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Anche in Italia i luoghi simbolo dell’economia circolare dove volontari riportano in vita oggetti in disuso

Nei tempi passati riparare era la regola, ora invece è quasi l’eccezione. Il mondo è marchiato da un profondo consumismo di massa e parole come aggiustare, sistemare o riusare echeggiano quasi in modo bizzarro e strano nelle nostre menti.

Fortunatamente il diritto a riparare il bene deteriorato si inserisce nella nuova forma mentis della cosiddetta Economia Circolare o “rivoluzione indispensabile” che progressivamente si sta contrapponendo ai sistemi economici più potenti e sta attirando l’attenzione mondiale. Per l’Economia Circolare il rifiuto in quanto tale non esiste: qualsiasi scarto, se non può tornare biologicamente alla terra, deve essere reinserito nel circolo produttivo.

Come sappiamo, la società contemporanea, fatta di trasformazioni e progressi, ogni giorno “regala” enormi sprechi, non senza gravi impatti sull’ambiente.

Ed ecco che si stanno diffondendo i Repair Cafè.

Che cosa sono i Repair Café?

Si tratta di luoghi in cui è possibile riparare di tutto grazie ai volontari che offrono le proprie competenze, attrezzi, si scambiano idee, consigli ed esperienze con l’obiettivo comune di lottare contro lo spreco, incentivare il riuso e il riciclo e rafforzare la coesione sociale. Artigiani, amanti del “fai da te”, esperti di informatica, tutti sono i benvenuti all’interno dei Repair Café

Le categorie di prodotti che si possono riparare sono molteplici: dagli elettrodomestici a smartphone, tablet, strumenti da lavoro elettrici fino a biciclette, tricicli e ancora giocattoli, scarpe, accessori d’abbigliamento. Insomma, in generale tutto ciò che accompagna la nostra quotidianità.

Come è nata l’iniziativa?

L’idea di dare vita a queste officine del riuso nasce da una semplice domanda: perché sostituire il vecchio o il rotto con un nuovo acquisto se può essere aggiornato o sistemato?

Tutto parte nel 2009, quando Martine Postma, dopo la nascita del suo secondo figlio si rese conto di quanti oggetti venissero buttati, nonostante potessero essere utili a qualcun altro. Così decise di utilizzare il Fijnhout Theatre, un teatro nella zona ovest di Amsterdam, per dare la possibilità alle persone di mettere a disposizione le proprie competenze per riparare oggetti, al fine di dargli una seconda vita.

L’idea fin da subito riscosse un forte successo, tanto che lo stato olandese a distanza di qualche mese, quando le iniziative si moltiplicarono, decise di finanziare il progetto creando la Repair Café Foundation, un’organizzazione che ha come leader proprio la Postman.

Dove si trovano i Repair Café?

La maggior parte dei Repair Café sono distribuiti nei principali Paesi Europei. Oltre che in Olanda, Germania, Francia, Inghilterra negli ultimi anni sono approdati anche negli Stati Uniti e Canada. In Italia, purtroppo, sono ancora poco diffusi e presenti prevalentemente nelle regioni del Nord. Tra i più conosciuti ricordiamo: Repair Café Venezia, Aggiustatutto Repair Cafè Roma, Repair Cafè Rusko Bologna, Lab Barona Milano e grazie a un progetto di crowdfunding – sta nascendo anche il Repair Café Napoli.

Curiosità e socialità

I Repair Cafè rappresentano una vera e propria officina sociale che promuove l’ecologica nella prospettiva di un ritorno ad uno stile di vita compatibile con l’ambiente, ma allo stesso tempo favoriscono la socialità ponendosi come veri e propri spazi fisici volti a sostenere l’incontro, la comunicazione e la collaborazione tra i soci.

Un altro aspetto importante da considerare riguarda lo scambio culturale tra generazioni e culture. I laboratori, i lavori e le attività proposte stimolano la creatività e l’immaginazione non solo degli adulti ma anche dei bambini di ogni età che insieme danno nuova vita a oggetti di ogni tipo.

Repair sta per riparare, Cafè sta per incontro: unione tra valorizzazione dell’artigianalità e amicizia.

Questa iniziativa disegna un esempio virtuoso che nasce dal basso e potenzialmente potrebbe portare ad un cambiamento positivo per la società e soprattutto un futuro più sostenibile.

E tu ne hai mai sentito parlare?

Loredana Zampano

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