricorda l’ultima Relazione della Direzione Investigativa Antimafia, presenta una presenza strutturata di consorterie mafiose riconducibili quasi esclusivamente alla ’ndrangheta».

Da qui l’appello alla Regione Liguria a “ritrovare memoria e volontà politica”, tornando a essere parte attiva di un percorso condiviso di contrasto alle mafie e promozione della cultura della legalità. «Onorare gli impegni già assunti – conclude Macario – significa garantire in tempi rapidi la pubblicazione del bando e assicurare continuità ai finanziamenti. Servono atti concreti, non rinvii».

Senza risorse e stabilità amministrativa, avverte Libera, il rischio è che i beni confiscati restino chiusi e inutilizzati, trasformando una conquista dello Stato in un’occasione mancata per le comunità.

Elena Zullo

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La sfida del Fentanyl: tra prevenzione, controlli e nuove rotte criminali. https://www.lavocedelsud.org/la-sfida-del-fentanyl-tra-prevenzione-controlli-e-nuove-rotte-criminali/ Sun, 07 Dec 2025 17:59:31 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9636 Cos’è il Fentanyl Il Fentanyl è una molecola utilizzata inizialmente nel settore sanitario come anestetico, in quanto possiede una potenza circa 100 volte superiore a quella della morfina. Al di fuori del contesto medico, viene spesso prodotto tramite il taglio dell’eroina. I porti liguri e il ruolo della ’Ndrangheta I porti liguri sono ormai sotto […]

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Cos’è il Fentanyl

Il Fentanyl è una molecola utilizzata inizialmente nel settore sanitario come anestetico, in quanto possiede una potenza circa 100 volte superiore a quella della morfina. Al di fuori del contesto medico, viene spesso prodotto tramite il taglio dell’eroina.

I porti liguri e il ruolo della ’Ndrangheta

I porti liguri sono ormai sotto il controllo della ’Ndrangheta, che ha individuato da subito il potenziale di questo “prodotto”. Tuttavia, resta da chiedersi se il mercato sia davvero pronto ad accogliere una droga non particolarmente redditizia e che provoca danni immediati e irreversibili ai consumatori. Il Fentanyl è una sostanza che devasta e annienta qualsiasi essere umano.

I sequestri in Italia

In Italia, fino ad oggi, è stato segnalato un solo caso di sequestro di dosi “pure”: un bottino di 100.000 dosi di Fentanyl, che ha portato all’individuazione di 7 responsabili italiani e 11 americani nell’operazione “Painkiller”.
È importante ricordare che i sequestri rappresentano soltanto circa l’1% del prodotto realmente in circolazione.

Le analisi dell’Arpa di Imperia

Le analisi svolte dall’Arpa di Imperia su un campione di 775 unità hanno evidenziato la presenza di principi attivi come THC, eroina, cocaina, MDMA, e anche di farmaci e psicofarmaci quali Fentanyl, Tramadolo (oppiaceo), Pregabalin (anticonvulsionante per il dolore neuropatico, epilessia e ansia), Clonazepam (benzodiazepina per l’ansia) e Xanax.
Si registra dunque una crescita significativa nello spaccio di farmaci e psicofarmaci.

Il Piano di prevenzione del Governo

Per far fronte alla diffusione impropria di Fentanyl e oppioidi sintetici, il Governo ha presentato un Piano di prevenzione nazionale. L’attenzione rimane alta, soprattutto alla luce della crisi negli Stati Uniti, dove il fenomeno è ormai fuori controllo: solo nel 2023 sono stati registrati 100.000 decessi legati a questa sostanza.

La situazione in Italia e la minaccia dei nitazeni

In Italia i decessi legati al Fentanyl risultano, al momento, casi isolati e molto limitati. Una preoccupazione crescente riguarda però i nitazeni, antidolorifici che eguagliano — se non superano — gli effetti del Fentanyl. Un recente decesso attribuito a queste sostanze ha spinto il Governo a intervenire per limitarne circolazione, vendita e utilizzo.

La piazza di spaccio in Liguria

Sul territorio ligure è stata individuata una piazza di spaccio attiva dal 2024 nella zona di Sampierdarena, a Genova.

Chi sono i consumatori più a rischio

I consumatori più a rischio sono coloro che già fanno uso di oppiacei come l’eroina. Oggi l’informazione sulla pericolosità del Fentanyl è molto diffusa: il termine “droga degli zombie” rende evidente sia le conseguenze sia l’irreversibilità dei danni.
La dipendenza e la tolleranza si sviluppano fin dai primi utilizzi; i sintomi di astinenza compaiono già dopo le prime interruzioni. Inoltre, si verificano gravi interazioni quando il Fentanyl viene assunto insieme a eroina, cocaina, alcol o benzodiazepine.

La diffusione del Fentanyl e di altri oppioidi sintetici rappresenta una minaccia concreta, che l’Italia deve affrontare con anticipo per evitare di ritrovarsi nella stessa emergenza vissuta negli Stati Uniti. La prevenzione, l’informazione e il monitoraggio del territorio restano strumenti fondamentali per contenere il fenomeno, così come la collaborazione tra forze dell’ordine, istituzioni e servizi sanitari.

Il rischio non riguarda solo le organizzazioni criminali, ma soprattutto le persone più vulnerabili, spesso già intrappolate nelle dipendenze. Intervenire ora significa salvare vite e impedire che una sostanza così devastante possa trovare terreno fertile nel nostro Paese. La sfida è aperta, e richiede un impegno costante, lucido e condiviso.

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Tasse, dove finiscono i soldi degli italiani: spese militari record e meno detrazioni per le famiglie https://www.lavocedelsud.org/tasse-dove-finiscono-i-soldi-degli-italiani-spese-militari-record-e-meno-detrazioni-per-le-famiglie/ Wed, 12 Nov 2025 18:20:05 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9611 Nel 2025 la spesa pubblica cambia volto: più fondi alla difesa, meno agevolazioni fiscali. Pensioni, sanità e debito pubblico restano le voci principali, ma crescono le polemiche per i nuovi equilibri di bilancio. Nel 2025 le risorse raccolte dalle tasse degli italiani seguono percorsi diversi rispetto agli anni precedenti. Se da un lato aumentano gli […]

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Nel 2025 la spesa pubblica cambia volto: più fondi alla difesa, meno agevolazioni fiscali. Pensioni, sanità e debito pubblico restano le voci principali, ma crescono le polemiche per i nuovi equilibri di bilancio.

Nel 2025 le risorse raccolte dalle tasse degli italiani seguono percorsi diversi rispetto agli anni precedenti. Se da un lato aumentano gli stanziamenti per la difesa, dall’altro si riducono alcune detrazioni fiscali legate alla casa, mentre pensioni, sanità e interessi sul debito pubblico continuano ad assorbire gran parte della spesa.

Secondo l’ultima analisi diffusa dall’Agenzia delle Entrate, aggiornata a novembre 2024, il 21% delle imposte versate dai contribuenti è destinato a pensioni e assistenza, il 19% alla sanità, l’11% al debito pubblico e il 10,8% all’istruzione.
Alla cultura e allo sport va appena il 2,3% del totale, pari a circa 262 milioni di euro. Una distribuzione che fotografa le priorità del Paese: sostenere il welfare e i conti pubblici, ma con margini sempre più stretti per i settori culturali e sociali.

Difesa, spese record oltre i 32 miliardi

È la spesa militare il nodo più discusso della manovra. Nel 2025 supererà i 32 miliardi di dollari, il livello più alto di sempre, con un aumento del 77% rispetto al 2021.
Il governo motiva l’incremento con la necessità di rispettare gli impegni assunti in sede NATO, che chiedono ai Paesi membri di destinare almeno il 2% del PIL alla difesa.

Dietro la giustificazione tecnica si nasconde però un acceso dibattito politico e giuridico. L’articolo 11 della Costituzione italiana “ripudia la guerra come strumento di offesa”, ma ammette la partecipazione a missioni di pace o difensive sotto l’egida di ONU, UE o NATO.

Ecco perché il governo parla di “missioni di difesa collettiva” e non di guerre di aggressione. Ma per molti giuristi e cittadini si tratta di una distinzione formale: fornire armi o mezzi militari, dicono, significa comunque contribuire ai conflitti, in contrasto con lo spirito pacifista della Carta.

Detrazioni fiscali in calo: stretta su prime e seconde case

Un altro fronte caldo riguarda le detrazioni per la ristrutturazione edilizia, ridotte con la legge di bilancio 2025.
Per la prima casa, la detrazione rimane al 50% per tutto l’anno, ma dal 2026 scenderà al 36%.
Per la seconda casa, la stretta è più immediata: 36% nel 2025, destinato a calare al 30% negli anni successivi.

Una misura che il governo giustifica come necessaria per riequilibrare i conti, ma che secondo le associazioni dei consumatori penalizza le famiglie e rallenta il settore edilizio. “Si tagliano gli incentivi ai cittadini mentre crescono le spese militari”, commentano le opposizioni, parlando di “priorità distorte”.

Il nodo politico: sicurezza o contraddizione costituzionale

Sullo sfondo resta la questione di fondo: come conciliare il principio costituzionale del ripudio della guerra con l’aumento dei fondi alla difesa.
Il Parlamento continua ad autorizzare le missioni militari con apposite delibere, garantendo la copertura legale. Ma la divisione tra “intervento per la pace” e “partecipazione a conflitti” resta una sottile linea di interpretazione politica.

“Formalmente non si viola l’articolo 11, ma sostanzialmente il confine è sempre più labile”, osservano alcuni costituzionalisti.
Il dibattito è destinato a restare aperto, anche alla luce delle tensioni internazionali e degli obblighi assunti a livello europeo e atlantico.

Un Paese tra welfare e difesa

L’Italia del 2025 si trova dunque stretta tra le esigenze della sicurezza e quelle del sostegno sociale.
Mentre la spesa per la difesa cresce ai massimi storici, la pressione fiscale non diminuisce e i margini per le politiche sociali si assottigliano.

Resta una domanda di fondo: come vengono investite, davvero, le tasse degli italiani?
Tra missioni “per la pace” e tagli alle agevolazioni, il rischio è che il bilancio pubblico rifletta sempre meno la voce dei cittadini e sempre più le pressioni internazionali.

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Mafie in Liguria: la lunga ombra della ’Ndrangheta e l’ascesa silenziosa dei clan albanesi https://www.lavocedelsud.org/mafie-in-liguria-la-lunga-ombra-della-ndrangheta-e-lascesa-silenziosa-dei-clan-albanesi/ Mon, 20 Oct 2025 19:12:58 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9592 Dalla Riviera dei Fiori ai porti di Genova e Vado Ligure, la Liguria è ormai da decenni un crocevia strategico per le organizzazioni criminali. A dominare la scena è la ’ndrangheta calabrese, storicamente radicata sul territorio, ma negli ultimi anni si assiste a una crescente presenza di gruppi criminali albanesi, sempre più integrati nei circuiti […]

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Dalla Riviera dei Fiori ai porti di Genova e Vado Ligure, la Liguria è ormai da decenni un crocevia strategico per le organizzazioni criminali. A dominare la scena è la ’ndrangheta calabrese, storicamente radicata sul territorio, ma negli ultimi anni si assiste a una crescente presenza di gruppi criminali albanesi, sempre più integrati nei circuiti illegali, spesso in alleanza con i clan italiani.


La ‘ndrangheta in Liguria: radici profonde e nuovi assetti

La penetrazione della ’Ndrangheta in Liguria inizia già negli anni Cinquanta, quando diverse famiglie calabresi, soprattutto dell’area jonica e reggina, si insediano nella regione. I primi movimenti furono legati ai confinamenti giudiziari di boss della Piana di Gioia Tauro, come Santo Corio, trasferiti a nord per motivi di sorveglianza.

Nel tempo, però, questi insediamenti si sono trasformati in vere e proprie locali autonome, con una delle più importanti che ha sede a Ventimiglia, sul confine italo-francese. Il suo raggio d’azione si estende a Bordighera, Sanremo, Taggia e Diano Marina.

Il 2012 segna un passaggio storico: Ventimiglia e Bordighera vengono sciolte per infiltrazioni mafiose — i primi casi in Liguria. A confermare la gravità della situazione fu la Direzione Investigativa Antimafia (DIA), che nella sua relazione del 2016 indicava chiaramente i settori economici infiltrati: edilizia, trasporti, giochi e scommesse, rifiuti.

La ’ndrangheta ligure presenta inoltre una particolarità organizzativa: la cosiddetta “camera di compensazione”, una sovrastruttura che coordina le locali liguri e del basso Piemonte, facilitando i collegamenti anche con i gruppi attivi in Costa Azzurra.

Secondo le stime, le locali attive in Liguria sono tra le tre e le quindici, a seconda delle fonti: per l’ex presidente della Commissione Antimafia Francesco Forgione sono cinque, mentre la DIA ne individua tre principali: Genova, Lavagna e Ventimiglia.


Savona e la “Cava dei veleni”: l’impronta dei clan

La provincia di Savona è dominata da alcune storiche ’ndrine come Gullace, Fameli, Fotia e Fazzari. Questi ultimi sono al centro del caso noto come la “Cava dei veleni” a Borghetto Santo Spirito, dove a partire dal 1995 sarebbero stati interrati rifiuti tossici. Un crimine ambientale che conferma come le mafie operino anche nell’ecomafia e nello smaltimento illecito dei rifiuti.


Genova e Vado: i porti come snodi del crimine

I porti liguri, in particolare quelli di Genova e Vado Ligure, sono ai vertici nazionali per quantità di eventi criminali rilevati. Qui, come in molti altri scali italiani, le attività illecite godono di una protezione mafiosa silenziosa che agevola traffici e occultamenti.

Le operazioni più recenti nel 2024 parlano di sequestri importanti di droga, merci contraffatte, sigarette di contrabbando e, in misura minore, rifiuti pericolosi e reati finanziari. L’import-export rappresenta quindi una vera e propria arteria economica illegale, alimentata da una logistica efficiente e da complicità ben radicate.


L’infiltrazione albanese: la mafia silente che cresce

Parallelamente all’espansione calabrese, la Liguria è diventata terreno fertile anche per le mafie albanesi. Si tratta di una criminalità più discreta, meno violenta nelle manifestazioni pubbliche, ma altrettanto pericolosa per la sua struttura transnazionale e la capacità di mimetizzarsi in settori legali come edilizia, ristorazione e commercio.

Numerose attività sorte “dal nulla”, con facciata rispettabile e narrativa imprenditoriale positiva, si sono rivelate in realtà strumenti per il riciclaggio di denaro, alimentato soprattutto dal traffico di droga.


’Ndrangheta e albanesi: alleanze e connessioni globali

Non è raro che tra ’ndrine calabresi e gruppi albanesi si creino alleanze operative, soprattutto per la gestione del narcotraffico. I porti liguri sono un punto di snodo cruciale, grazie alla facilità di collegamento via mare e alla vicinanza con le rotte internazionali.

A rafforzare queste collaborazioni c’è anche la presenza di emissari del narcotraffico sudamericano, provenienti da Ecuador e Colombia, che forniscono la materia prima: cocaina ed eroina. Il vincolo tra queste organizzazioni è mantenuto saldo da un sistema di intimidazione e fidelizzazione, basato sulla minaccia costante e sulla divisione dei profitti.


I reati principali e le modalità operative

Le attività criminali gestite dai gruppi albanesi includono:

  • Traffico internazionale di stupefacenti
  • Sfruttamento della prostituzione e tratta di esseri umani
  • Spaccio e distribuzione locale
  • Riciclaggio e reati finanziari
  • Reati contro il patrimonio (furti, rapine)
  • Estorsione, seppur meno diffusa

Questi gruppi operano secondo una logica cellulare e familiare, con reti snelle ma efficienti, capaci di adattarsi rapidamente e di operare su scala europea. I clan albanesi si affidano a corrieri, intermediari, e spesso utilizzano attività lecite come copertura, tra cui locali notturni, autofficine, agenzie di trasporto e negozi.


La risposta dello Stato: contrasto e cooperazione internazionale

La lotta a questi fenomeni vede impegnate tutte le principali forze dell’ordine: DIA, DDA, Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, spesso in collaborazione con le autorità europee e balcaniche.

Le strategie principali includono:

  • Sequestro e confisca dei patrimoni
  • Smantellamento delle reti di importazione e spaccio
  • Monitoraggio dei porti e dei movimenti internazionali
  • Accordi bilaterali per l’estradizione e la cooperazione giudiziaria

Una rete criminale meno visibile, ma ancora presente

La criminalità organizzata in Liguria non ha il volto dei tempi passati. Non si manifesta con sparatorie o intimidazioni plateali, ma si insinua nelle pieghe dell’economia, della logistica e della società, mantenendo un profilo basso ma una presenza costante e strutturata.

La sfida oggi è intercettare le alleanze transnazionali, bloccare i flussi di denaro e merci, e rafforzare la cultura della legalità, anche in territori in cui le mafie, per troppo tempo, sono state percepite come lontane.

Elena Zullo

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Le organizzazioni criminali straniere in Italia https://www.lavocedelsud.org/le-organizzazioni-criminali-straniere-in-italia/ Mon, 15 Sep 2025 10:48:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9559 Oggi parleremo del modo in cui le criminalità straniere interagiscono con l’ecosistema criminale italiano in tutto lo Stivale.Di quali organizzazioni criminali parleremo? Albanese, rumena, bulgara, colombiana, nigeriana e maghrebina, russa e cinese (non sono le uniche presenti). Come sono entrate nel nostro territorio? Ogni organizzazione criminale ha una storia e tempistiche di sviluppo differenti, ma […]

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Oggi parleremo del modo in cui le criminalità straniere interagiscono con l’ecosistema criminale italiano in tutto lo Stivale.
Di quali organizzazioni criminali parleremo? Albanese, rumena, bulgara, colombiana, nigeriana e maghrebina, russa e cinese (non sono le uniche presenti).

Come sono entrate nel nostro territorio?

Ogni organizzazione criminale ha una storia e tempistiche di sviluppo differenti, ma possiamo individuare la caduta del muro di Berlino come il principio di tutto: le ripercussioni al sistema politico, sociale ed economico hanno consentito l’inserimento delle organizzazioni criminali estere nell’Italia centro-settentrionale.
La DNA (Direzione Nazionale Antimafia) identifica alcuni elementi distintivi che accomuna tutte le organizzazioni estere: mantenimento di caratteristiche culturali tipiche del paese di provenienza e l’addentrarsi in territori dove la malavita italiana è poco presente con il loro benestare.
Oltre alle collaborazioni tra le attività illecite straniere e quelle italiane sono state individuate anche criminalità di tipo transnazionale.

Mafia albanese

Partiamo parlando della struttura gerarchica: orizzontale con la presenza di un solo capo. I clan sono composti da persone provenienti dalla stessa città, quartiere o famiglia.
Le attività illegali sono legate alla prostituzione, le giovani donne vengono sequestrate, schiavizzate e portate clandestinamente in Italia.
Nel settore del traffico di sostanze stupefacenti si propongono nei confronti delle mafie italiane come fornitori, trasportatori (via mare e terra – Rotterdam, Anversa e Amburgo) e magazzinieri. Inoltre sono il riferimento principale per i cartelli narcotrafficanti sudamericani. Sul territorio ligure la mafia albanese è riuscita ottenere l’appalto per la gestione del traffico di droga con la ‘Ndrangheta.

Ma la stessa collabora anche con la Camorra e la Sacra Corona Unita.
Non meno importanti sono le attività di traffico di armi, furto di auto di grossa cilindrata e rapine in ville.
Tutte le somme di denaro guadagnate dalle varie attività sono reinvestite in Albania per l’acquisto di proprietà immobiliari e attività commerciali.

