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Il debutto sotto l’inconfondibile nome di “Le Luci Della Centrale Elettrica” e quella voglia di urlare con una chitarra e senza troppi filtri i pensieri e le storie di una generazione.
Il passaggio al proprio nome di Vasco Brondi nei suoi ultimi lavori discografici segna un parziale cambio di rotta nel percorso di un cantautore che ha affascinato soprattutto per i suoi testi e che ora sceglie di vestire le nuove canzoni con nuove idee musicali.

Un Segno di Vita, uscito il 15 Marzo 2024 per Carosello Records, traccia una linea abbastanza netta con il “vecchio” Brondi, più istintivo e talvolta quasi esagerato, in favore di una narrazione più pacata e universale nelle tematiche, che proviene probabilmente da una maturità artistica, ma soprattutto di vita, accumulata in questi anni.
Ad esseri onesti rimpiango tracce come La lotta armata al bar, Quando tornerai dall’estero, C’eravamo abbastanza amati, Le ragazze stanno bene, ma contemporaneamente è impossibile e dannoso pensare che un artista (soprattutto di quelli a mio avviso molto talentuosi) possa congelare il proprio stile per tutta la carriera.

La traccia che dà il titolo al disco è uno dei primi apici, le tematiche sociali della guerra e del cambiamento climatico permeano il disco, ma la visione di Brondi è quantomai ottimistica e parole come “ricostruire” echeggiano in questa traccia colma di speranza.

Il duetto con Nada dal titolo Fuoco dentro è potente, un inno alla resilienza, rafforzato da questo particolare modo del cantautore ferrarese di rivolgersi ai destinatari di un messaggio con un “TU”, maschile o femminile, che suona deciso, ma paterno.
Provo indubbiamente un certo attaccamento per Vista Mare, che seppur musicalmente al di sotto delle altre tracce disegna alla perfezione le emozioni di chi vive in un paese marittimo.
Chiudere il disco con una cover così magica come La Stagione Buona è un colpo di grande raffinatezza e gusto.

Alla luce del livello dei testi lievemente addolciti nelle immagini rispetto al passato, purtroppo Vasco Brondi conserva questa sua maniera di cantare e scrivere che proviene da certe influenze punk (e che lo porta spesso ad una scansione delle parole non molto armoniosa), che a mio avviso talvolta arrivi a scontrarsi con degli arrangiamenti di ottima qualità tecnica ma che lo inquadrano più in un contesto pop, nel quale è importante anche una buona scansione e una miglior tecnica vocale.

Nonostante queste piccole incoerenze che rientrano nell’ambito del gusto personale e non dell’assoluto, Un segno di Vita è un album che conferma la maturazione del cantautore ferrarese e lo consacra come uno dei migliori del panorama italiano.

Antonio Montecalvo

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