Felice Marcantonio, Autore presso La Voce del Sud https://www.lavocedelsud.org/author/fema/ “Se si sogna da soli, è un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia. ” Fri, 09 Oct 2026 07:51:41 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1.3 199277288 Borgo Mezzanone, dove migranti e rifiuti convivono https://www.lavocedelsud.org/borgo-mezzanone-dove-migranti-e-rifiuti-convivono/ Fri, 09 Oct 2026 07:51:33 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9718 Borgo Mezzanone, ovvero una delle baraccopoli più grandi d'Europa. Una realtà dove i migranti hanno da poco accolto un coinquilino indesiderato: l'immondizia.

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Esistono luoghi nella nostra bella Italia che sporcano la pulizia dei paesaggi. Luoghi dimenticati ed ignorati puntualmente quando, se ci capita di scorgerli sullo sfondo, molto freddamente volgiamo lo sguardo dall’altra parte come a cancellare dalla nostra mente un posto che non esiste, o meglio che vogliamo non esista. Così, per farne un esempio, se lasciamo di pochi chilometri il centro di Foggia e ci imbattiamo nella sua nuda e cruda campagna, arriveremo nei pressi di Borgo Mezzanone, area in cui è attiva una delle baraccopoli più grandi d’Europa.

Qui “vivono” infatti circa 3500 migranti in condizioni tutt’altro che umane. Il degrado è palesemente visibile, sempre che non apparteniamo al vasto pubblico di indifferenti, va da se’….

In un’area dove Cristo di certo non è ancora passato senegalesi, maliani, africani in generale sopravvivono ogni giorno con tutte le insidie del caso, parafrasando il senso più estremo del vivere alla giornata. Entrando nel ghetto, infatti, il quadro è agghiacciante. Diremmo quasi di essere stati catapultati, senza bisogno di usare la fantasia, in un altro pianeta: la vita qui scorre triste, sporca tra tetti precari e pareti dai connotati decisamente atipici. Per non parlare poi dei servizi igienici; oseremo dire, anzi, che in questo contesto l’igiene è un termine sconosciuto ai residenti e messo da parte dalle istituzioni.

Queste ultime sembrano guidare il coro dei cinici più spietati, lasciando quelle che fino a prova contraria sono PERSONE esattamente come noi altri letteralmente in balia di un destino già segnato.

Pochi giorni fa è arrivata la notizia che conferma questa politica di abbandono; cumuli di rifiuti si sono ammassati infatti tra le baracche dando ai migranti la possibilità gratuita di potersi vantare di praticare varie attività fisiche. Dal sollevamento pesi al getto del peso, dallo slalom alla partita di pallone alla buona i residenti di certo non si annoiano!

Satira a parte (molto spesso utilizzata per non aggravare l’amaro che pervade il sangue dei pochi rimasti ancora UMANI), da circa tre settimane, come ha denunciato un sindacato locale, il servizio di raccolta rifiuti nell’area è stato soppresso.

Tornando indietro di un anno, la Regione Puglia aveva stabilito nella zona l’installazione di cinque punti di raccolta, utilizzati dai migranti per distribuire i rifiuti che puntualmente venivano recuperati e smaltiti da un’azienda vincitrice d’appalto che si recava sul posto a giorni alterni. Era già qualcosa, si evidenzierà. Se non altro si affermava che il ghetto di Borgo Mezzanone non è leggenda ma realtà.

Cosa è successo tornando avanti di circa 300 giorni? Nessuna comunicazione ufficiale è pervenuta, mentre da tre settimane a questa parte i cumuli di immondizia ormai erigono una piramide che evidentemente sarà la nuova “attrattiva” della zona!

Risultato? La sopravvivenza si fa sempre più ardua mentre l’indifferenza si trasforma in silenzio sconcertante ed il binomio migranti-rifiuti si trasforma in un ignobile luogo comune “certificato”. Se tutti coloro che vengono al mondo hanno il diritto di viverci, si dirà, perché per alcuni vivere non è possibile? Per quanto ancora sprazzi d’umanità dissolti puntualmente dalla più limpida ipocrisia dovranno fare da stella polare a chi ha il dovere di dare dignità ad ogni singolo cittadino? Per quanto, nella fattispecie, i migranti di Borgo Mezzanone dovranno ancora convivere con inquilini piuttosto indesiderati?