Criminalità rumena

I gruppi criminali agiscono nell’Italia del centro-nord collaborando spesso con la mafia albanese. Le loro attività illecite si circoscrivono nell’ambito dell’immigrazione clandestina e tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione, rapina e clonazione e contraffazione di carte di credito.

Criminalità bulgara

Oltre ai tipi di attività illecite elencante nella criminalità rumena, essi integrano il traffico di sostanze stupefacenti (cocaina), di armi e contrabbandi di tabacchi e lavorati esteri.
I minori sono arruolati con il compito di svolgere furti, borseggi e attività di accattonaggio, reclutati dalle famiglie meno abbienti della Bulgaria centro-settentrionale che “cedono in affitto” i loro figli alle bande criminali.
Queste attività illecite sono difficili da smascherare poiché i minori possiedono documenti d’identità falsi e comunicano nei vari dialetti: le indagini riscontrano quindi una difficoltà anche nel reperire interpreti fidati.

Criminalità nordafricana – nigeriana e maghrebina

La struttura criminale è ampia ma il potere è nelle mani di poche famiglie potenti che coordinano il tutto dalla Nigeria. Inoltre i gruppi criminali sono protetti da frammentazioni etnico-tribali.
Giovani donne sono vittime di rituali voodoo e juju per poi trascinarle nel mercato della schiavitù e della prostituzione nel nostro Paese. Il controllo è affidato a donne chiamate Madame o Maman.

La mafia nigeriana e campana hanno stipulato un accordo secondario che vuole le prostitute e i loro protettori come vedette della camorra oltre a pagare un canone d’affitto del territorio alla Camorra per garantirsi le pizze in cui avvengono le varie attività.
Altra attività è quella del traffico di stupefacenti, la Nigeria è il mercato più vasto del continente in questo settore: è il luogo in cui giungono e transitano stupefacenti provenienti dal Brasile, Colombia, Pakistan, Thailandia con destinazione Europa e Usa.
I corrieri sono maggiormente donne incensurate e con i permessi di soggiorno in regola. Queste donne hanno rapporti diretti con il fornitore di partenza e cliente di arrivo, non avendo quindi contatti interni con le organizzazioni criminali, nel momento in cui vengono fermate dalle Autorità, non sanno fornire loro alcuna informazione. Sempre la ‘Ndrangheta ha stipulato accordi per gestire il traffico di droga con la mafia nigeriana utilizzando la stessa tratta per il traffico di clandestini.
Le attività criminali maghrebine invece sono composte da cittadini provenienti da Tunisia, Marocco, Algeria, Libia e Mauritania che si occupano di traffico di stupefacenti, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e nella contraffazione di documenti di identità.

Criminalità sudamericana – mafia colombiana

I cartelli colombiani (ogni cartello definisce il territorio in cui esercitano il potere in Colombia) sono autonomi e dediti alla produzione, esportazione e distribuzioni di cocaina raffinata in Colombia o Paesi limitrofi (Ecuador, Bolivia, Perù, Venezuela, Brasile e Argentina). Le loro piazze di stoccaggio europee sono la Spagna e l’Olanda.
Le loro attività, quali il traffico di cocaina, immigrazione clandestina, sfruttamento di prostituzione, avvengono in locali gestiti da italiani. Si posiziona sul podio delle criminalità Sudamericane.
Sul territorio italiano fanno riferimento alla ‘Ndrangheta e secondariamente a quelle albanesi e nigeriane. Questo contatto diretto permette la riduzione del costo di acquisto e una maggiore qualità della merce importata. I guadagni sono reinvestimenti in immobili e attività produttive in paesi europei e italiani.

Criminalità russa

Le organizzazioni russe sono composte da più gruppi criminali non sempre collegati tra di loro distribuiti su tutto il territorio italiano. Le risorse finanziarie derivano dalle privatizzazioni dovute ai mutamenti politici interni: titoli azionari, risorse immobiliari e controllano banche e imprese. I gruppi criminali si sono infiltrati anche nelle amministrazioni locali e nel Parlamento.
Le attività criminali sono legale al traffico internazionale di armi, traffico di droga e di tabacco in accordo, ancora una volta, con la ‘Ndrangheta.

Criminalità cinese

Anche qui non è presente una sola organizzazione ma più gruppi composti da 10 a 50 persone appartenenti spesso alla stessa famiglia di origine. Ogni gruppo ha un capo e sono previsti riti d’iniziazione.

Il rito d’iniziazione unito al vincolo familiare rende molto stretto il legame tra gli stessi e qualsiasi tipo di azioni di conflitto viene punita dando vita a faide.
E’ applicata la regola dell’omertà è in caso di contatti con autorità.
Le loro attività delinquenziali sono: traffico di clandestini e reati di falsificazione di documenti, sequestri di persona con scopo di estorsione a danno di connazionali – molto spesso legati al prezzo da pagare per l’espatrio illegale -, estorsioni in danno di ristoratori o titolari di laboratori manifatturieri cinesi, rapine, recupero crediti con intimidazioni e violenze, organizzazioni di gioco d’azzardo, sfruttamento di prostituzione (con coperture di sale massaggi), illegale detenzione e porto d’armi, omicidio di appartenenti a gruppi criminali avversari, evasione fiscale in attività commerciali, contraffazione, commercializzazione di merce prodotta e importata dalla Cina e vendita di metamfetamine gestite da pusher cinesi.
Solo negli ultimi anni sono emersi gruppi criminali misti a quelli italiani dediti a estorsioni, rapine e sequestri lampo. Reinvestono nel settore immobiliare cinese e italiano con l’esclusivo utilizzo di contante.

‘Ndrangheta e le organizzazioni criminali

Ma torniamo un attimo dall’altra parte del mondo, precisamente in Canada, la ‘Ndrangheta infatti ha espanso il traffico di droga anche con i Big Circle Boys.

Negli ultimi 25 anni i rapporti tra ‘Ndrangheta e Cosa Nostra americana a New York e in Florida si sono intensificati. In particolare, nel 2012 l’FBI statunitense smaschera le affiliazioni tra Ursino, Simonetta e gli esponenti vicino ai Gambino di Cosa Nostra americana per il traffico di droga.

Negli anni successivi, un’altra operazione vede come protagonisti il proprietario di una pizzeria a New York affiliato con la famiglia Genovese di Cosa Nostra americana (sono molte le operazioni che hanno smascherato Cosa Nostra americana).

Dulcis in fundo, nel 2017 viene portata alla luce un’operazione in cui la ‘Ndrangheta, a Gioia Tauro possedeva 24 milioni di compresse di Tramadolo (antidolorifico oppioide sintetico) per un valore di 50 milioni di euro provenienti dall’India diretti in Libia per essere consegnate all’ISIS.

