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In anni travagliati per l’economia italiana, soprattutto in seguito agli eventi irruenti che stanno mutando il panorama economico europeo, le speranze di riesumare un benessere economico erano azzerate. Poche sono le attività e i settori in continua crescita (tra questi non c’erano speranze di considerare musei e mostre) ,ancor meno le attività che beneficiano del cospicuo turismo nazionale.

Brillantezza

Eppure, tra queste spiccano i musei italiani che sembrano
essere all’apice del loro fermento grazie alle ragguardevoli visite e prenotazioni quotidiane. A confermarlo sono le statistiche aggiornate nello scorso mese. Queste pongono al primo posto nel mondo i musei vaticani di Roma con numeri di visite da capogiro: circa 5 milioni di visitatori nel corso dell’anno 2023.
In coda sono ben piazzati gli Uffizi di Firenze: vantano circa il 30% di incassi in più, guadagnandosi un posto tra i venti musei più visitati al mondo. Inaspettatamente e con grande orgogli, godono di grande prestigio anche i musei minori, situati in città più piccole ( Genova e Mantova, con circa trecentomila visite ai rispettivi musei di nicchia).

Riesumazione

Ciò che rende speciale questo traguardo inaspettato non è solo la riesumazione dell’interesse per l’arte che sembra essere rinato.
La preziosità sta nello squarcio alla monotonia che il flusso di turismo ha regalato al nostro paese a tratti in decadenza. È il lampo di vita, la giovialità, il piacere dato dalla consapevolezza che ancora persiste e cresce l’amore per la cultura. È l’interesse per ciò che è destinato a restare, trafiggendo la monotonia e le piaghe del tempo risoluto a cancellare ogni traccia. Sono le sensazioni suscitate da opere di altre epoche, tramandate da generazioni di umanità che si batte per lasciare la prova dell’immensa sensibilità. La preziosità sta che l’arte ancora coinvolge, con il suo fascino, migliaia di cittadini del mondo.

Naturalmente ci auguriamo che i numeri crescano sempre più a dismisura, proiettandoci l’immagine di una ripresa esponenziale, soprattutto ideologica e culturale.

Cristina Mongelluzzi

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