Ai contemporanei, più che ai posteri, l’ardua sentenza…semmai qualcuno si scomoderà a pronunciarla.

Felice Marcantonio

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Buon anno, Taranto https://www.lavocedelsud.org/buon-anno-taranto/ Mon, 07 Sep 2026 09:16:17 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9716 Taranto, l'ex Ilva e l'ennesimo Settembre nero. Questa volta, però, il Capodanno tarantino presenta un conto davvero salato.

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Settembre, una sorta di Capodanno anticipato. Questo, infatti, al pari del primo mese canonico è considerato il tempo della ripartenza o di un nuovo inizio. Almeno una volta, c’è da scommetterci, abbiamo ripetuto a noi stessi: “Se ne parla a settembre”. Anche a Taranto qualcuno se l’è prefissato e, quest’anno, il “brindisi” è risultato piuttosto amaro.

Pochi giorni fa è arrivata questa notizia: sono state avviate le pratiche per il licenziamento di 2500 operai dell’ex indotto Ilva. Una decisione più volte paventata nei mesi scorsi, nonché a più riprese negli anni addietro dinanzi ad una crisi perenne e, di conseguenza, ad uno stato di incertezza senza fine.

Ora, però, lo spettro è diventato reale. La cessazione pressoché totale della produzione ha reso inevitabile la drastica decisione. Ma come si è arrivati a tanto?

La risposta è facilmente rintracciabile leggendo ogni pagina di una tragedia via via più paradossale e buia. Appena un anno fa e fino a prima dell’estate si ragionava circa una nuova “primavera” per Taranto e i tarantini. Il governo al comando e alcune facoltose multinazionali a progettare il tanto decantato piano di rilancio. C’era anche una deadline ben precisa per stabilire a chi sarebbero state consegnate le sorti dell’impianto.

Ma, nel Paese dei Balocchi tutto notoriamente può succedere. Ecco, dunque, che una proroga dopo l’altra hanno addensato nuove nubi su una terra che non vede il sole ormai da molto tempo. I Giochi del Mediterraneo, richiamo per atleti da tutto il mondo, hanno edulcorato l’immagine di una città pronta a rinascere.

La sfilata delle più alte autorità nazionali in uno stadio all’avanguardia hanno truccato fino all’eccesso il viso di una creatura che porta evidenti segni di lacerazione. Ma, per la politica del rimandare a domani ciò che si può fare oggi, comunque per due settimane il problema è stato nascosto, come la polvere, sotto il letto.

Per la serie “passato il Santo, passata la festa”, sbaraccati baracche e burattini puntuale è arrivato il medico cattivo per far ingoiare una supposta indigesta.

Come da copione, preso atto della notizia l’organo sempre “presente” ma che, nei fatti, nessuno sa spiegarne la tangibile utilità, al secolo i sindacati, ha chiamato alle armi i propri commilitoni. Domani, 8 settembre, è fissato un incontro a Palazzo Chigi tra le sigle sindacali locali ed il ministro Adolfo Urso. Rinviare ulteriormente la soluzione al problema sembra essere l’esito più scontato anche questa volta.

Un copione destinato a ripetersi, insomma, mentre decine di famiglie sono già intente a reiventare la propria vita nell’ennesimo “Capodanno” in cui non c’è nulla da festeggiare.

Felice Marcantonio

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Incendi in Italia, perché minimizzare? https://www.lavocedelsud.org/incendi-in-italia-perche-minimizzare/ Tue, 28 Jul 2026 09:28:48 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9713 In Italia il fenomeno degli incendi è diventato un vero e proprio allarme che mette a rischio tante bellezze naturali di cui il nostro Paese gode. Davanti a tanta gravità il silenzio regna sovrano...

