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Hai mai sentito parlare di Biblioteche dove invece dei libri è possibile “prendere in prestito” persone?

Le biblioteche raccontano storie. Raccontare storie rappresenta una caratteristica di tutti noi essere umani. Le storie arrivano quasi sempre dai libri e prima di arrivare lì sono state nel cuore o sulle labbra di qualche persona. Cosa succederebbe se ogni persona con una storia si trasformasse in un libro vivente disposta a raccontare la sua vita al lettore?

Il progetto, presente in alcuni paesi del mondo, si chiama Human Library, biblioteche umane.

Come sono nate le Biblioteche umane?

Il progetto “Biblioteche Umane” nasce a Copenaghen, da un’idea di Ronni Abergel attivista non violento. Abergel – in seguito alla perdita di un amico, pugnalato durante un’aggressione a sfondo razzista – nel 1988 fonda la Ong Stop The Violence Movement, organizzazione riconosciuta a livello nazionale per lo straordinario lavoro compiuto con i giovani. Riscosse un successo senza precedenti e dodici anni dopo rappresenterà il nucleo centrale della Human Library Organization.

L’iniziativa nasce come “spazio sicuro” per conoscere le differenze di ogni tipo e abbattere tutti i tipi di pregiudizi. Il progetto ha raggiunto oltre 80 Paesi.

L’attività di Human Library 

L’ Human Library è strutturata come una vera biblioteca, sostituendo però il prestito di libri con le persone. Vittime di abusi e violenze, senzatetto, alcolisti, ex tossici, disoccupati, rifugiati, profughi, prostitute, genitori single, sieropositivi: sono questi i libri umani che animano gli spazi empatici delle biblioteche. Persone fatte di carne, ossa e soprattutto cuore, che hanno subito l’esclusione sociale, il pregiudizio.

Proprio come in una libreria il lettore sceglie il libro dalla copertina o dal titolo: Il ragazzo gay”, “l’alcolista”, “depressione” e cosi via.

Il prestito del “libro” è un incontro tra due persone

Dopo la scelta della storia si ha modo di iniziare una conversazione di circa 30 minuti con una persona disposta a raccontarsi. I lettori possono porre domande in modo da conoscere l’altra persona. Tra “libro” e “lettore” inevitabilmente si crea una relazione empatica. Ascoltare la storia di una persona che non conosciamo, esattamente come facciamo ogni volta che iniziamo un nuovo libro, infatti è un modo per stabilire un contatto con le emozioni che la storia suscita in noi, entrare in contatto reale con l’altra persona, con le sue difficoltà e con i suoi sentimenti e le paure che quotidianamente si imbatte a causa delle discriminazioni.

In alcuni casi queste biblioteche viventi sono permanenti, in molti altri si tratta di allestimenti organizzati in modo itinerante all’interno di festival o convegni. Molto spesso vengono organizzate nelle scuole per affrontare temi legati al razzismo e alle discriminazioni di tipo sociali.

Obiettivi del progetto

Eleanor Roosevelt scriveva: “Contrappongono razza contro razza, religione contro religione, pregiudizio contro pregiudizio. Dividi e comanda! Non dobbiamo permettere che questo accada qui”. I pregiudizi sono basati su argomenti irrazionali e insufficienti che sopravvivono senza consapevolezza. Un sistema mentale radicato a livello psicologico che può essere superato attraverso la conoscenza affrontando in modo diretto le strutture di cui si compone.

E’ questo l’obiettivo delle Biblioteche umane: creare una società più inclusiva proprio attraverso la conoscenza e la valorizzazione delle differenze culturali, religiose, sessuali, sociali ed etniche.

La biblioteca vivente è uno strumento che crea coesione e potrebbe diventare un rimedio alla distanza che sempre più si interpone tra gli umani, sempre meno umani.

Le biblioteche umane esistono in Italia?

Ronni Abergel ha diffuso questa iniziativa in almeno 80 Paesi in tutto il mondo, tra cui l’Italia. Nelle grandi città, da Roma a Torino passando per Milano e Venezia sono state organizzate diverse biblioteche umane, solitamente con durata temporanea da 1 giorno a 1 settimana.

In Toscana invece, nel 2015 è nata la Human Library Toscana, biblioteca permanente.

E tu vorresti diventare un libro o prenderne uno “umano” in prestito?

Conversare con un “libro vivente” è un’opportunità imperdibile perché incoraggia e favorisce il dialogo. Poter ascoltare qualcuno che sembra diverso, che soffre, che è svantaggiato arricchisce. Inoltre, dialoghi profondi e sinceri dovrebbero far parte della nostro quotidiano.

L’attivista danese ha creduto in questo progetto di integrazione e ha permesso alle persone più discriminate di raccontare la loro storia e soprattutto di essere ascoltate. Condividere spazio e tempo con persone “lontane” da noi, non può che favorire lo scambio e ridurre le distanze.

Chi vive “ai margini” difficilmente ha la possibilità di esprimere il proprio punto di vista, o anche solo di raccontare la propria esperienza. Ma grazie a questo progetto ora questo è possibile. Fare un’esperienza di lettura in una biblioteca vivente è davvero un bel modo non solo per conoscere nuove realtà e nuove persone, ma anche e soprattutto per ampliare la propria visione del mondo, affrontare la paura del diverso e apprezzarne il valore della vita, andare oltre i pregiudizi.

Loredana Zampano

One response

  1. Prendo atto solo adesso dell’esistenza di queste biblioteche. Sarei disposto a diventare un libro e prendere un umano in prestito, sia dal punto di vista personale, sia in qualità di operatore sociale.
    Farò le mie ricerche per verificare se tra Napoli e provincia sono stati realizzati questi progetti.
    Nel frattempo, le sarei grato se mi informasse, come, dove e quando, poter contattare le biblioteche, sempreché fosse a conoscenza dell’esistenza nel territorio di mia appartenenza.
    Grazie, Raffaele Sposito

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