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“Oggi resto a casa, ho dei crampi atroci”,

“Recupererò la lezione domani, ho un mal di pancia assurdo”, 

“Ho il ciclo, non riesco ad alzarmi”. 

Spesso la sintomatologia del ciclo mestruale rappresenta un taboo, così come altre problematiche riguardanti la sfera femminile. Non sorprende che l’atteggiamento quasi indifferente nei confronti di queste tematiche sia stato tramandato sin dall’antichità. Basti pensare che nella Grecia del V secolo le mestruazioni erano viste come residui di cibo non ingerito a sufficienza e che la donna, non avendo abbastanza forza vitale come l’uomo, non potesse trasformarlo in sperma. Addirittura, nel Medioevo, il sangue mestruale era tossico, spesso associato al malocchio e si sconsigliava di avere rapporti sessuali perché c’era più rischio di ammalarsi. 

Dunque, a concezioni radicate, ad oggi il dolore mestruale rappresenta una condizione fisiologica ma pur sempre limitante. Ma fino a che punto lo è realmente? 

La mestruazione è una conseguenza dello sfaldamento dell’endometrio, mucosa interna dell’utero, il quale sotto funzione ormonale si era inspessito e preparato ad accogliere l’ovulo fecondato. Non avvenendo la gravidanza, l’endometrio si sfalda e fuoriesce. A livello fisiologico è manifestato con serie di sintomi chiamati dismenorrea. La dismenorrea primaria è anche detta fisiologica, dovuta alle contrazioni dell’utero che stimolano la produzione di prostaglandine e da queste si avvertono i dolori. 

Ma ad oggi è opportuno fare una distinzione. 

La dismenorrea primaria comprende sintomi che possono comparire, nella maggior parte dei casi, qualche giorno prima delle mestruazioni ed essere accompagnati da emicrania, mal di schiena, diarrea o stitichezza. In genere compare un anno dopo la prima mestruazione e scompare con la prima gravidanza. E fin qui è bene concepire il dolore mestruale come “normale”.

Se ne distingue una secondaria, causata da patologie ginecologiche quali endometriosi, fibromi uterini, cisti ovariche ed altre. In questo caso i dolori sono molti più forti, spesso accompagnati anche da perdite di sangue tra una mestruazione e un’altra, per cui occorrerebbe chiedere supporto medico.

Questa condizione è tutt’altro che normale.

Endometriosi

In questo caso l’endometrio, acquistando una notevole capacità adesiva e a causa delle contrazioni uterine, raggiunge l’esterno dell’utero. Può interessare una donna menarca o accompagnarla fino alla menopausa. Inoltre, si è pensato a causa immunologiche. Il punto è che è una malattia invalidante durante il ciclo mestruale, durante i rapporti sessuali, durante la vita quotidiana, come potrebbe essere una probabile causa di infertilità. Vi sono vari trattamenti, basati su progestinici o altri più invasivi, fino all’intervento chirurgico. 

Image: luce.lanazione.it

Sindrome dell’ovaio policistico

Caratterizzata da un’alterazione del ciclo mestruale. Le donne che ne soffrono possono avere le ovaie ingrossate o meno e\o caratterizzate da cisti follicolari. Inoltre, caratteristica è l’’assenza di ovulazione associata ad un aumento degli androgeni per cui alcuni sintomi comprendono anche irsutismo, acne. 

Image:http://www.casalute.it

Al di là del ciclo mestruale: la vulvodinia

Spesso non classificiata neanche come tale, con il termine vulvodinia si intende un disturbo descritto come bruciore persistente all’ingresso della vagina e nella zona vulvare (esterna), senza che vi siano segni o lesioni. Può capitare a qualsiasi età e anche per questa la diagnosi risulta difficile. La terapia spazia tra modifiche del proprio stile di vita ai farmaci, alla fisioerapia e psicoterapia. 

Questi tre disturbi sono accumunati da un forte disagio femminile, sia psicologico che fisico, che spesso resta all’oscuro.  C’è ancora la tendenza a minimizzare una sintomatologia che non rispecchia una situazione normale. E’ bene quindi sfatare il mito che il dolore mestruale sia sempre una conseguenza di un qualcosa di funzionale, perché molto spesso non lo è. Esiste una soglia che di norma non dovrebbe essere superata. Siamo macchine biologiche ma non controllabili se non dalla natura stessa, quale ha la capacità e compito di informarci qualora il meccanismo subisca qualche intoppo. Perché non ascoltarla?

Image: http://www.curepavimentopelvico.it/vulvodinia/

Riguardo il congedo mestruale

Il congedo mestruale consiste nell’assenza giustificata dal lavoro per tre giorni al mese di cui le donne con ciclo doloroso dimostrato clinicamente. Quindi la condizione patologica di dismenorrea dovrà essere certificata con documentazione fornita dal medico curante.  La Spagna ha appoggiato il congedo mestruale ma la situazione di stallo in Italia. Nel nostro paese, nonostante si stia discutendo di endometriosi e vulvodinia, la proposta di è ferma dal 2016.  Sono migliaia in Italia le donne lavoratrici che si trovano ad affrontare ogni mese dolori intensi dovuti ai dolori intensi, equiparabili ad altri disturbi e patologie. In merito a ciò l’azienda Ormesani, in provincia di Venezia, ha appoggiato questa iniziativa, nonostante non esista un quadro legislativo. Questa ha deciso di istituirlo secondo una formula basata sull’assoluta fiducia tra dipendente ed azienda e sul rispetto della privacy delle dipendenti. Per usufruire del congedo le dipendenti devono esibire un certificato medico. Prima di istituire questa forma di congedo mestruale è stato fatto u sondaggio su 59 donne. Inoltre, le stesse verranno anche rifornite gratuitamente di assorbenti.

Dunque, è bene che disturbi della salute riproduttiva, sia femminili che maschili, vengano in primo luogo definiti come tali. E’ bene parlarne. Vi è ancora una sorta di imbarazzo sulla questione, che frena i soggetti stessi a prendere qualsiasi iniziativa verso la diagnosi, terapia e guarigione. Non considerare disturbi di questo tipo provoca disagi psicologici nell’immediato e problemi di salute nel tempo. E cogliere per tempo anche questo tipo di malessere può fare la differenza. La conoscenza del nostro corpo implica l’ascolto dello stesso, oltre che la ricerca delle informazioni rivolte ad esso. Ciò può aiutare ad alleviare una serie di problematiche che, inconsapevolmente, rappresentano un nostro limite. E ad oggi è bene sfatare miti e oltrepassare limiti. 

Claudia Coccia

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