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Prologo

Dagli albori del mondo, o meglio da quando son nate birrerie e taverne, per qualche strano scherzo del fato, che trascende dalla mia comprensione, ai comuni mortali, conti o principi di ogni sorta, è sempre venuto più semplice aprire le oscure e celate pagine del proprio animo ad osti o tavernieri, invece che a cari o congiunti.
Quindi anche a me, William Shakespeare, che di mestiere son oste, ma che son sempre stato attratto dalla natura più fragile e segreta del cuore umano, son stati svelati nell’arco degli anni passioni, intrighi, complotti e tradimenti che ad altri orecchi era meglio occultare.
Ma or che son ormai vecchio e decadente, voglio narrare a voi che mi prestate orecchio storie di una bellezza tale da lasciarvi affascinati.

Quindi uomini e donne, vecchi e fanciulle, popolane e nobildonne, mettetevi comodi e rimanete ad ascoltare le storie che il qui presente William Shakespeare vi vuole narrare.

Capitolo 1: Amleto

La mia piccola bettola sorgeva sulla riva destra del fiume Tamigi.
Una piccola bettola, non c’è altro da aggiungere, ma che nell’arco degli anni ha saputo accogliere ed ospitare uomini e donne di ogni razza e ceto sociale.
Ero ancora fanciullo quando, dalla mia nativa Stratford, mi stabilì a Londra, con il cuore ricco di speranze e sogni. Ma, aimè, non si poteva dire lo stesso della mia borsa!
E quindi accantonato il sogno di diventar poeta investì i miei pochi avere in questa bottega, ritenendo che l’oste fosse un lavoro più concreto per guadagnar la pagnotta.
Qui ha inizio la mia storia, che ora mi accingo a narrare a voi con la speranza che i miei versi in vecchiaia mi diano la gloria che non ho avuto in gioventù.

Era una di quelle sere che passano inosservate e che non lasciano alcun ricordo nella mente degli uomini.
La luna era ormai alta e dalla deserta via provenivano solo i canti degli ultimi ubriaconi che si affrettavano a tornare nelle loro dimore, e mentre mi accingevo a pulire e posare gli ultimi boccali di birra, dalla porta entrò un’ individuo di tale aspetto che era impossibile non intuire la sua appartenenza a qualche casata nobiliare.
-E’ ormai chiuso messere!- gli intimai osservandolo meglio.
La sua pelle era bianca, quasi diafana, gli occhi di un blu intenso e i baffetti che portava erano corti e ben curati.
-Non potete, mio buon oste, ritardare il vostro riposo di qualche minuto ed offrire un buon bicchiere di vino a questo amico che viene da lontano?- .
Si può forse dir di no a una richiesta posta con tale cortesia? Non mi parve proprio il caso!
-Accomodatevi buon uomo- risposi ora con tono più affabile, incitandolo a sedersi.
-Dal vostro accento intuisco che non siete di queste parti. Venite da lontano quindi?- .
-Dalla lontana Danimarca, mio buon amico! Un paese tanto bello, ma aimè, tanto marcio al suo interno!- rispose il nuovo venuto con un mezzo sorriso sadico sul bel volto diafano. 
-Vedo che qualcosa vi lacera l’anima, mio buon signore! Ecco prendete! Un buon bicchiere di vino vi sarà di conforto!- dissi porgendogli un boccale traboccante della miglior bevanda della casa.
-Lo pensate veramente mio nuovo amico? Può realmente un sol bicchiere di questa rossa bevanda annegare o inibire i fardelli che lacerano il cuore umano?-
-A questo, mio buon signore, non so dare risposta. Ma se ad esso aggiungete un orecchio amico disposto ad ascoltare so per certo che molti pesi possono risultar minori! Volete narrarmi la vostra storia?- –
Il mio nuovo amico mi guardava ora con aria interrogativa, continuando a sorseggiare lentamente la bevanda che gli avevo offerto.
Leggevo nei suoi occhi, così profondi ed enigmatici, l’ombra di un dilemma. Continuare a parlare o tacere? Lo straniero alla fine optò per la prima opzione.
-L’amore mio buon amico! E’ il non comprendere gli errori che un malato amore può far commettere che mi lacera l’anima! Può il cuore di una donna (fragili ed ambigue creature tutte loro e lo dico con cognizione di causa amico mio!) dimenticare la tenerezza e la dolcezza di un uomo e concedersi subito dopo ad un’ altro tanto meschino e stolto tanto quanto il primo era forte e leale? Avete voi, mio buon uomo, una risposta a questo dilemma che mi logora notte e giorno?- .
Ma aimè, miei gentili signori qui seduti ad ascoltare, nonostante tutti i miei sforzi al quesito posto dal mio tormentato cliente non avevo una risposta!
Lui, per mia fortuna, però ignorò del tutto il mio silenzio e continuò il suo triste monologo quasi ignorandomi e parlando più con se stesso che con me.
-Può un figlio ignorare l’ultimo appello di un padre amorevole che non può trovare riposo nemmeno nella tomba?
Ce l’ho io, mio buon amico, una risposta! No, non può, a costo di giocarsi l’anima e condividere col padre la dannazione eterna!- .
Dopo questa confessione, signori miei, compresi meglio l’anima del mio nuovo ospite.
Era un’anima lacerata al suo interno, in lotta con se stessa.
Povera anima! Che pena mi diede! Potevo vederne uno scorcio proprio lì, di fronte a me, dietro quegli occhi blu come il mare in tempesta!
Non era un’anima malvagia quella, era solo un’anima spezzata, un’anima logorata dagli scherzi che il fato gli ha giocato durante il suo cammino.
Restammo in silenzio per molto tempo, persi chissà in quali pensieri, quando improvvisamente il mio ospite si alzò e potei notare come il suo volto fosse cambiato.
La sua disperazione aveva lasciato spazio ad una maschera di sprezzante indifferenza che poco gli si addiceva.
-Arrivederci mio buon uomo!- mi salutò.
-Dubito che ci rivedremmo, ma forse sentirete il mio nome legato a qualche racconto di sventura e morte!- .
-Posso sapere il vostro nome messere?- chiesi esitando e guardandolo un’ultima volta.
-Amleto, principe di Danimarca- . Rispose con quel suo mezzo sorriso beffardo che gli avevo già visto in precedenza e sbattendo la porta uscì nella notte fredda e stellata.

Questo è il racconto della prima anima che intrecciò il mio cammino.
Un’anima fine ed intelligente, resa sprezzante e sadica dai colpi della vita.
Ma altre anime, nel corso degli anni, incrociarono la loro strada con la mia.
Quindi signori e signore, non ve ne andate, ma rimanete ad ascoltare quello che il vostro oste vi vuol continuare a narrare.

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