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La Sardegna e i trasporti su rotaia sono due universi paralleli. Chi prenderebbe un treno da Sassari a Cagliari che impiega tre ore di tempo quando potrebbe avere un’alternativa più veloce come un comodo BlaBlaCar? La risposta è nessuno, o meglio, nessuno che abbia un’altra scelta. Tra i tanti problemi che affliggono la Sardegna uno dei più importanti sono i trasporti. Non soffermiamoci sul grande disagio di non essere collegati allo stivale via terra. L’intento di chi scrive è quello di approfondire un problema apparentemente risolvibile ma che pare insormontabile: i trasporti su rotaia.

Un divario paradossale

Il gap con la media nazionale delle reti ferroviarie è impressionante. Analizziamo qualche numero: la Sardegna non ha un metro di linee elettrificate contro una media nazionale del 72%. L’elettrificazione gioverebbe non solo alla velocità ma anche all’ambiente, dato che pressoché tutti i treni sardi vengono alimentati a diesel. La stessa diffusione della rete ferroviaria nella regione è paradossale: 18 chilometri di linea ferroviaria ogni mille chilometri quadrati, la media italiana è di 56 chilometri per mille chilometri quadrati. Questo significa che i treni si incrociano solamente nelle stazioni e che i tempi di percorrenza si allungano a dismisura. Nel resto del Paese il doppio binario è presente nella metà delle reti. L’alta velocità sembra un’utopia, i binari sono troppo vecchi e inadatti per ospitare treni così veloci.

Cosa fanno le istituzioni per i trasporti sardi

Ma vediamo che ne pensa il Mims (Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili).

Nel suo documento, il Mims annovera un focus dedicato solo alla Sardegna. “La rete ferroviaria della Sardegna comprende linee che si sviluppano per un totale di oltre 1.000 km di lunghezza, di cui circa 427 km a scartamento ordinario (1.435mm) e oltre 600 km a scartamento ridotto (950 mm)L’esercizio dell’attività ferroviaria nell’isola è gestito da due società: RFI (Rete Ferroviaria Italiana) che gestisce le linee ferroviarie a scartamento ordinario che compongono la rete principale dell’isola e ARST S.p.A. (Azienda Regionale Sarda Trasporti) – azienda di trasporti interamente partecipata dalla Regione Autonoma della Sardegna – che è competente per le tratte a scartamento ridotto. […] Il diverso scartamento – spiega il ministero – condiziona la competitività del vettore ferroviario perché le due reti sono non integrate e quindi di fatto isolate. Su di esse non è possibile effettuare servizi che coinvolgano entrambe le infrastrutture in continuità, ma occorre prevedere una cosiddetta rottura di carico: infatti, i convogli che circolano su di una rete non possono circolare sull’altra rete a scartamento diverso, ne consegue che i viaggiatori che effettuano relazioni che interessano entrambe le reti devono scendere da un primo convoglio, attendere in stazione e poi prendere un secondo convoglio”.

Una precisazione: la principale differenza tra scartamento ridotto e ordinario risiede nella diversità della distanza dei binari, in quello ordinario è di 1453 mm, in quello ridotto è di 950 mm. Per questo motivo è necessario cambiare treno. Il Ministero è dunque consapevole degli enormi disagi che una rete ferroviaria obsoleta comporta.

Un’occasione mancata

La salvezza per questa situazione disastrosa sembravano i fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Gli appelli del governatore Christian Solinas sono stati pressoché ignorati dal governo centrale. Questi fondi sono stati stanziati dall’Europa soprattutto con lo scopo di colmare il divario infrastrutturale ed economico tra il nord ed il sud del Paese, ma verranno invece investiti per migliorare ulteriormente reti ferroviarie che sono già decisamente più avanzate di quella sarda. La motivazione di questa scelta da parte del governo centrale risiede nel fatto che le regole del Pnrr sono tassative e prevedono l’ultimazione degli interventi entro il 2026. È già impensabile rispettare questa scadenza per migliorie come il doppio binario e l’elettrificazione della rete, figuriamoci accorciare i tempi di percorrenza tra il nord ed il sud dell’isola. Il deficit più grande dei collegamenti interni riguarda proprio le città principali, ovvero Cagliari, Olbia e Sassari. I tempi che il viaggio comporta sono biblici, per non parlare del fatto che molto spesso i viaggiatori che devono raggiungere le due principali città del nord Sardegna sono costretti a cambiare treno alla fermata Ozieri-Chilivani, tanto che la frase “A Chilivani si cambia” è diventata ormai un detto tra i sardi.

Una situazione inaccettabile per i trasporti in Sardegna

Chi gioverebbe di una rete ferroviaria adeguata ai tempi e non ferma agli anni ’40? Tutti, dal sardo che viaggia per motivi di lavoro o studio al turista che vuole esplorare diverse parti dell’isola. Si potrebbe pensare che questi investimenti siano sprecati per un numero ridotto di popolazione, ma se fosse anche la mancanza di servizi una delle cause dello spopolamento dell’isola? È impensabile che nel 2022 una persona debba impiegare due ore e trenta per percorrere la distanza Cagliari – Sassari, quando una distanza maggiore tra Roma e Napoli viene percorsa in un’ora. Si ritiene che sia poco conveniente investire sui sardi? Investiamo sui turisti che fanno triplicare la popolazione in estate e non solo. L’importante è porre rimedio ad una situazione non più sostenibile. Questo è il risultato di politiche regionali poco incisive che non hanno saputo far sentire la propria voce in Parlamento. A farne le spese è per l’ennesima volta un popolo che sembra dimenticato dalla politica locale e nazionale. Non basta più l’indignazione e parole al vento, servono fatti concreti.

Alessandra Cau

One response

  1. Mamma mia, tutto vero. Ho letto bene….ancora oggi nessun metro di linee elettrificate. Ho fatto l’esperienza in treno nell’estate del 1988, da Cagliari a Sassari per raggiungere Alghero ( SS ) e il treno era alimentato a diesel. Snobbammo il pullman, avevamo gli zaini da campeggio, sacchi a pelo, pensammo il viaggio in treno fosse più comodo. Fu uno strazio, non esisteva aria condizionata, viaggiava lento, un caldo esagerato. Non sapevo che nel 2022 ancora tutto come 34 anni fa, veramente dispiaciuto, amo troppo quella terra. Al ritorno viaggiammo in pullman, più comodo, il percorso Sassari – Cagliari era una strada statale, sembra di ricordare che fosse come l’autostrada principale dell’isola. L’anno successivo avevo conseguito la patente, comprato la mia Renault 4 di colore rosso, ci siamo ritornati, stavolta con la mia amata macchina, accompagnati dalla musica rock, dal reggae, dal metal, per rivedere le amiche di Fertilia ( SS ) conosciute l’anno prima. Questo viaggio mi fece conoscere la vera Sardegna, facemmo il giro dell’isola, da ovest a nord, passando ad est e ritorno al sud. Giuro di aver visto dei posti inaccessibili incantati, natura allo stato brado, mari e monti sembravano spuntati il giorno prima. Quanti ricordi, amo la Sardegna e i sardi, un colpo al cuore sapere di questo abbandono politico, perché……E’ notizia di oggi che, all’università di Cagliari si è staccato un pezzo del soffitto di un aula. Abbandono su abbandono, però ci ritornerò, l’ho già promesso troppe volte ai miei figli, giuro che li farò viaggiare in treno con la speranza che non ci sia connessione!! Ringrazio chi ha scritto l’articolo, sono ringiovanito di ben 34 anni. Ti amo Sardegna

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