Date le differenze culturali e le possibili incomprensioni, le mafie hanno aperto un maggiore dialogo per evitare fraintendimenti che sfocino in morti ammazzati o faide.
Tutte queste mafie possono operare in Italia grazie al benestare delle mafie italiane che permettono la collaborazione per una questione di benefit nel dare-avere. Le mafie mantengono il focus sul mantenimento del potere per continuare a generare denaro, perciò tutto quello che avviene intorno, è accettabile. La mafia ha compreso che la collaborazione con le mafie straniere può solo che ampliare i profitti, non vedendo quindi il confine territoriale come un “contro”.

Quel che avviene intorno alle organizzazioni criminali italiane è molto più vasto e meno raccontato di quel che si possa immaginare…

Elena Zullo

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Il caso Bonello: Suicidio o omicidio? Una verità ancora sospesa https://www.lavocedelsud.org/il-caso-bonello-suicidio-o-omicidio-una-verita-ancora-sospesa/ Tue, 22 Jul 2025 17:10:33 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9485 Oggi vi propongo una storia avvenuta più di dieci anni fa ma che ha attirato la mia attenzione sin da subito. Luisa Bonello, medico savonese, trovata morta il 14 novembre 2014 presso la propria abitazione di Via Genova a Savona. Per più di sei anni nelle aule dei tribunali si è girato intorno alla sua […]

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Oggi vi propongo una storia avvenuta più di dieci anni fa ma che ha attirato la mia attenzione sin da subito. Luisa Bonello, medico savonese, trovata morta il 14 novembre 2014 presso la propria abitazione di Via Genova a Savona.

Per più di sei anni nelle aule dei tribunali si è girato intorno alla sua causa, è stato un atto suicida o omicida?

Il corpo è stato ritrovato a terra in posizione supina, con in mano la pistola adagiata sul petto e l’indice appoggiato sul grilletto. La morte è stata causata da un colpo di pistola in bocca.

I protagonisti che prenderanno posto ai banchi del tribunale saranno: Alberto Bonvicini, ispettore della Polizia Postale di Savona e amico della Bonello; Mauro Acquarone, ex marito della vittima e suo medico curante; Noemi Donati medico sostituto.

Avanzate le accuse di circonvenzione di incapace (abuso della debolezza mentale o fisica di un individuo per ottenere un vantaggio economico o di altro tipo), truffa ai danni dello Stato e omicidio colposo per l’ispettore di Polizia.

Per non aver impedito alla donna di detenere armi da fuoco presso la propria abitazione essendo a conoscenza dello stato psicofisico della stessa verranno accusati i due medici di base: una denuncia avrebbe potuto negarne il possesso ed il successivo utilizzo.

In un secondo momento l’ispettore verrà accusato di aver commesso nei confronti della donna abusi sessuali in concorso con un carrozziere di Savona.

La prima perizia afferma che la donna si sia volontariamente puntata la pistola per dar fine ai suoi giorni. Ma questa ipotesi vacilla fin da subito: il giudice Giovanni Battista Ferro infatti reputa i tre imputati responsabili per non aver evitato il fatto (anche se non fosse presente alcuna prova di un diretto reato di omicidio).

Le ultime parole di Luisa Bonello

“La colpa di quello che è successo è mia innanzitutto, una depressione reattiva a fatti della vita. Ma i fatti che mi hanno portata a questo, sono colpa del Vescovo Mons. Lupi, della sorella e dei nipoti di don Nino Maio. Vivo felice fino a quando questi tre esseri non mi hanno allontanata da lui. Questa è istigazione al suicidio”

Queste sono le parole ritrovate nell’abitazione della donna. Dal 2010 la dottoressa aveva iniziato a render noti fenomeni di pedofilia con l’obiettivo di provare a far pulizia tra gli autori di tale reato. Fin da subito il Vescovo aveva tentato di mascherare ogni elemento portato alla luce. La Bonello aveva cominciato a provare paura a seguito del ricezione di minacce di revoca del ministero dell’eucarestia – fatto alla quale lei teneva molto – avvenuto poi nelle settimane successive con l’allontanamento dal suo padre spirituale Don Nino Maio. Ma questo non aveva portato la donna a fermarsi, infatti cercherà di confrontarsi con il Presidente della CEI Angelo Bagnasco e successivamente con Papa Francesco.

In concomitanza a questi eventi, la donna subirà anche un tentativo di incendio dell’auto (per errore è stata bruciata l’auto vicina alla sua, le indagini hanno accertato la natura dolosa del fatto), periodo nella quale la donna si era decisa di fare più viaggi in Vaticano per denunciare la situazione della Chiesa savonese. Anche per questo motivo la donna continuava a detenere l’arma, nonostante Bonvicini e Acquarone fossero in disaccordo.

Durante la prima udienza il vescovo Lupi racconterà che la causa della revoca del ministero dell’eucarestia sarebbe stata provocata dalla poca lucidità della donna, avviando in questa maniera i primi attriti. Ciò confermerà quanto indicato dalla difesa contro Bonvicini per quanto riguarda il reato di circonvenzione d’incapace.

La sera prima del tragico evento la donna avrebbe chiesto all’ex ispettore il nome di un buon avvocato in quanto in quei giorni presso la Ubik di Savona, ad una conferenza sulla pedofilia, aveva fatto i nomi di un certo livello e aveva dichiarato che successivamente avrebbe fatto la stessa cosa circa dei massoni bancari.

L’accusa contro Bonvicini

Bonvicini, essendo a conoscenza dello stato di grave di dipendenza da sostanze psicoattive e del possesso di esse, unito al costante utilizzo da parte della donna di armi comuni da sparo, in veste da pubblico ufficiale avrebbe dovuto provvedere al ritiro degli stessi considerando il potenziale rischio che avrebbe potuto arrecare a sé stessa e a terze persone.

La stessa accusa viene riflessa nei confronti dell’ex marito e del medico di base sostituto, coscienti del fatto che la vittima soffriva di depressione e che aveva già tentato in diverse occasioni il suicidio.

Ma per l’ex ispettore non finiscono qua le imputazioni: si parla anche di truffa ai danni dello Stato per aver dichiarato ore di straordinario durante attività personali oltre a denunciare assenze di carattere sanitario false.

Relativamente alla circonvenzione di incapace la somma di denaro che la donna avrebbe dato in mano a Bonvicini attraverso un assegno ammontava a 70 mila euro.

Porte aperte all’ipotesi di omicidio

Il perito balistico Benedetti, che ha seguito i casi di Unabomber e Marta Russo, e il medico legale Malcontenti aprono le porte all’ipotesi di omicidio grazie alla loro perizia.

La scena del delitto viene riesaminata: la posizione in cui è stato rinvenuto il corpo risulta incompatibile con il punto in cui sono stati trovati il proiettile e i resti organici.