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In Italia il fenomeno degli incendi è diventato un vero e proprio allarme che mette a rischio tante bellezze naturali di cui il nostro Paese gode.

Da inizio anno gli ettari andati letteralmente in fumo superano le 12.000 unità. Le segnalazioni hanno superato quota 100, attestandosi ben oltre la media degli anni precedenti.

Nelle scorse settimane praticamente con cadenza giornaliera abbiamo avuto notizia di nuovi incendi, che hanno colpito soprattutto le zone turistiche per eccellenza. La Sardegna è ormai flagellata da due mesi a questa parte ed anche la Puglia, in particolare il Gargano, vede il fuggi fuggi dei bagnanti come la cartolina dell’estate 2026.

A contribuire al propagarsi di vere e proprie montagne di fuoco nelle nostre riserve naturali ci sono senza dubbio le eccezionali ondate di calore che si susseguono, sempre più estreme e sempre più prolungate.

Dietro a questa piaga sociale ed economica c’è, ovviamente, la mano dell’uomo che troppo spesso disdegna dal restare al proprio posto! La regia delle operazioni criminali resta occulta, anche se di facile interpretazione.

Eppure si continua a minimizzare. La routine prevede in questi casi valanghe di post sui social che esprimono sconcerto, indignazione, solidarietà alle zone colpite. Non c’è traccia, però, di azioni concrete per arginare l’azione criminale, ormai fuori controllo.

Si pensi che la classe politica ha addirittura dimenticato di sbandierare i soliti slogan ipocriti, non preoccupandosi nemmeno di salvare la reputazione, che in Italia vale quasi più dell’amore per la propria mamma…

Il silenzio regna sovrano, dunque, mentre ci stanno togliendo l’unico vanto di questo Paese: la bellezza del territorio.

Meditare non basta. La “chiamata alle armi” è d’obbligo. Quanto bisognerà aspettare perché ciò avvenga non ci è dato saperlo e, francamente, dietro l’angolo il buio è più nero del fumo che continua, inesorabilmente, ad alzarsi da Trieste in giù.

Felice Marcantonio

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Italiani mammoni: convenienza o necessità? https://www.lavocedelsud.org/italiani-mammoni-convenienza-o-necessita/ Mon, 29 Jun 2026 06:28:57 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9705 Italiani mammoni. Un binomio precostituito che, spesso, in sede di giudizio non fa i conti con la vita reale.

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Italiani mammoni. Una rima “baciata” ormai consegnata all’immaginario collettivo e che spesso viene rispolverata. Talvolta con tono ironico-sarcastico, altre volte per sottolineare un “problema” di natura culturale, sottolineato dalla solita ramanzina dei “maestri di vita”.

Ebbene sì, bisogna ammetterlo; la maggior parte dei giovani vive a casa dei propri genitori ben oltre il compimento della maggiore età, quando notoriamente ci si immette nella vita adulta e, quindi, si dovrebbe spiccare il volo con le proprie ali.

Se è vero, però, che esistono diversi casi di “mammoni patologici”, ovvero di ragazzi che non hanno alcuna intenzione di lasciare il “posto fisso” accanto alla propria mamma, vuoi per convenienza vuoi per paura, è altrettanto vero che in questa categoria sono coinvolti sempre più giovani che restano ancorati al seno materno per necessità, perché le ali tanto decantate si sono spezzate o, peggio, non si sono formate ancora.

Secondo i dati Eurostat 2025, in Italia mediamente si lascia la casa natia attorno ai 30 anni, quasi un decennio più tardi rispetto alla media europea. Dati che confermano la teoria degli italiani “figli di mammà”. Ma ci chiediamo cosa c’è dietro la pura statistica?

Proviamo ad analizzare la questione brevemente. Un altro sondaggio Eurostat sempre dello scorso anno ci dice che tra le cosiddette “grandi economie” il nostro Paese è all’ultimo posto per stipendi reali in base al potere d’acquisto.

