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In ogni epoca storica, per far fronte alle emergenze si cercano delle soluzioni “tampone” che spesso e volentieri non risolvono nulla ed anzi finiscono per tradursi in un nulla di fatto. Nel 2020, il mondo intero ha dovuto fare i conti con una pandemia impensabile da affrontare nel nuovo millennio. A causa del Covid-19, in primis molte persone hanno perso la vita (e questa nessuno potrà restituirla). In secondo luogo, il virus ha messo in ginocchio l’economia mondiale. In Europa, per far fronte alla crisi, si è scelta la strada del Pnrr.

Acronimo di “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, questa misura consiste nell’immettere somme di denaro nel serbatoio dei vari Stati membri con l’obiettivo di rilanciare le sorti dell’Ue. L’Italia è stata la nazione che, grazie al governo Conte, ha usufruito di maggiori aiuti tradotti nella cospicua cifra di 191 miliardi di euro circa, da erogare secondo modalità e tempistiche prestabilite.

A quasi due anni dalla sua approvazione definitiva non è ben chiaro, per non dire ignoto, ai cittadini a che punto sia effettivamente il processo di rinascita del Bel Paese.

Pnrr, quanti soldi ha già ricevuto l’Italia…

Mettendo in fila gli eventi, il nostro governo ha ottenuto la prima rata, pari a 21 miliardi effettivi, il 13 aprile 2022. Questo è stato possibile a seguito dell’adempimento di una serie di richieste formulate dalla Commissione europea, soddisfatte dall’Italia entro il mese di dicembre del 2021.

L’8 novembre, poi, sono stati versati nelle casse statali altri 21 miliardi, corrispondenti alla seconda rata del Pnrr. Il 30 dicembre, sempre dello scorso anno, il neo-esecutivo Meloni ha inviato domanda per ricevere la terza tranche di aiuti da 19 miliardi netti.

In totale, ad oggi lo Stato italiano ha immesso nel proprio salvadanaio ben 42 miliardi di euro, da spendere, secondo il principio cardine del Pnrr, in progetti che favoriscano “uno sviluppo duraturo e sostenibile dell’economia, garantendo la rapidità di esecuzione dei lavori attraverso una semplificazione degli strumenti atti ad incentivare un aumento della produttività”.

E qui arrivano i grattacapi.

…e quanti ne ha spesi

Al momento, l’Italia ha speso solamente un terzo dei fondi ricevuti. Ciò è dovuto solo in parte all’aumento dei costi di materie prime ed energia dettati dall’imprevedibile conflitto in Ucraina.

Il motivo principale della stagnazione, come prevedibile, risiede nella burocrazia che affligge questo Paese, condita da un mix di confusione, carenza di personale nella Pubblica amministrazione, incompetenza e poca trasparenza verso la popolazione.

In pratica è la storia d’Italia che non fa altro che ripetersi, a seconda delle diverse situazioni ma sempre scrivendo la stessa misera fine.

Quale soluzione?

Nelle settimane post insediamento la premier Giorgia Meloni era stata chiara, mostrando sincera preoccupazione per le sorti del Pnrr italiano. Per provare a boccheggiare un po’, il governo in carica ha pensato di creare una figura professionale ad hoc, cercando dunque i cosiddetti “tecnici”. Peccato però che questi rifiutino il lavoro in quanto sottopagato e a tempo determinato.

Morale, siamo punto e a capo con una spada di Damocle pendente sullo Stivale e in particolare sul Meridione. Non bisogna dimenticare, infatti, che al Sud è stato destinato il 40% del denaro totale. Qui oggi, come volevasi dimostrare, siamo ancora nel campo delle ipotesi. Si potrebbe dire, assumendo un tono tragicomico, che viaggiamo nel “mondo delle idee” di platoniana memoria e che queste sono pure piuttosto confuse.

Quale scenario aspettarci? Verosimilmente la quota spettante al Mezzogiorno verrà dilapidata, dal momento che non esiste alcun vincolo di salvaguardia della quota stabilita a priori.

La somma dei fatti corrisponderà, dunque, all’ennesima occasione mancata per il Sud e per l’Italia in generale, dal momento che si dovrebbe ragionare in un’ottica unitaria. Certo, c’è sempre qualche inguaribile positivo che spera nel miracolo (perché è così che va definito), ma i sogni, in questo caso, hanno una “data di scadenza” piuttosto vicina.

Felice Marcantonio

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