Inoltre l’arma usata, una CZ75 SP01 Shadow, se fosse stata impugnata con due mani avrebbe provocato un rinculo che avrebbe causato uno spostamento della stessa all’indietro di circa dieci centimetri, questo lo afferma anche l’armiere che ha venduto l’arma alla donna.

Sarebbe quindi stato impossibile ritrovare la pistola nella mano della donna con il dito ancora sul grilletto. Senza contare che l’arma produce un forte rumore e nessun vicino di casa ha affermato di aver sentito nulla nel cuore della notte. L’unica soluzione possibile sarebbe stato l’utilizzo di un silenziatore, accessorio che può essere nelle mani dei soli corpi armati dello Stato. La possibilità del suo utilizzo è stato confermato dal ritrovamento di tre segni sulla bocca della canna.

L’assenza di sangue sulla mano dx della donna e sulla canna della pistola ha portato ad ulteriori conferme circa la possibilità di omicidio.

Dall’esame tossicologico emerge che la donna abbia assunto un cocktail di farmaci che ha provocato il suo intorpidimento, causando difficoltà di coordinazione e pensiero. La donna sarebbe potuta venire a mancare in stato di sonnolenza e alterazione psicomotoria.

Le condanne agli imputati

A luglio del 2020 presso il tribunale di Savona sono state confermate le seguenti condanne: 3 anni e 9 mesi per Bonvicini per circonvenzione d’incapace e truffa allo Stato, assolto per l’accuse di falso e omicidio colposo. Mauro Acquarone è stato condannato a 10 mesi con condizionale per omicidio colposo. Assolto dall’accuso di falso Debenedetti. Tutto il resto rimane in sospeso.

La determinazione della dottoressa Bonello nel denunciare casi di pedofilia e ingiustizie all’interno della Chiesa savonese, il clima di isolamento e minacce che l’ha accompagnata fino alla fine, e le incongruenze emerse sulla scena del crimine, sollevano interrogativi che nemmeno anni di processi sono riusciti a chiarire del tutto.

A più di dieci anni dalla sua scomparsa, il caso Bonello continua a dividere l’opinione pubblica, lasciando dietro di sé domande senza risposta definitiva: Dove sono cadute le accuse di abusi e come sono state giustificate sui banchi del tribunale? Le parole della Bonello sono scritte di suo intenzionale pugno o sono state dettate dal carnefice prima di spararle? Il vescovo ha subito ripercussioni o è stato sepolto con indifferenza? La verità, forse, è sepolta insieme a lei. Ma il dovere della giustizia, così come quello della memoria, è quello di continuare a cercarla.

Elena Zullo

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Acca Larentia e il ritorno del passato https://www.lavocedelsud.org/9454-2/ Fri, 27 Jun 2025 17:24:16 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9454 Abbiamo già parlato di come la Liguria si sia dimostrata malinconica di uno dei periodi storici più oscuri dell’ultimo secolo. Si è dimostrata altrettanto contraria a questa “commemorazione” ma oggi vorrei spostare lo sguardo nel centro Italia, più precisamente nella città eterna. ACCA LARENTIA Il giorno successivo all’Epifania del 2025, nella zona Appio – Tuscolana, […]

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Abbiamo già parlato di come la Liguria si sia dimostrata malinconica di uno dei periodi storici più oscuri dell’ultimo secolo. Si è dimostrata altrettanto contraria a questa “commemorazione” ma oggi vorrei spostare lo sguardo nel centro Italia, più precisamente nella città eterna.

ACCA LARENTIA

Il giorno successivo all’Epifania del 2025, nella zona Appio – Tuscolana, più precisamente davanti all’ex sezione Msi di Acca Larentia, decine di militanti si sono riuniti mostrando croci celtiche su muri e pronunciando il rituale del “presente” con il braccio testo.

Nello stesso luogo (via Genzano) è avvenuto un incontro organizzato da Forza Nuova insieme all’Alliancce for Peace and Freedom accogliendo gruppi neofascisti dalla Francia, Spagna, Germania, Serbia, Grecia, Romania e Siria.

Sui muri sono apparse croci celtiche, scritte naziste davanti a scuole e volantini sui muri e targhe celebri.

Questo luogo è diventato un simbolo per quest’ideologia politica in quanto il 7 gennaio 1978, un gruppo armato di estrema sinistra assassinò tre giovani appartenenti al movimento di estrema destra – Fronte della Gioventù – , Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e in un secondo momento anche Stefano Recchioni, davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano in via Acca Larenzia.

PRESENTI MILLE VOLTE   

In più di mille persone hanno risposto al saluto romano “presente” durante la giornata di commemorazione per l’uccisione dei tre giovani in cui è stata eliminata la targa intitolata a Recchioni e sostituita con quella firmata da “I camerati”.

Nel mese di dicembre i Carabinieri, sotto indicazione del Comune di Roma, avevano eliminato l’insegna suscitando l’indignazione della destra estremista. Il 6 gennaio era riapparsa la targa contro il volere del Comune stesso.

CGIL E ANPI CONTRO IL RADUNO

Il 26 gennaio, alla vigilia del Giorno della Memoria, si sono radunati i neofascisti da tutta Europa per dichiarare conflitto alla democrazia, uguaglianza e libertà, nel giorno in cui bisognerebbe ricordarsi ancora una volta che il testo italiano più importante, la Costituzione, vieta questo tipo di incontri perché distruttori del nostro Stato dopo la II Guerra Mondiale. Una provocazione bella e buona.
CGIL e Anpi si sono quindi dimostrate totalmente contro unendo tutte le forze politice, sindacali e sociali per evitare questo raduno retrogrado.

E a questo punto vorrei pensare se quel posto sia un punto di incontro o se in realtà l’Italia intera sia diventata l’Acca Larenzia.

Elena Zullo

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Saluto romano nella Genova Antifascista https://www.lavocedelsud.org/saluto-romano-nella-genova-antifascista/ Sat, 14 Jun 2025 08:38:30 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9427 Prima di addentrarmi in quest’argomento vorrei porre una luce sulla parola principale che vedrete scritta decine di volte: Fascismo. Per le strade e sui social ci sono da tempo due schieramenti: da una parte chi afferma che il Fascismo in Italia non esista e che sia solo frutto dei “comunisti propagandisti” e chi dall’altra parte […]

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Prima di addentrarmi in quest’argomento vorrei porre una luce sulla parola principale che vedrete scritta decine di volte: Fascismo.

Per le strade e sui social ci sono da tempo due schieramenti: da una parte chi afferma che il Fascismo in Italia non esista e che sia solo frutto dei “comunisti propagandisti” e chi dall’altra parte racconta un’Italia del 2025 come vicina al fascismo di Mussolini.

Come ogni cosa, sono dell’idea che la ragione stia – all’incirca – nel mezzo.