Tradotto, in Italia si guadagna meno del resto del mondo e, di conseguenza, si può spendere decisamente meno. Pensando dunque al fatto che per uscire fisicamente ma soprattutto materialmente di casa serve una certa cifra è chiaro che in pochi possono ad oggi permettersi di farlo, a meno che non si punti a vivere letteralmente sotto i ponti.

Ecco quindi l’urgenza di ridimensionare il fenomeno “italiani mammoni”, analizzandolo da una prospettiva razionale, oggettiva.

Se la volontà non incontra l’opportunità, ergo se lo Stato non si adopera per stabilire le giuste condizioni, continueremo ancora a lungo ad avere tra le mani le solite chiavi che apriranno la solita porta di casa e, in fondo, daremo ragione a chi all’estero ci chiama mammoni, facendoci magari una bella risata su’ che suona tanto come la più classica rassegnazione.

Felice Marcantonio

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A San Severo nasce il “teatro edicolà” https://www.lavocedelsud.org/a-san-severo-nasce-il-teatro-edicola/ Mon, 18 May 2026 09:32:06 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9694 A San Severo il teatro più piccolo del mondo, nato da un'antica edicola, rompe il muro del pregiudizio attraverso la cultura.

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“Pregiudizio”, letteralmente “giudizio anticipato”, è un termine molto diffuso nella società cosiddetta “evoluta”. In breve, i tempi cambiano ma alcune consuetudini fanno fatica a sradicarsi dal pensiero comune.

Un esempio? Dici San Severo e subito pensi alle faide per il controllo della Capitanata. Ebbene, diamo una notizia: San Severo è anche tanto altro. È la dimostrazione che i terreni meno fertili possono dare ottimi frutti. Il riferimento è al teatro più piccolo al mondo, nato da un’edicola ormai abbandonata e che proprio nella cittadina in provincia di Foggia ha la propria sede.

La notizia va nettamente in controtendenza se si pensa in primis alla crisi delle care e mai vecchie edicole, le quali l’una dopo l’altra, da Nord a Sud, abbassano le proprie saracinesche che poi non verranno più alzate a causa dei nuovi smartphone che tutto ricercano e tutto ci dicono.

Se è vero da un lato che non si può combattere la proverbiale guerra contro i mulini a vento, d’altra parte esiste uno strumento tutto proprio della mente umana e che ancora non è stato incanalato in un freddo algoritmo chiamato “creatività”. Questa ci spinge a vedere ciò che al momento non esiste ma che potrebbe diventare realtà.

Una realtà è oggi quella ideata e messa a punto dalla compagnia Teatro Foyer 97 la quale, grazie al prezioso contributo del regista e direttore artistico Francesco Gravino, ha dato vita al “teatro edicolà”.

Ricavato nello spazio in cui sorgeva, per l’appunto, un’edicola lasciata a marcire da sei anni, questo spazio culturale gode ora di una nuova vita, abbastanza attiva.

Il teatro “in miniatura”, situato in via Tondi, prevede spettacoli intimi e suggestivi per una platea di 6 posti. 11 sono invece gli attori che si alternano sul mini-palco nel contesto di brevi performance da circa 15 minuti.

Quest’esperienza immersiva, che abbatte la distanza tra spettatore ed attori, è stata realizzata per tre giorni durante la passata Settimana Santa. L’auspicio è che ciò possa diventare una piacevole abitudine, soprattutto con l’ingresso della bella stagione.

Tra un tuffo e l’altro nel mare del Gargano, sarebbe un toccasana per l’umore dedicare del tempo anche alla cultura, facendo una deviazione proprio verso quell’angolo artistico che ha abbassato la saracinesca del pregiudizio.

Felice Marcantonio

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Il Sud come locomotiva d’Italia: è davvero possibile? https://www.lavocedelsud.org/il-sud-come-locomotiva-ditalia-e-davvero-possibile/ Tue, 21 Apr 2026 19:53:36 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9680 Il Sud cresce più del Nord Italia, lo dicono i numeri. Una svolta storica che pone, per la prima volta, il Mezzogiorno alla guida del Paese.

