Categories:

A quanto pare i Mondiali del 2022 saranno ricordati non solo per l’assegnazione discutibile al Qatar come Paese ospitante, ma anche a causa delle tante polemiche.

Quello che sin da subito è apparso evidente è che, in realtà, si è parlato troppo spesso di politica e poco di calcio.

E pensare che la competizione non è ancora terminata.

Striscioni negli stadi

Fino a qualche settimana fa nelle curve degli stadi europei – Roma, Bologna, Dortmund e Siviglia ad esempio – erano presenti striscioni che invitavano a non seguire i mondiali.

Con lo slogan “Boycott Qatar”si poneva l’attenzione sui tanti lavoratori immigrati morti nei cantieri degli stadi in costruzione. Circa 6500 secondo un’inchiesta del “Guardian”, e il Qatar non ha smentito questi numeri.

Dichiarazioni shock

La prima bomba esplosa sulla competizione riguarda la dichiarazione dell’ambasciatore ufficiale dei Mondiali di calcio Khalid Salman. Ai microfoni della tv tedesca ZDF ha definito l’omosessualità una “malattia mentale” e che “durante i Mondiali arriveranno molte cose – riferendosi proprio agli omosessuali – nel nostro Paese. Parliamo dei gay.  La cosa più importante è la seguente: tutti accetteranno che vengano nel nostro Paese. Ma loro dovranno accettare le nostre regole. Valanghe di critiche e polemiche che hanno spinto anche le stesse federazioni e calciatori a prendere le distanze da queste parole.

Da qui la decisione di alcune nazionali di indossare una fascia arcobaleno per sensibilizzare la campagna contro la discriminazione di genere.

Fasce arcobaleno per i capitani vietate

Già prima del fischio d’inizio del primo match, però, c’è stata la prima decisione ufficiale che ha sorpreso: vietata la fascia “One Love” in sostegno alla comunità LGBTQ+ dalla FIFA.

Il massimo organo calcistico ha minacciato addirittura i giocatori che avessero voluto indossarla con sanzioni disciplinari come il cartellino giallo già ad inizio gara. Subito il dietrofront delle Federazioni che hanno desistito, non senza polemiche.

La squadra della Germania però non ha perso l’occasione di manifestare comunque il proprio dissenso: nella classica foto di rito pre-partita, l’intera squadra ha messo la mano sulla bocca. Una protesta forte contro la censura del Qatar sui diritti civili e sulla condizione dei lavoratori.

Pressioni anche sulla nazionale iraniana

Come sappiamo, in Iran da mesi ci sono movimenti di protesta che sono seguiti ad alcuni gravi episodi che hanno visto ancora una volta “colpite” le donne del Paese, generando disordine sociale e proteste sedate non pacificamente.

Anche in occasione dei mondiali gli Iraniani non hanno perso occasione di gridare al mondo il loro dissenso verso il proprio Stato.

A farsi portavoce di questa opposizione sono stati proprio i giocatori della nazionale iraniana. Questi, infatti, nella gara d’esordio non hanno cantato l’inno nazionale.

Tanti anche i tifosi provenienti dall’Iran che con slogan e striscioni hanno fatto sentire la propria voce al grido di “Woman Life Freedom”. Dopo questo episodio però la risposta del governo non si è fatta attende e ha minacciato direttamente i giocatori e le loro famiglie con “carcere e torture” secondo quanto riporta la CNN.

Dalla seconda competizione, infatti, la Nazionale ha cantato l’inno così come loro imposto.

USA vs Iran

Ma l’Iran è nuovamente protagonista a causa delle tensioni generate prima del match contro gli USA.

Si è trattato di una partita che ha risentito troppo della storia dei due Paesi e che ha portato fin da subito a tensioni e polemiche. A scatenare il tutto è stato un messaggio sui profili social della nazionale statunitense che ha inserito la bandiera iraniana senza lo stemma della Repubblica Islamica, mossa interpretata dall’Iran come offesa e segno di sostegno ai manifestanti.

Da Washington confermano infatti che tale decisione è stata presa come “sostegno alle donne in Iran che lottano per i diritti umani fondamentali”. Di conseguenza l’Iran ha minacciato di presentare un reclamo alla FIFA chiedendo l’esclusione degli USA dalla competizione. Ma alla fine è arrivato il campo a parlare e ha decretato la vittoria degli americani e l’eliminazione per la nazionale di Teheran.

Serbia vs Svizzera

Altra gara calda animata da motivi extracalcistici è stata quella tra Serbia e Svizzera. Insulti, gestacci e risse in campo hanno reso il match molto difficile da gestire per il direttore di gara. I motivi riguardavano la presenza di alcuni giocatori tra le file elvetiche di origine kosovara ostili alla Serbia. Questi non hanno in alcun modo tentato di nascondere la propria foga agonistica e non solo. L’allenatore della Serbia Stojkovic ha usato termini offensivi di discriminazione etnica contro alcuni Svizzeri in campo attraverso la parola “Shqiptare”: una connotazione fortemente razzista e discriminatoria. Insomma dietro al clima infuocato in campo c’è tutta le tensione che da anni ribolle nella regione dei Balcani.

Facciamo parlare il campo

I Mondiali di calcio hanno da sempre rappresentato l’incontro di culture differenti e proveniente da diverse parti del mondo che si mettono a confronto. Sono sempre stati l’occasione di unione, di festa, di gioia, di aggregazione sociale per eccellenza. E proprio quando inizia la partita tutte le chiacchiere, le tensioni, i pregiudizi andrebbero messi da parte. Perché l’unica cosa che dovrebbe contare è lo spettacolo in campo. Senza dietrologia, senza riferimenti alla politica, senza alcun tipo di pressione. Proprio in occasione dei Mondiali, il calcio diventa gioco universale. O almeno così dovrebbe essere…

Mario Di Donato

2 Responses

  1. Eh si, parliamo di calcio giocato, oggi è ancora più bello. Il giorno dopo la qualificazione del Marocco in semifinale, prima squadra africana ad approdare nelle prime quattro squadre di un mondiale di calcio. È stata la prima partita che ho visto, e pure sono un tifoso, ero arrabbiato per i motivi esposti nell’articolo. Ho tifato come se stesse giocando la mia squadra del cuore, alla fine della partita avevo la voce rauca. Poi ho riflettuto, ho letto quella vittoria come una ribellione, esattamente come sempre più spesso si sta ribellando la natura. Ho pensato, si sta ribellando anche l’umanità. La vittoria del Marocco, rappresenta il riscatto del continente martoriato, colonizzato, schiavizzato e umiliato da secoli. La vittoria dei deboli, dei poveri, di coloro che scappano dalle guerre, dalla miseria. E poi, in serata, la notizia della qualificazione della Francia, il colonizzatore di sempre, la semifinale sarà, Marocco – Francia. Sono andato a letto con la consapevolezza che le favole, i sogni, si possono avverare, bisogna crederci, bisogna rimanere se stessi, perseverare. E se la favola Marocco, finisse con il lieto fine…..

  2. Il Marocco non ha vinto la semifinale di calcio dei mondiali 2022. Non ha vinto la partita. Però, ha lottato, a tratti ha meritato, nei loro occhi si leggeva la voglia di vincere, hanno dato l’anima. E’ così che si vince, questa è la vittoria. Sedere sullo scranno più alto del podio, non significa aver vinto.

    ” La vittoria non è quando hai vinto. La vittoria è quando lotti per vincere. ” Raffaele Sposito

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *