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Per un’Italia che in questi giorni sceglie tra mare e montagna ce n’è un’altra a cui è stata tolta la possibilità di fare affidamento “semplicemente” su una casa ed un lavoro. Questa parte di Paese è purtroppo sempre più grande ed è formata dai cosiddetti “nuovi poveri”.

Un’etichetta che non riesce da sola a rendere l’idea del fenomeno della povertà in Italia, vista da molti come un qualcosa di lontano, di estraneo.

Invece, se si analizza a fondo la questione, si scopre che le persone che non possono permettersi nemmeno di mangiare o di dormire sono sempre più spesso nostri connazionali, donne e uomini che chiedono di vivere, “solamente” vivere.

Tra i “nuovi poveri” ci sono sempre più italiani

Spesso commettiamo l’errore di attribuire la condizione di povertà ai soli extracomunitari. L’essere “povero” sembra quasi un’esclusiva di coloro i quali provengono dalle zone più dimenticate del mondo. Questo ragionamento è una sorta di sillogismo automatico radicato da tempo nel pensiero comune ma che sarebbe l’ora di sfatare, se è vero che le cose cambiano e, a volte, in peggio.

Iniziamo a constatare, ad esempio, che le file alla Caritas in attesa di un pasto caldo o di coperte sono ingrossate sempre più da ragazzi come noi che sognavano “soltanto” di lavorare. Entriamo nell’ottica che viviamo in un Paese, e più in generale in un Pianeta, che sceglie consapevolmente di sacrificare a poco a poco una fetta di popolazione per pure esigenze economiche.

Quando i “signori del mondo” si accorgeranno che la Terra è formata da persone e va avanti solo grazie a queste, forse sarà troppo tardi.

Comprensibile è che un discorso simile possa apparire eccessivamente distopico. Sembrerà inopportuno portarlo all’attenzione nel periodo dell’anno dedicato alle vacanze, quindi allo svago e al divertimento, a tutto ciò che è positivo.

A maggior ragione simili considerazioni vanno fatte in questi momenti. Raccontarsi la favola che tutto vada bene pur sapendo che non è così è un esercizio distorto che la nostra mente farebbe bene ad accantonare.

A cosa pensare, dunque, in questi giorni di vacanza accanto al dilemma di mettersi o meno la crema abbronzante? Beh, “semplicemente” alla realtà che ci circonda.

Questa ci dice che in Italia, secondo i dati Istat del 2021, si registra il massimo storico di persone che vivono in “povertà assoluta”. Tradotto in maniera nuda e cruda significa che 5,6 milioni di persone “vivono” per strada. Se analizziamo il dato relativo ai nuclei familiari non va di certo meglio; 1,9 milioni sono le famiglie che non riescono a vivere dignitosamente.

I “nuovi poveri”, ecco chi sono

Prendendo in esame poi le fasce d’età, vediamo come ad essere definiti “nuovi poveri” sono naturalmente i cittadini tra i 35 e i 64 anni, quelli che dovrebbero avere un’occupazione stabile. Il tasso d’incidenza recita anche un significativo 11% nei giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni e un aumento del tasso di povertà assoluta tra i minori.

Una problematica così seria fa osservare inoltre dei picchi diversi a seconda del genere e della condizione familiare delle persone. Ad esempio, le donne sono più a rischio, così come i single in generale.

Il fondo non è stato ancora toccato visto che, a fronte di un’inflazione record derivante da note e tristi vicende che stiamo affrontando, per il prossimo anno si stimano circa un milione di poveri assoluti in più.

Non girarsi più dall’altra parte

Naturale pensare ad altro in pieno agosto, almeno nella testa di chi è fortunato a poter pensare ad altro. Ma bisogna anche entrare nell’ottica che un problema riguardante così tante persone in questo Paese è diventato tanto grande perché troppe volte abbiamo voluto far finta di non ascoltare chi chiedeva aiuto. Troppe volte, insomma, abbiamo preso le “ferie”!

Non spetta certo a noi risolvere una piaga sociale, economica e civile così complicata. Ma iniziare quantomeno a parlarne, ad accettare l’idea che quell’altra Italia esiste e sta crescendo a dismisura, è un’abitudine che dovremmo prendere.

Solo così potremmo sperare di costruire pian piano una catena capace di dare un calcio all’indifferenza, fino ad arrivare ad emettere un unico potente urlo che possa aprire bene le orecchie dei governanti.

Magari un giorno questi ultimi, impegnati oggi nell’ennesima sterile campagna elettorale, si adopereranno affinché ognuno possa considerarsi a pieno titolo “vivo”. Allora sì che sarà “estate” per tutti.

Felice Marcantonio

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