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“Non vi è dubbio che l’alta e infuocata atmosfera ideale, in cui Giuseppe Verdi respirò e compose, sia quella che sogliamo dire romantica. […] Con impulso libero e nuovo potenziava in sé i sentimenti fondamentali dell’animo umano. […] Quella musica, fatta di passione ardente, di alta malinconia, di realtà straziante e speranze inestinguibili, andando da popolo a popolo, diceva nel mondo: «io sono l’Italia». “ (Carlo Calcaterra)

Torna, come antica consuetudine, purtroppo bloccato da due anni di pandemia, il Festival Verdi a Parma, Fidenza e Busseto ( https://www.teatroregioparma.it/festival-verdi-2022/ ), con tre opere in forma scenica, di cui due nuovi allestimenti, manifestazione che si propone di riportare le sue opere alla volontà, al pensiero e al dettato musicale originale, affiancando a questi aspetti la sfida sul teatro di regia.

Il Festival è stato fondato a metà degli anni ottanta ed ha avuto luogo fino al 1993. Nel 2001 è stato reintrodotto in occasione delle Celebrazioni Nazionali del Centenario Verdiano e proposto annualmente nel periodo tardo-primaverile; dal 2007 va in scena tra settembre e ottobre.

E non solo musica: in occasione del Festival è possibile anche percorrere un tour gastronomico.

Ma chi è stato Giuseppe Verdi?

Originario di Roncole di Busseto, in provincia di Parma, Giuseppe Verdi  nacque il 10 ottobre del 1813 da una famiglia benestante; spinto dalla passione e incoraggiato dalla famiglia , Verdi studiò musica fin da piccolo, si trasferì a Milano in cui provò ad iscriversi al conservatorio dove, tuttavia, non fu ammesso a causa del superamento del limite di età e della scorretta postura delle mani nel suonare.

Nonostante ciò continuò a coltivare la passione con incredibile talento, diventando così maestro a Busseto, luogo in cui costruì la sua famiglia .

Col tempo, egli maturò sempre di più la sua eccellente dote, dando vita a opere e componimenti che divennero famosi in tutto il mondo, dal teatro all’opera, fino all’apice della carriera, che raggiunse soggiornando a Parigi.

Compose diverse opere liriche, tra cui: Oberto , Nabucco, Ernani, Macbeth, I Due Foscari, Il Corsaro, Aroldo e molte altre innumerevoli opere , fino a comporre musica sacra per cori e orchestre e melodrammi come Luisa Miller, Stiffelio e Rigoletto.

Verdi non si arrese mai ,ed è grazie alla tenacia e al forte desiderio di liberare la sua più grande passione che oggi è considerato un vero e proprio genio italiano e mondiale .

La trilogia di Verdi più polare è composta da Rigoletto, Trovatore e Traviata , e le opere più conosciute restano quelle ispirate a Shakespeare, quali Otello e Falstaff; l’opera di Verdi più apprezzata in assoluto fu, senza ombra di dubbio, il Nabucco, che nel 1842 debuttò alla Scala, replicata cinquantasette volte e portata in tutto il mond a Vienna , Lisbona , Barcellona , New York, Parigi , Buenos Aires e non solo .

Dovette lottare per lunghi anni contro la censura , ma alla fine grazie alla sua musica riuscì non soltanto ad arricchirsi notevolmente, ma ottenne numerosi premi e riconoscimenti per esempio da Napoleone III, Francesco Ferdinando e dal kaiser Guglielmo I di Germania.

L’opera di Verdi replicata al Festival 2022: il Rigoletto

Ebbene si, quest’anno l’opera scelta è proprio una della popolare trilogia.

 Appena si cita Verdi subito risalta in mente un solo verso di una specifica aria de Il Rigoletto: “La donna è mobile”. Si tratta di un brano del terzo e ultimo atto del melodramma cantato dal Duca di Mantova, il quale esprime tutto il suo disappunto e il suo disprezzo verso il genere femminile.

Nello specifico il brano è composto da quattro terzine, di cui i primi due versi sono dei quinari semplici mentre l’ultimo è un quinario doppio.

La donna è mobile

Qual piuma al vento,

Muta d’accento – e di pensiero.

Sempre un amabile,

Leggiadro viso,

In pianto o in riso, – è menzognero.

È sempre misero

Chi a lei s’affida,

Chi le confida – mal cauto il core!

La prima terzina è caratterizzata da una similitudine: la donna viene paragonata ad una piuma che, mutare del vento, cambia direzione. In questa terzina il duca di Mantova rimprovera la leggerezza, a tratti la superficialità, del genere femminile. Nella seconda strofa, il viso della donna è descritto sempre amabile sia quando è caratterizzato dal pianto che dal riso, ma questa sua spiccata bellezza è sintomo di menzogna. E’ come se il duce stesse avvertendo l’uomo di non fidarsi un viso che, seppur apparentemente bello, è menzognero. Infatti, colui che decide e sceglie di affidarsi a lei è misero, perché già sa che non dovrebbe ma non riesce a non farsi cullare da lei.

Dario Del Viscio

Giusy Pannone

Isabella Cassetti

One response

  1. Dal 2009 è stato aperto il museo nazionale di Giuseppe Verdi, si trova a Busseto in provincia di Parma. Sono custodite scenografie, tessuti, dipinti e musiche di Verdi. Nel 2013, anno del bicentenario, approfittando di una visita a mio fratello che abitava ancora a Parma, l’ho visitato e proprio in quell’anno il museo era stato integrato di altre funzioni e spazi didattici per scuole e conservatori. Consiglio a tutti di visitarlo perché come recita l’articolo: un “GIGANTE”, facile sentirti piccoli al cospetto di un’infinita cultura.

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