Categories:

L’Afghanistan, Stato di laghi immensi, dalle ampie montagne e larghe pianure, seminato da vie con numerosissimi bazar e da bambini che giocano serenamente insieme, senza pensieri e senza scarpe ai piedi, ha chiuso gli occhi con l’arrivo dei talebani.

Oggi, come tutti ben sappiamo la figura del talebano ha messo spalle al muro una popolazione intera con una delle armi più forti: la paura.

I primi sui diritti delle donne

L’Afghanistan in realtà vanta l’ottenimento di diritti a favore delle donne prima di qualsiasi altro Stato al mondo. Sotto la guida di Abdur Rahman Khan – discendente dei pashtun e fondatore dell’Afghanistan moderna – fu promossa la riforma per concedere alle donne il diritto al divorzio (in determinate circostanze) e innalzata l’età del matrimonio.

Il successore del fondatore aprì una scuola, la prima, esclusivamente femminile.

I leader locali, legati alla tradizione e fortemente conservatori, storsero il naso dimostrando disapprovazione ai cambiamenti sociali ed etici fortemente incisivi.

Nel 1919 le donne ottennero, per la prima volta nella storia, il diritto al voto, solo l’anno successivo fu concesso lo stesso negli Usa.

Le nuovi proibizioni favorirono ed andarono incontro al benessere delle donne: niente più matrimoni forzati, codici di abbigliamento e poligamia (non consensuale). Ma l’imposizione dei gruppi conservatori si mobilitò contro l’etica del nuovo governo, costringendo all’esilio Amanullah Khan (figlio del fondatore).

L’allontanamento della figura politica progressista frantumò ogni diritto acquisito fino a quel momento.

Il primo ministro al femminile

Poco tempo dopo, Mohammad Zahir tentò nuovamente nel progetto di ricostruzione della struttura liberale: le porte delle scuole e delle attività economiche si aprirono nuovamente alle donne. La Costituzione redatta nel 1964 riconcesse il diritto al voto integrando il diritto alla candidatura femminile: la prima donna eletta in Parlamento fu Kubra Noorzai, Ministro della Sanità pubblica.

Nel 1978 l’Afghanistan instaurò rapporti politici e commerciali con l’Unione Sovietica, azione che portò alla divisione della popolazione in due fazioni. Il comunismo si arenò alle idee politiche afgane che portarono all’uccisione del loro presidente per permettere la fioritura di una società giusta promossa dall’uguaglianza di genere.

Cinque anni dopo fu firmata la Convenzioni dell’ONU per l’eliminazione della discriminazione contro le donne. Gli anni Novanta segnano, in principio, alte percentuali di donne come insegnanti (70%), impiegati e studenti (50%) e medici (40%).

Fotografia scattata tra le mura scolastiche di Kabul di @thereshtin

L’instabilità e i nuovi divieti

La classe conservatrice è tutelata dagli Stati Uniti che decidono di sfruttare la situazione finanziando con armi i guerriglieri (o mujaheddin) contro la resistenza sovietica.

Con il successivo ritiro delle truppe sovietiche, la popolazione non ha neppure il tempo di tirare un sospiro di sollievo: inizia così la guerra civile tra mujaheddin e le potenze tribali.

Le donne devono vedersi sottratte, per l’ennesima volta, i loro diritti impartiti dagli estremisti religiosi.

Viene obbligato il rispetto della mahram, l’obbligo di essere accompagnate da un parente maschio. I divieti imposti interessano anche i bisogni di carattere primario: farsi curare da un medico maschio, non accompagnate, non è più possibile. Inoltre la criticità è intensificata dalla diminuzione di personale femminile all’interno della sanità.

Segue la negazione del diritto di parlare in pubblico ad alta voce ed imposto l’uso del busqua.

Ma le restrizioni non si fermano qua, le donne che abitano al primo piano devono coprire le finestre in modo che la loro presenza non venga vista da chi è di passaggio nei pressi dell’abitazione.

Tutto ciò che riguarda la sfera pubblica e sociale è limitato: praticare sport, scattare foto in posti pubblici, frequentare ristoranti, andare in bicicletta, motocicletta anche in presenza di mahram.

L’Afghanistan e le donne nel nuovo millennio

Ma a seguito dell’11 settembre 2001, nuovi segnali vengono mossi dalla Conferenza di Bonn ove le Nazioni Unite si impegnano all’instaurazione della Repubblica Afgana presidenziale. Nasce nuovamente un Ministero per gli affari femminili per la promozione di diritto e del progresso della figura femminile. La mancata applicazione delle clausole ai tavoli dei tribunali ha reso inaccessibile il rispetto ed i provvedimenti previsti dalle leggi.

Otto anni dopo vengono definiti 22 tipi di violenza, fino a quel momento non riconosciuti: stupro, percosse, matrimonio forzato, è vietata l’acquisizione di proprietà delle donne e promosso il diritto all’istruzione.

Le donne possono nuovamente partecipare alla vita sociale pubblica.

I gruppi conservatori, beneficiando dell’insoddisfazione dell’assistenza su Kabul, l’insicurezza e la corruzione iniziano a esporre discorsi che sottolineavano come solo le donne dei centri urbani beneficiassero di diritti a differenza delle donne delle periferie rurali soffrissero della disuguaglianza di genere.

Agosto 2021: una data chiave

Gli squilibri politici portano i talebani ad impossessarsi degli uffici di Stato, imponendo l’ingresso immediato del loro potere imposto. È il 15 agosto 2021.

Tutti gli sforzi e le conquiste raggiunte nel corso dei decenni sono stati frantumati nel giro di poco tempo.

La politica si può affermare che abbia un ruolo molto importante ma il punto essenziale è che il riconoscimento di qualsiasi diritto prima di essere approvato dal governo, deve entrare nelle corde sociali e non creare squilibri o dissensi.

Ma questo discorso non si può compiere ad oggi: il movimento talebano sta prosciugando ogni risorsa del meraviglioso territorio afgano, tappando gli occhi alle nuove e future generazioni, mettendo in ginocchio intere famiglie, città e comunità.

Donne di Kabul di @thereshtin

Elena Zullo

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *