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La recente serie targata Netflix liberamente ispirata alla vita di Lidia Poët, intitolata La legge di Lidia Poët, ha suscitato non poche polemiche. La trama racconta la storia dell’avvocata Lidia Poët, a cui viene impedito di esercitare la professione forense soltanto perché donna nella Torino di fine Ottocento. La Corte d’appello dichiara illegittima la sua iscrizione all’Albo degli avvocati ma Lidia prepara il ricorso e nel mentre lavora come assistente del fratello, anche lui avvocato. Il racconto si snoda tra i vari casi che Lidia cerca o le capitano, difende specialmente donne e persone in difficoltà. La serie è stata molto apprezzata dal pubblico, ottenendo il titolo di terza più vista sulla piattaforma, questo successo non ha riscontrato però il favore dei famigliari e di altre persone.

CHI E’ LIDIA POËT?

Nata nel 1855 in un’agiata famiglia valdese in provincia di Torino, Lidia Poët si laurea nel 1881 in Giurisprudenza, con una tesi sul diritto di voto delle donne, ma soltanto nel 1920 riuscirà ad entrare nell’Ordine degli Avvocati di Torino. Le motivazioni della revoca del suo nome dall’albo erano strettamente legate al suo genere, non erano giuridiche: non poteva svolgere l’attività forense per i vestiti che portano le donne, comunemente additati come strani e bizzarri, o perché avrebbero potuto indurre i giudici a favorire un’avvocata. Inoltre le donne erano ritenute prive di adeguate forze morali e intellettuali, come la fermezza, la severità e la costanza quindi inadatte per gli affari pubblici. Lidia cercò di far valere i suoi diritti ed aiutò anche le persone che difendeva a farlo. Si batté su temi come il divorzio, la parificazione tra figli legittimi e illegittimi, ed era convinta che le donne avessero il diritto di studiare e lavorare. Morì all’età di 93 anni il 25 febbraio 1949.

LE POLEMICHE DEI FAMIGLIARI

Lidia non ha tanti discendenti anche perché né lei né il fratello si sposarono mai ma tra le famiglie valdesi ce ne sono ancora alcuni. Come Marilena Jahier Togliatto che ha dichiarato a La Stampa quanto nella serie non ci fosse nulla di vero. Lo sconcerto della pronipote riguarda soprattutto la scena di sesso iniziale ed il linguaggio utilizzato, tanto da abbandonare la serie alla prima puntata.

“Va bene romanzare ma neanche storpiare un personaggio che ha fatto tanto di bene per l’emancipazione femminile. Mi pare ingeneroso”. Un altro attacco arriva da Valdo Poët che ha bocciato la serie sulla base dei racconti, senza neanche averla vista. A La Stampa ha dichiarato di averla conosciuta a 7 anni e dice di averne sentito parlare come di una donna serissima, dedita soltanto allo studio, elegante e riservatissima.

ALTRE POLEMICHE

Altri hanno lamentato il fatto che la legale piemontese non fosse la prima avvocata d’Italia ma almeno la seconda. Giustina Rocca sarebbe stata non soltanto la prima avvocata d’Italia ma nel mondo, nata nella seconda metà del XV secolo a Trani, in Puglia e morta nel1502. C’è anche chi va ancora più indietro ed evoca la figura leggendaria di Ortensia, donna che nell’antica Roma si autodifese con un’orazione davanti ai triumviri.

Altra polemica arriva dall’autrice del libro Lidia Poët. Vita e battaglie della prima avvocata italiana, pioniera dell’emancipazione femminile (ed. Graphot, 2022), Cristina Ricci. Ricci lamenta il fatto che “L’unica parte storica è la lettura della sentenza della cassazione del 1884 che la radiò dall’albo perché con la sua bellezza avrebbe potuto distogliere il giudice dalla corretta applicazione della legge.” Dice inoltre che ci siano articoli che attestano la sua timidezza e il fatto che non fosse affatto una donna disinibita.

POLEMICHE INUTILI

C’è davvero bisogno di queste polemiche? La serie ha avuto senza dubbio il merito di far conoscere al grande pubblico questa figura che alla maggior parte delle persone era probabilmente sconosciuta. Giocare a chi è arrivato prima ha davvero senso? L’importanza di queste figure è dovuta all’impegno e soprattutto al risultato ottenuto per l’emancipazione femminile, non a chi è arrivato per primo. Queste donne, tutte insieme, hanno contribuito a costruire il mondo più giusto (ma senza dubbio migliorabile) in cui oggi viviamo. La realtà storica è indubbiamente importante ma probabilmente non avrebbe avuto la stessa efficacia una protagonista seria e composta come l’avrebbero voluta i suoi famigliari. La legge di Lidia Poët è una serie leggera che tratta temi importanti come la discriminazione di genere. Non sarà un prodotto eccellente ma ha comunque un nobile intento.

Alessandra Cau

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