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Quando il cittadino non ha fiducia nelle Istituzioni, cresce l’allarme

Da un po’ di anni ormai assistiamo ad un aumento di casi di violenza privata. Sempre più spesso la voglia di rimediare ad un torto subito prende il sopravvento sul buonsenso e sulla legge. Legge, appunto, che in molti considerano distante e troppo lenta da poter risolvere le controversie in tempi ragionevoli. Da qui parte la nostra riflessione che evidenzia come siano sempre più diffusi in Italia episodi di “giustizia
fai da te
”.

Casi recenti di “giustizia fai da te”

Una delle ultime notizie che è balzata agli onori della cronaca riguarda un padre che ha direttamente picchiato l’aggressore e molestatore della figlia in provincia di Milano. La ragazza, che si trovava nel bar dove lavora, era stata prima infastidita da un uomo nel locale che successivamente, alla fine del suo turno, l’ha seguita per poi palpeggiarla. Scossa, la vittima ha chiamato il padre che, accecato dalla rabbia, senza
nessun freno si è scagliato contro l’aggressore. Solo l’intervento dei passanti ha evitato il peggio.

Caso, purtroppo, analogo è accaduto lo scorso Agosto a Bologna ai danni di una ragazzina di 12 anni violentata dal vicino di casa. Anche qui, il padre della vittima è intervenuto e ha picchiato selvaggiamente l’uomo fino all’arrivo della polizia.

Altre volte, poi, si è parlato di “abuso di legittima difesa” per coloro che subendo un qualsiasi tipo di torto hanno optato per “il ripagare con la stessa moneta”, se non peggio. Si pensi al caso del gioielliere Mario Roggero che nell’Aprile del 2021 sparò e uccise due rapinatori.

Senza dimenticare Fabio Di Lello che nel 2017 sparò con 3 colpi a Italo D’Elisa, responsabile della morte di sua moglie Roberta.

“E’ colpa del sistema che non funziona” lamentano in molti

Statisticamente, in ambito comunitario l’Italia è agli ultimi posti per quanto riguarda la rapidità delle controversie civili. Secondo l’ultimo rapporto della Commissione per l’efficacia della giustizia del Consiglio d’Europa (CEPEJ), la quale si basa sui dati del 2018, la posizione del nostro Paese è addirittura peggiorata nel corso della pandemia. Inoltre, secondo il Fondo Monetario Internazionale, la lentezza dei processi e la diffusa inefficienza della giustizia ha contribuito a ridurre gli investimenti nel nostro Paese e ha creato ostacoli per l’attività d’impresa.
Nonostante questo quadro negativo, i dati dal 2014 registravano un miglioramento interrotto poi dal Covid e dalla chiusura di tribunali e uffici giudiziari.
Il PNNR, tra l’altro, prevede anche una riforma della Giustizia che modifichi le modalità di svolgimento del processo civile e penale, snellendo il più possibile la durata media che dovrà passare dai 2512 giorni del 2019 ai 1507 del 2026.

La cosa che fa anche riflettere è che differenze in questo ambito si riscontrano anche tra le nostre regioni. Da Nord a Sud i tempi si dilungano progressivamente; secondo gli studiosi, ciò è dovuto sia alle diverse dotazioni di risorse dei tribunali sia alla diversa organizzazione del lavoro all’interno dei tribunali.

Dall’analisi emerge un quadro preoccupante. “Giustizia ritardata è giustizia negata”, affermava Montesquieu. Il lento scorrere del tempo non può far altro che aumentare il senso di frustrazione, portando purtroppo sempre più persone a non rivolgersi a chi di dovere.

Carmela Fusco

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