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La storia d’Italia è fisiologicamente piena di cambiamenti, ma nello scorrere del tempo si ripresentano secolari pilastri che consideriamo certezze acquisite. Alcune di queste sono in realtà vere e proprie piaghe sociali ed economiche che accettiamo per rassegnazione. Una su tutte, tra queste, è la questione meridionale; in altri termini l’arretratezza del Sud rispetto al Nord del Paese.

Già dagli albori dell’unità dello Stivale i vari governi hanno considerato “speciale” l’attenzione da dedicare allo sviluppo del Mezzogiorno. Le misure messe in campo per livellare la differenza di crescita tra i due poli italiani non hanno sostanzialmente dato evidenti risultati. Si pensi alla costante migrazioni di giovani studenti, lavoratori, famiglie dal Sud verso il Nord che ha caratterizzato i decenni del secolo scorso fino ad arrivare ai giorni più recenti.

Bisogna usare, a tal proposito, il termine “recenti” e non “contemporanei” dato che i numeri segnano un primo ma significativo cambio di direzione.

Stando al rapporto SVIMEZ 2025, infatti, il PIL del Sud Italia è cresciuto dell’1%, a fronte di una cresciuta pari allo 0,6% in riferimento alle regioni del Centro-Nord. Estendendo l’indagine agli ultimi cinque anni, notiamo che la forbice si allarga con un incremento pari all’8,5% di sviluppo per il Meridione rispetto al 5,8% del Settentrione.

In pratica, l’Italia post-pandemia ha segnato una cesura forse definitiva col passato e, ciò, definisce la riscrittura della nostra storia. Ma come è stato possibile?

Per rispondere a questa domanda bisogna rivolgere lo sguardo alla misura “speciale” del Pnrr, ovvero a quei fondi straordinari ottenuti dai Paesi UE per risollevare l’economia dopo il Covid-19. L’Italia, come è noto, è riuscita ad ottenere la fetta di torta più consistente e i tre governi che da allora si sono succeduti, prima a trazione centro-sinistra e poi a marchio centro-destra hanno compiuto un gesto rivoluzionario: destinare minimo 80 miliardi di euro a favore dello sviluppo delle imprese del Sud.

E qui tocchiamo il secondo fattore che segna la svolta epocale. Vero è che senza soldi, sostanzialmente, ogni progetto fallisce sul nascere. Ma è anche evidente che senza le competenze e prima ancora le idee il denaro finirebbe in malora. L’abilità di figure professionali operanti nel Mezzogiorno è stata l’aver applicato nel presente le pratiche del futuro.

Al Sud, infatti, si è deciso di puntare sull‘industria che verrà, quella manifatturiera, con un conseguente beneficio per il turismo che resta il vero motore dell’economia meridionale. A tal proposito, si nota che già prima della pandemia, ergo prima del Pnrr, il Sud aveva puntato con decisione su questi due settori, a differenza di un Nord legato ancora ad un tipo di industria più tradizionale.

Il jolly è rappresentato dalla tecnologia. Nell’epoca digitale è proprio il Sud il laboratorio di sviluppo delle nuove tecniche applicate alle aziende del futuro, operanti principalmente nei settori farmaceutici, ecologici ed aerospaziali. Si pensi che solo in Puglia 16 multinazionali tecnologiche hanno aperto nuove aziende, creando 5.000 posti di lavoro, spinti anche e soprattutto da costi di gestione più bassi rispetto al Nord.

Insomma, si fa ancora fatica a dirlo e a crederci ma per la prima volta nella storia dell’Italia unita il Sud è pronto a prendersi il ruolo di locomotiva, con buona pace di chi, da Cavour in poi, ha voluto dotare la nostra Penisola di un mezzo in cui la prima e la seconda classe erano, difatti, due treni separati. Oggi sappiamo che quei due treni possono unirsi e a noi che abitiamo da Campobasso in giù ci è concesso persino passare dalla seconda alla prima classe.

