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Cospito vede uno spiraglio di luce e interrompe il suo sciopero della fame, iniziato ben sei mesi fa.

Viste le sue condizioni precarie Cospito è ancora ricoverato al San Paolo, luogo da dove ha comunicato la sua decisione: “Dichiaro di interrompere lo sciopero della fame; grazie a tutti coloro che hanno seguito la mia tenace e inusuale forma di protesta” ha scritto.

Una protesta che ha messo a rischio il suo stesso stato di salute, tale da far dichiarare al proprio legale che “Non avremmo mai pensato che sarebbe giunto vivo al 18 aprile“. Eppure in questi sei mesi di digiuno l’anarchico ha perso ben 50 kg e tale condizione lo ha costretto in sedie a rotelle.
Già da alcune settimane però il fondatore della Federazione anarchica informale aveva ripreso parzialmente ad alimentarsi. 

Ma come mai?

Tutto merito di quella “vittoria oggettiva”. Così come la definisce l’avvocato dell’anarchico. È il risultato della decisione della Corte costituzionale, che ha fatto cadere la norma che vincolava la Corte d’Assise d’appello di Torino a infliggergli necessariamente l’ergastolo per l’attentato alla Scuola degli allievi dei carabinieri di Fossano. 

Ma c’è da chiedersi anche se “basti” uno sciopero della fame a poter cambiare le carte in tavola e se, pertanto, la partita contro il 41bis sia ancora aperta.

Quello che Cospito vuole l’ha infatti dichiarato sin dall’inizio, ovvero non solo uscire dal 41bis, ma soprattutto che tale regime carcerario sia totalmente abolito. Una richiesta che farebbe senz’altro rivoltare le povere vittime di mafia (e non solo) nella tomba.

Lo scorso febbraio comunque ci era sembrato che le richieste di Cospito e le proposte avanzate dai suoi legali fossero inutili. Soprattutto dopo la sentenza della Corte di Cassazione circa la revoca del carcere duro e dato che il deputato di FdI Andrea Delmastro delle Vedove aveva affermato fiero: “Le intimidazioni e le violenze non piegano lo Stato: Cospito rimane, correttamente, in regime di 41 bis. La Cassazione ha scritto la pagina definitiva”.

Eppure qualcosa è certamente cambiato. Una svolta. Ha seguito, infatti, un altro ricorso contro una decisione che il legale – Flavio Rossi Albertini – aveva giudicato più di “una politica che giudica” e poi a distanza di pochi mesi la novità, per molti inaspettata.

Questa è certamente una piccola vittoria: “Attraverso il suo corpo, sempre più magro e provato, Cospito ha svelato cosa significhi in concreto il regime detentivo speciale: illogiche privazioni imposte ai detenuti, aspre limitazioni prive di una legittima finalità, deprivazione sensoriale, un ambiente orwelliano. E ancora, impossibilità di leggere, studiare ed evolvere culturalmente e di ricevere libri e riviste dall’esterno anche quando inviati da case editrici.

Grazie alla vicenda Cospito, il 41 bis è sempre meno tollerato” è quanto afferma l’avvocato in una nota.

Caso Cospito. Cosa è davvero successo?

Non è di pietà o sensibilità di cui si parla. A quanto pare i crimini commessi dall’anarchico, condannato per reato di strage politica e punito con l’ergastolo, senza attenuanti, (anche se fortunatamente la strage non c’era stata perché le bombe non avevano provocato morti né feriti) sono stati giudicati in modo molto severo dai giudici di Torino, e la Corte costituzionale è così intervenuta a favore dell’anarchico.

Senz’altro si tratta di una piccola vittoria, ma la partita non è conclusa…

Carmela Fusco

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