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La violenza sulle donne non smette di essere un’emergenza. Dalle molestie, abusi a commenti sessisti le donne sono sempre meno tutelate e talvolta anche colpevolizzate.

È una vera emergenza quella della violenza sulle donne.
La cronaca degli ultimi giorni ci racconta di situazioni ai limiti dell’assurdo, dove le vittime oltre che dai propri aguzzini sono costrette e difendersi da pregiudizi e da sentenze alquanto discutibili.

Il caso La Russa

Il caso La Russa jr ha ricordato a tutti il caso Grillo jr avvenuto poco più di quattro anni fa a Porto Cervo. Questa volta ad essere accusato è un altro giovane dal cognome importante: Leonardo Apache La Russa, figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa. Lo stesso uomo che a giugno, in seguito al femminicidio di Giulia Tramontano aveva dichiarato: “Se un genitore vede il figlio che manca di rispetto a una ragazza, gli tiri un ceffone”; e invece – ironia del caso – anche se di ironico non ha nulla, a distanza di un mese La Russa si è trovato a dover difendere a spada tratta proprio suo figlio dalla denuncia di una ventiduenne che lo ha accusato, appunto, di violenza sessuale insieme ad un amico, Tommy Gilardoni, il dj 24enne identificato dagli investigatori solo qualche giorno fa.

La violenza, secondo quanto dichiarato dalla vittima si sarebbe consumata la sera del 18 maggio a Milano, dopo aver incontrato per caso L.A La Russa nella discoteca Apophis. La ragazza racconta infatti di essersi risvegliata il giorno dopo nella villa di La Russa e che lui stesso le avrebbe raccontato di aver avuto con lei un rapporto sessuale insieme ad un altro suo amico e soprattutto che fosse sotto effetto di stupefacenti. La ventiduenne sostiene fermamente che sia stato lo stesso Leonardo a drogarla a sua insaputa.

Il ragazzo continua ad affermare che in realtà il rapporto sia stato del tutto consensuale.

A questo quadro già delicato e molto raccapricciante si aggiunge però l’elemento “assurdità”: la difesa.

Lo stesso Ignazio La Russa prima e poi il padre di Gilardoni continuano ad accusare la ragazza, colpevolizzandola e sostenendo tesi aberranti, che lanciano un messaggio per nulla rassicurante per le donne che tutti i giorni devono fronteggiare tali abusi.

La leader del movimento femminista “Non una di meno” in un’intervista a La Repubblica ha pertanto dichiarato che “Il presidente del Senato ha mandato un messaggio chiaro: anche se denunciate non verrete credute.
Se avete bevuto o non eravate lucide, è colpa vostra. Parole che alimentano la cultura della violenza. Il sesso senza consenso è stupro. Siamo scese in piazza per dire a quella ragazza: noi ti crediamo
”.

Quello che è assurdo è come non si riesca a comprendere che giustificare una violenza, per una qualsiasi irrazionale ragione, è una violenza.

Il caso del bidello. “Meno di dieci secondi” non costituisce violenza

La sentenza che ha scagionato il collaboratore scolastico a Roma, in seguito all’accusa di violenza sessuale per aver infilato le mani nelle mutande e palpeggiato il sedere di una studentessa minorenne, è l’ennesimo epilogo di una storia incredibile e molto brutta.

Un uomo adulto, ultrasessantenne, che si sente in diritto di toccare una giovane donna, minorenne, e di metterle addirittura le mani nelle mutande. Una violenza bella e buona sminuita dal Tribunale di Roma che ha definito tale azione come uno “scherzo innocente”, dove la toccata è stata definita addirittura “una manovra maldestra ma priva di concupiscenza”. Ma a far rabbrividire ancor di più è l’elemento “durata”, poiché secondo i giudici seppur vero e assodato il fatto, trattandosi di un’azione che ha avuto una durata “minima” (tra i 3 e i 10 secondi) ciò non costituisce reato.

Vittimizzare la vittima è un’ulteriore forma di violenza

È evidente che non bastano e non possono bastare solo le iniziative e campagne di sensibilizzazione a sostegno delle donne vittime di abusi, se poi non si ha un effettivo riscontro da parte delle Istituzioni e dei cittadini. Quanto accaduto negli ultimi tempi ne è la dimostrazione e pare sempre più evidente che sebbene il tempo passi in realtà sembra che si “torni indietro”.

Carmela Fusco

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