IERI ED OGGI

Il Fascismo di Mussolini era composto da linee guida ferree come la dittatura totalitaria – potere assoluto al Duce, abolizione dei partiti politici ed elezioni democratiche -, nazionalismo estremo con ambizioni imperialiste non da meno, violenza e repressione contro gli oppositori, propaganda di Stato – comprendendo il controllo totale dei media e della relativa libertà di opinione e di parola, corporativismo, razzismo e leggi razziali e per finire in “bellezza” l’alleanza con Hitler.

Al giorno d’oggi viviamo in un contesto storico e politico che riprende gli elementi appena analizzati, li trascina da un passato lontano ma ne perde anche (e fortunatamente) dei pezzi.

Non viviamo sicuramente in una forma di regime dittatoriale, adoperiamo i mezzi che la democrazia fornisce, ma chi è al potere di certo chiude un occhio (anche due) verso organizzazioni politiche giovanili (es. Gioventù Nazionale) o organizzazioni di simile natura (ma ci ricordiamo della legge Scelba?), il nazionalismo identitario spinge chi fa parte di questa percentuale disadattata a difendere la bandiera contro un loro nemico immaginario quali gli immigrati o le istituzioni sovranazionali (UE), i media sono il mezzo di comunicazione più libero esistente nella storia dell’umanità ma sono usati e vissuti come mezzi ufficiali quali non sono.

Il razzismo al giorno d’oggi è la chiave della discriminazione, ove la xenofobia maschera un senso di superiorità ingiustificata ed infine l’uso di simbolismi nostalgici come i saluti romani, richiami di fedeltà al duce o uso di simboli che riportano a quella particolare epoca storica.

GENOVA – 4 MAGGIO

Il 4 maggio 2025 Genova affonda la testa nell’acqua gelida del ricordo al Fascismo.

La Procura genovese ha aperto immediatamente un’inchiesta a seguito del corteo commemorativo di Ugo Venturini, militante del Msi ucciso a Genova nel 1970.

150 esponenti sono scesi in strada pronti a sollevare con malinconica ignoranza il braccio destro  emulando il saluto romano, riportando sulle strade distrutte ottant’anni fa dalla guerra, l’idea che quel conflitto abbia portato benefici e che debba quindi essere replicato anche oggi (qualcuno gli fa lo spoiler della fine di Mussolini e suoi alleati? E della povera Italia?!).

Il fascicolo aperto detta la violazione della legge Scelba che punisce chiunque si riunisca per compiere manifestazioni usuali al disciolto partito fascista.

Genova non è quello

Genova, fiera di essere associata alla parola “antifascista” si dichiara subito in contrasto con la manifestazione lanciando un’ALLERTA ANTIFASCISTA e convocando a sua volta una manifestazione  in risposta all’ignobile scelta di dar spazio alla commemorazione di Ugo Venturini.

Il corteo antifascista ha avuto come dirittura di arrivo via Montevideo, sede di Casa Pound.

Parla chi dovrebbe rappresentarci

E sono anche le figure che ci rappresentano, come il Presidente della Regione Liguria, Marco Bucci che si esprime in modo improprio e vergognoso, affermando che “ognuno è libero di manifestare in piazza. Le manifestazioni locali non possono intervenire dicendo ‘questo sì, questo no’”, atteggiamento di innocente ignoranza o vicinanza all’ideologia del corteo del 4 maggio.
Il giusto giudizio sta nella bocca di chi conosce ogni dettaglio da vicino, ma sicuramente il Presidente non ha a mente che le buone leggi vanno rispettate per il bene di tutti, per non incombere in un passato che i nostri nonni hanno già vissuto.

“Dato che per alcuni il fascismo di oggi non esiste, mentre altri si scoprono antifascisti in campagna elettorale, il 25 Aprile o per le finte aggressioni. Noi ci siamo sempre e non ci mischiamo – scrive Genova Antifascista sui social -. Lo dobbiamo alla memoria dei nostri Partigiani, per le generazioni future. In risposta all’ignobile scelta di lasciare spazio alla commemorazione di Ugo Venturini. Andremo in corteo sino alla sede di Casa Pound uniti e compatti dietro un unico striscione”.

Elena Zullo

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Guerra ai lupi: l’Europa contro il re del bosco https://www.lavocedelsud.org/leuropa-in-guerra-con-il-re-del-bosco/ Mon, 05 May 2025 10:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9375 Partiamo dal principio: Convenzione di Berna del 1982 (adottata nel 1979) E’ un trattato internazionale che vuole garantire la conservazione e la protezione delle specie vegetali e animali selvatiche e del loro ambiente naturale. L’oggetto della Convenzione sono gli obblighi giuridici e la protezione di 500 specie vegetali e 1000 specie di animali selvatici. Ma […]

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Partiamo dal principio: Convenzione di Berna del 1982 (adottata nel 1979)

E’ un trattato internazionale che vuole garantire la conservazione e la protezione delle specie vegetali e animali selvatiche e del loro ambiente naturale. L’oggetto della Convenzione sono gli obblighi giuridici e la protezione di 500 specie vegetali e 1000 specie di animali selvatici.

Ma il 20 dicembre 2023 si riapre un nuovo capitolo in questa vicenda.

La Commissione Europea, con a capo Ursula von der Leyen, infatti decide di avviare la procedura per il declassamento dei lupi. Il motivo? L’accoglienza delle forti e costanti pressioni del mondo agricolo e venatorio e per cercare di ottenere un maggior consenso elettorale.

Alla fine dello stesso anno la Commissione ha avanzato al Consiglio una proposta di decisione per adeguare lo status di protezione del lupo nell’ambito della convenzione di Berna.

La Direttiva Habitat

Cos’è la Direttiva Habitat (92/43/CEE)? E’ lo strumento per la conservazione della biodiversità, per la protezione degli habitat naturali e delle specie animali e vegetali selvatiche.

La Direttiva Habitat è stata quindi posta sul tavolo della Commissione per essere analizzata e poi sventrata per cercare di far rientrare il soggetto in discussione come letalmente pericoloso e abbondante.

Ma ora andiamo nel cuore delle modifiche richieste: è stato richiesto il cambio di status del lupo da “specie rigorosamente protetta” a “protetta”.

Da quali tutele saranno esclusi i lupi?

Le specie rigorosamente protette (status più alto previsto dalla Direttiva Habitat dell’UE – Direttiva 92/43/CEE) non possono essere uccise, catturate, disturbate e non possono essere distrutti i loro siti di riproduzione o rifugi. Ma l’azione su questi animali può avvenire in casi limitati e rari – con le dovute giustificazioni, documentazioni ed autorizzazioni – per motivi di sicurezza pubblica, prevenzione di gravi danni al bestiame o alla conservazione della specie.

