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Partiamo dal principio: Convenzione di Berna del 1982 (adottata nel 1979)

E’ un trattato internazionale che vuole garantire la conservazione e la protezione delle specie vegetali e animali selvatiche e del loro ambiente naturale. L’oggetto della Convenzione sono gli obblighi giuridici e la protezione di 500 specie vegetali e 1000 specie di animali selvatici.

Ma il 20 dicembre 2023 si riapre un nuovo capitolo in questa vicenda.

La Commissione Europea, con a capo Ursula von der Leyen, infatti decide di avviare la procedura per il declassamento dei lupi. Il motivo? L’accoglienza delle forti e costanti pressioni del mondo agricolo e venatorio e per cercare di ottenere un maggior consenso elettorale.

Alla fine dello stesso anno la Commissione ha avanzato al Consiglio una proposta di decisione per adeguare lo status di protezione del lupo nell’ambito della convenzione di Berna.

La Direttiva Habitat

Cos’è la Direttiva Habitat (92/43/CEE)? E’ lo strumento per la conservazione della biodiversità, per la protezione degli habitat naturali e delle specie animali e vegetali selvatiche.

La Direttiva Habitat è stata quindi posta sul tavolo della Commissione per essere analizzata e poi sventrata per cercare di far rientrare il soggetto in discussione come letalmente pericoloso e abbondante.

Ma ora andiamo nel cuore delle modifiche richieste: è stato richiesto il cambio di status del lupo da “specie rigorosamente protetta” a “protetta”.

Da quali tutele saranno esclusi i lupi?

Le specie rigorosamente protette (status più alto previsto dalla Direttiva Habitat dell’UE – Direttiva 92/43/CEE) non possono essere uccise, catturate, disturbate e non possono essere distrutti i loro siti di riproduzione o rifugi. Ma l’azione su questi animali può avvenire in casi limitati e rari – con le dovute giustificazioni, documentazioni ed autorizzazioni – per motivi di sicurezza pubblica, prevenzione di gravi danni al bestiame o alla conservazione della specie.

Le specie – semplicemente – protette possono essere uccise o catturate con un’iter più semplice, possono essere studiati piani di gestione venatoria controllata ed è più semplice applicare misure di contenimento o di abbattimento.

Anche l’Italia rientra nel racconto di Ursula von der Leyen. Sono centinaia i cacciatori e allevatori che lamentano la presenza del lupo nelle loro vicinanze oltre che nei centri abitati.

Ma gli elementi da sfatare sono due.

In primo luogo è stato avviato lo studio per poter determinare la loro dieta (nella “Relazione sulla dieta del lupo e analisi dei dati di fototrappolaggio nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi”), l’analisi delle feci (più di 300 campioni) ha decretato che l’alimentazione del lupo è composta dal 60% cinghiale, 10% cervi, 9% caprioli e 4% daini. La restante percentuale è composta da piccoli animali, da una minima parte di alimentazione vegetale e solo lo 0,5% della loro alimentazione è da attribuire al bestiame domestico.

Fratelli d’Italia contro i lupi

All’incontro tenutosi nel 2023 il centrodestra italiano non si smentisce la sua disastrosa operosità e filosofia aprendo le strade della caccia al lupo. Fratelli d’Italia, capitanato dalla relatrice Alessia Ambriosi ha infatti confermato il via libera per l’abbassamento dello status di protezione del lupo. Contro il partito di destra abbiamo il PD ed il Movimento 5 stelle.

Le sorti del lupo

L’8 maggio 2025 si terrà a Strasburgo l’incontro finale che decreterà le sorti di queste creature, sorti dettate da volontaria ignoranza e favoritismi politici a favori di cacciatori e allevatori.

Ma l’Italia non si ferma qua, infatti il nostro Ministro Roberto Calderoli ha proposto il disegno di legge Montagna che vuole annullare la legislazione in merito (anche se la legge 157/9 vieta l’abbattimento dei lupi) dando la possibilità ad ogni Regione di definire il numero di capi da uccidere.

La Commissione Europa non è interamente favorevole all’abbattimento, il portavoce della Commissione suggerisce di mantenere il lupo in uno stato di conservazione favorevole in quanto non è scientificamente provato che la riduzione di animali da allevamento sia interamente dovuto a causa sua.

Inoltre spalancare le porte alla caccia farebbe diventare legale l’attività di bracconaggio (alimentando nella caccia azioni antietiche tipiche dei bracconieri).

Un equilibrio impossibile

I lupi rimangono minacciati da fattori come la persecuzione umana e l’ibridazione con cani domestici. Il giusto e corretto monitoraggio  permetterebbe di valutare la loro distribuzione, la dimensione dei branchi e di rischio di ibridazione: questi elementi sono fondamentali per sviluppare strategia di conservazione basati su EFFETTIVI dati scientifici.

Sui tavoli della Commissione Europea non arriveranno mai informazioni circa la predazione del lupo opportunista e generalista. La dieta si basa sulla disponibilità stagionale di esemplari, svolgendo un ruolo di regolatore naturale e permettendo di mantenere un’equilibrio tra le diverse specie ed evitando il sovrapppopolamento delle stesse, fattore che potrebbe danneggiare l’ecosistema.

Il ruolo regolatore rientrerebbe anche per la prevenzione di diffusione di malattie infettive (come la peste suina africana), infatti sono stati studiati i capi malati (nel periodo 1994-2003) ed è stato notato che i focolai colpiti erano rilevati in ecosistemi in cui non c’erano lupi.

Il lavoro svolto nell’ultimo decennio per ottenere la conservazione del lupo ha avuto infatti ottimi risultati e la popolazione stimata è quasi raddoppiata.

Come sempre, ancora una volta, l’uomo presente sul Pianeta Terra in quantità incontrollabile si trova INCOERENTEMENTE a puntare il dito contro il re del bosco che ricordo ha paura di noi per la nostra inesauribile fame di potere, soldi, territori.

Caro lupo, siamo noi la specie pericolosa.

Se siete arrivati fino a qua vi chiedo di firmare la petizione avanzata dal LAV per fermare questo sterminio: https://b.lav.it/FermiamoSterminioLupiFB

Elena Zullo

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