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Esce “Schegge”, il quarto album in studio di Giorgio Poi e fissa l’asticella ad un livello superiore della sua produzione musicale.

Sono nel mio bar di fiducia come ogni mattina quando torno qualche giorno nel mio paesino, c’è confusione nel locale, tanta gente entra per un caffè veloce e una chiacchiera prima di tornare a lavoro.

Negli altoparlanti passa una radio nazionale, per deformazione professionale l’orecchio va automaticamente a sintonizzarsi lì. Sento una voce particolare, acuta nel registro, ma morbida nell’espressione, un’atmosfera che non appartiene al classico singolo radiofonico. Ciò che mi sorprende di più è che anche altri clienti appena entrati, pur non essendo interessati, volgono lo sguardo al televisore senza capire bene perché e rimangono fermi qualche secondo. Trovo che la musica di un certo livello, seppur di un genere lontano, contenga quella magia che cattura l’attenzione anche del più disattento o disinteressato. Il singolo in questione si intitola Uomini contro Insetti, il cantautore è Giorgio Poi, un nome che sicuramente avrò già letto senza mai approfondire, forse troppo inondato da tutta la musica che viene pubblicata ogni giorno. Ciò che salta subito all’orecchio, oltre ad una voce così acuta quanto educata, è l’incredibile gusto ed equilibrio in ogni brano fin dal primo album, dove la musica guida il testo e il testo guida la musica alla perfezione. Nel corso dei tre album che precedono il nuovo uscito “Schegge” non esistono brani di serie B o meno incisivi o caratterizzati rispetto ad altri, ognuno con meno di dieci tracce, ma quelle giuste, quelle che servono ad esprimere tutto ciò che c’è nell’anima di Giorgio Poi e azzardo dicendo che è addirittura più di quel che mostra. Cito a memoria dal passato Solo per Gioco, Vinavil, Giorni Felici, i Pomeriggi, ma l’intero Schegge rappresenta uno snodo che porta la produzione a un livello superiore sotto tutti gli aspetti.

Oltre alla già citata “Uomini contro insetti”, ciò che rimane è l’incredibile omogeneità di scrittura che abbraccia tutto l’album, la cura negli arrangiamenti che diventano una culla per il fluttuare della voce delicata di Giorgio Poi.

Avrò la possibilità di ascoltarlo dal vivo a Bruxelles e sicuramente approfondirò prossimamente la carriera di questo artista così completo. Per il momento uno degli album più interessanti del 2025.

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