Le specie – semplicemente – protette possono essere uccise o catturate con un’iter più semplice, possono essere studiati piani di gestione venatoria controllata ed è più semplice applicare misure di contenimento o di abbattimento.

Anche l’Italia rientra nel racconto di Ursula von der Leyen. Sono centinaia i cacciatori e allevatori che lamentano la presenza del lupo nelle loro vicinanze oltre che nei centri abitati.

Ma gli elementi da sfatare sono due.

In primo luogo è stato avviato lo studio per poter determinare la loro dieta (nella “Relazione sulla dieta del lupo e analisi dei dati di fototrappolaggio nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi”), l’analisi delle feci (più di 300 campioni) ha decretato che l’alimentazione del lupo è composta dal 60% cinghiale, 10% cervi, 9% caprioli e 4% daini. La restante percentuale è composta da piccoli animali, da una minima parte di alimentazione vegetale e solo lo 0,5% della loro alimentazione è da attribuire al bestiame domestico.

Fratelli d’Italia contro i lupi

All’incontro tenutosi nel 2023 il centrodestra italiano non si smentisce la sua disastrosa operosità e filosofia aprendo le strade della caccia al lupo. Fratelli d’Italia, capitanato dalla relatrice Alessia Ambriosi ha infatti confermato il via libera per l’abbassamento dello status di protezione del lupo. Contro il partito di destra abbiamo il PD ed il Movimento 5 stelle.

Le sorti del lupo

L’8 maggio 2025 si terrà a Strasburgo l’incontro finale che decreterà le sorti di queste creature, sorti dettate da volontaria ignoranza e favoritismi politici a favori di cacciatori e allevatori.

Ma l’Italia non si ferma qua, infatti il nostro Ministro Roberto Calderoli ha proposto il disegno di legge Montagna che vuole annullare la legislazione in merito (anche se la legge 157/9 vieta l’abbattimento dei lupi) dando la possibilità ad ogni Regione di definire il numero di capi da uccidere.

La Commissione Europa non è interamente favorevole all’abbattimento, il portavoce della Commissione suggerisce di mantenere il lupo in uno stato di conservazione favorevole in quanto non è scientificamente provato che la riduzione di animali da allevamento sia interamente dovuto a causa sua.

Inoltre spalancare le porte alla caccia farebbe diventare legale l’attività di bracconaggio (alimentando nella caccia azioni antietiche tipiche dei bracconieri).

Un equilibrio impossibile

I lupi rimangono minacciati da fattori come la persecuzione umana e l’ibridazione con cani domestici. Il giusto e corretto monitoraggio  permetterebbe di valutare la loro distribuzione, la dimensione dei branchi e di rischio di ibridazione: questi elementi sono fondamentali per sviluppare strategia di conservazione basati su EFFETTIVI dati scientifici.

Sui tavoli della Commissione Europea non arriveranno mai informazioni circa la predazione del lupo opportunista e generalista. La dieta si basa sulla disponibilità stagionale di esemplari, svolgendo un ruolo di regolatore naturale e permettendo di mantenere un’equilibrio tra le diverse specie ed evitando il sovrapppopolamento delle stesse, fattore che potrebbe danneggiare l’ecosistema.

Il ruolo regolatore rientrerebbe anche per la prevenzione di diffusione di malattie infettive (come la peste suina africana), infatti sono stati studiati i capi malati (nel periodo 1994-2003) ed è stato notato che i focolai colpiti erano rilevati in ecosistemi in cui non c’erano lupi.

Il lavoro svolto nell’ultimo decennio per ottenere la conservazione del lupo ha avuto infatti ottimi risultati e la popolazione stimata è quasi raddoppiata.

Come sempre, ancora una volta, l’uomo presente sul Pianeta Terra in quantità incontrollabile si trova INCOERENTEMENTE a puntare il dito contro il re del bosco che ricordo ha paura di noi per la nostra inesauribile fame di potere, soldi, territori.

Caro lupo, siamo noi la specie pericolosa.

Se siete arrivati fino a qua vi chiedo di firmare la petizione avanzata dal LAV per fermare questo sterminio: https://b.lav.it/FermiamoSterminioLupiFB

Elena Zullo

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L’acqua devasta la Sicilia https://www.lavocedelsud.org/lacqua-devasta-la-sicilia/ Fri, 04 Apr 2025 10:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9364 Ci troviamo alla fine di un percorso che ci ha permesso di attraversare l’intera Italia per analizzare come nel 2024-2025 le alluvioni abbiano messo in ginocchio un territorio così vasto e mitigato. L’intero meridione durante i periodi più caldi presenta però un chiaro problema di siccità, la mancanza di strutture idriche non deprime la situazione […]

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Ci troviamo alla fine di un percorso che ci ha permesso di attraversare l’intera Italia per analizzare come nel 2024-2025 le alluvioni abbiano messo in ginocchio un territorio così vasto e mitigato.

L’intero meridione durante i periodi più caldi presenta però un chiaro problema di siccità, la mancanza di strutture idriche non deprime la situazione ma l’alimenta.

Una piccola soluzione è stata trovata raccogliendo l’acqua piovana, per ora solo l’11% ma l’obiettivo verso cui si punta è di arrivare ad un 50%.

MA PARLIAMO DI ACQUA IN ECCESSO

Abbiamo parlato di carenza ma ora torniamo sui nostri passi.

Siamo in Sicilia ad Acireale e Aci Sant’Antonio, luoghi meravigliosi, che a novembre, oltre ogni calcolo si sono ritrovati sommersi dall’acqua. I danni totali ammontano a circa 70 milioni di euro.

Le strade nell’arco di mezza giornata si sono trasformate in fiumi, non assomigliavano più a null’altro che a corsi di acqua. Il mezzo metro di acqua ha causato inevitabilmente l’esondazione dei fiumi.

L’acqua ha sequestrato ad ogni proprietario il suo bene. Alla foce dei torrenti osno infatti stati trovati oggetti di ogni genere oltre ad automobili.

Le autorità competenti non hanno mai smesso di operare per garantire sicurezza ed effettuando più di cento interventi durante l’intera emergenza.

BILANCIO FINALE

Il bilancio finale è fortunatamente risultato senza vittime: sono state soccorse persone in supermercati allagati, in case e scantinati al livello del fiume.

Il centro di coordinamento soccorsi si è attivato all’istante per garantire stabilità alla condizione di straordinaria necessità.

I danni non sono stati solamente di carattere economico, i danni ricadono anche sulla società e sulle sue attività lavorative e non.

Il progetto per definire la prevenzione dovrebbe partire nel momento in cui lo stesso evento si placa, cosa che non è ancora avvenuta in nessun angolo d’Italia.

Elena Zullo

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