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Le madri costituenti e i tre volti del meridione.

Il 2 giugno 1946 l’Italia venne chiamata a votare per scegliere fra la Repubblica e Monarchia. Fu, indubbiamente, un anno significativo anche perché per la prima volta l’Italia visse elezioni libere a suffragio universale maschile e femminile.   

Con il Referendum istituzionale la Repubblica prevalse con il 54,3% delle preferenze. Il 25 giugno 1946 si riunì in prima seduta, nel palazzo Montecitorio, l’Assemblea costituente incaricata di redigere una Costituzione per la neo Repubblica.

Su un totale di 556 deputati furono elette 21 donne.

Le madri costituenti erano rappresentanti dei diversi partiti presenti nel paese: 9 della Democrazia cristiana, 9 del Partito comunista, 2 del Partito socialista e 1 dell’Uomo qualunque.

Provenienti da tutta la Penisola, erano in maggioranza sposate e con figli (a testimonianza del fatto che l’impegno politico sia possibile con o senza famiglia) e ben 14 erano laureate. Si sono fatte strada partecipando attivamente alla Resistenza.

Tutte, con le loro capacità e la loro dedizione, segnarono l’ingresso delle donne nel più alto livello delle istituzioni rappresentative. Donne fiere di poter partecipare alle scelte politiche del Paese, in un momento decisivo per la società democratica. Pur tenendo fede alle posizioni dei rispettivi partiti politici, hanno cooperato con slancio a temi comuni, quali l’emancipazione femminile, la resistenza e la lotta clandestina, giungendo in Parlamento con un’esperienza dei problemi sociali che renderà particolarmente significativa la loro attività alla Costituente. Sarà proprio la loro passione ad abbattere tanti ostacoli e stereotipi che resero difficile, a quel tempo, la partecipazione delle donne alla vita diplomatica.

Su 21 di esse, siamo fieri di menzionare tre nomi del nostro Meridione:

Maria Nicotra Fiorini, nata a Catania il 6 luglio del 1913 in una famiglia di antica nobiltà siracusana. Svolse il suo impegno con grande interesse nella Croce Rossa, partecipando in seconda linea come crocerossina tra i partigiani. Per questa sua dedizione, le fu consegnata una medaglia al valore. Cattolica convinta, divenne dirigente della Gioventù femminile dell’Azione cattolica di Catania e, successivamente, entrò a far parte della commissione dell’Associazione cattolica lavoratori italiani, interessandosi soprattutto delle artigiane.

Il suo principale interesse era l’assistenza sociale, specialmente per le fasce più deboli della popolazione. Inclinazione che si riscontra anche durante tutto il suo mandato parlamentare. Infatti, ebbe più di un’occasione per far sentire la sua voce, non solo durante i lavori della Costituente (sottoscrisse un emendamento sostitutivo dell’art. 51 che, in prima battuta, apparse limitante per le donne tanto da richiedere un correttivo) ma anche durante i lavori sul disegno di legge relativo alla tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri, tema di un’importante battaglia per tutte le parlamentari.

Ottavia Penna Buscemi, nata a Caltagirone il 12 aprile 1907. Anticonformista, rivendicò la parità di genere e l’emancipazione femminile. Abbracciò l’ideologia del Fronte dell’uomo qualunque, fondato nel 1944 da Guglielmo Giannini. Partito considerato eccentrico e non facilmente classificabile nella nuova democrazia del dopoguerra.

Nel 1946, fu l’unica donna candidata alle elezioni del presidente della Repubblica, arrivando terza.

“…Ieri l’altro dovevamo compiere il nostro dovere di eleggere il provvisorio Presidente della Repubblica Italiana […]. La nostra scelta è caduta sull’onorevole Ottavia Penna Buscemi, unico deputato di sesso femminile del Gruppo Parlamentare de L’’Uomo Qualunque. Una donna colta, intelligente, una sposa,

una madre […]. L’aver scelto Ottavia Penna Buscemi costituisce per noi condanna di un mondo politico incancrenito, un omaggio alla donna italiana”. Fonte: Biblioteca del Senato.

Salvo eccezioni, intervenne raramente in aula, restando estranea ai sodalizi con le colleghe. Fu più presente nel campo della comunicazione pubblica, attraverso la corrispondenza con personalità politiche e gli interventi sugli organi di stampa. Nel corso di un comizio alle elezioni, sfidò le autorità di polizia: monarchica convita, collocò lo scudo regio nella banda bianca del tricolore.

Sicuramente una delle più inosservate e silenziose costituenti, donna per più versi appartata e controcorrente.

Vittoria Titomanlio, nata a Barletta il 22 aprile 1899. Quattro volte deputata per la DC. Per molti anni ha insegnato nelle scuole elementari, fatto associazionismo e prestato servizio nell’ambito cattolico. Venne nominata propagandista nazionale: compito che comportava muoversi per tutta Italia tenendo corsi e lezioni per lavoratori e lavoratrici. Si dedica alla formazione e all’assistenza dei lavoratori, soprattutto donne, rivestendo varie cariche all’interno delle associazioni e delle istituzioni prima di entrare nella vita parlamentare.

Nel ’36 fu nominata incaricata regionale per la Campania. Si deve il suo contributo alla tutela dell’autonomia regionale come espressione di libertà e democrazia e la pubblicazione da parte dei giornali delle rettifiche di notizie su persone di cui fosse stata lesa la dignità.

Nella sua lunga attività parlamentare (quattro legislature) ha fatto parte di diverse Commissioni permanenti: Lavoro, Emigrazione, Cooperazione, Previdenza e Assistenza sociale, Assistenza post-bellica, Igiene e Sanità pubblica; Istruzione e Belle Arti; Industria e Commercio, Artigianato, Commercio estero.

Muore il 28 dicembre 1988 a Napoli, dove è sepolta nel cimitero di Poggioreale.

Chiara Vitone

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