Felice Marcantonio

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Disabilità in Italia: è una colpa? https://www.lavocedelsud.org/disabilita-in-italia-e-una-colpa/ Mon, 30 Mar 2026 18:10:03 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9675 Disabilità in Italia. Fondi stanziati e spariti, frasi vuote, persone effettivamente invisibili, Costituzione ignorata. Dov'è la colpa?

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Una voce decisamente più autorevole di chi sta scrivendo sosteneva che tutti gli essere umani sono tutti uguali, senza alcuna forma di discriminazione. Un concetto che, a ben vedere, non sempre si applica nella società modernamente “evoluta”. Un esempio lampante riguarda la sfera della disabilità in Italia.

Il nostro Paese si dice costantemente attento all’inclusione delle persone portatrici di handicap nel meccanismo sociale ed economico. A tal proposito non di rado ascoltiamo e leggiamo storie che realmente portano la nostra mente a concepire effettiva l’unità tra individui, indipendentemente dalle loro diverse “caratteristiche”. Si tratta, però, di casi riferibili nella maggior parte della casistica ad iniziative portate avanti autonomamente da singole persone o enti e che, quindi, non usufruiscono del contributo economico statale per portare avanti progetti tanto meritevoli che, a volte, finiscono poi sulla bocca dei governanti di turno a mo’ di bandierine elettorali.

Per il resto, ci si chiede, lo Stato italiano cosa fa realmente per tutelare ed integrare i disabili?

Il quadro che si prospetta è decisamente inquietante. I finanziamenti atti a garantire la fattibilità di misure concrete per le politiche in materia compiono un girotondo continuo nei meandri della burocrazia. Risultato? Gli enti locali sono a secco di liquidità ed ogni nobile intento resta solo su carta.

Non è tutto; nell’ultima manovra approvata dal Parlamento è stata stabilita una riduzione del fondo unico destinato a persone disabili pari a 15 milioni di euro (un’enormità!). Da registrare, poi, il mistero dei 28 milioni di euro stanziati per avviare diversi progetti su tutto il territorio nazionale che oggi sembrano polverizzati. La Conferenza delle Regioni ha inoltre evidenziato che alcuni fondi precedenti sono stati incorporati o addirittura abrogati.

Alla luce di questi dati alcune considerazioni vengono spontanee. Ci si chiede in primis chi ha usufruito di soldi pubblici, ergo messi a disposizione dai comuni cittadini attraverso i vari pagamenti dovuti allo Stato, destinati ad una specifica funzione sociale.

Si nota, altresì, il solito velo d’ipocrisia steso dalla classe dirigente pronta a sfilare al grido di “mai più discriminazioni” declinato anche nella variante “siamo tutti uguali”.

Veniamo, quindi, alla nuda e cruda realtà. In Italia i disabili sono persone non solo “diverse” ma praticamente invisibili. Aspetto ancor più grave, questa piaga non è tale a causa del cretino di turno che deride per strada chi ritiene “strano”, bensì la situazione è così triste per opera di chi rappresenta e tutela (in teoria) la nostra Costituzione, la stessa che al comma 2 dell’articolo 3 impegna, badiamo bene al verbo utilizzato, la Repubblica a rimuovere ogni ostacolo di carattere economico e sociale che impedisce il pieno sviluppo della persona.

Questo impegno delle istituzioni è più che mai sbiadito dietro a frasi vuote. Cercando, pertanto, di analizzare il dato di fatto, se oggi l’Italia considera la disabilità come una macchia da nascondere in fretta ed anche in maniera approssimativa, allora l’essere disabile può essere definita una colpa? Provocazione o meno, tornando al principio dell’uguaglianza, in oltre duemila anni è evidente che niente è stato fatto e in pochi possono vantarsi di essere, nel concreto, “umani”.

A tal proposito, risuonano come un manifesto di verità le parole pronunciate dal maestro Ezio Bosso il quale così si esprimeva: “Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono“.

Felice Marcantonio

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Ex Ilva: Taranto aspetta (ancora) una risposta https://www.lavocedelsud.org/ex-ilva-taranto-aspetta-una-risposta/ Mon, 23 Feb 2026 10:24:27 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9663 Cosa succederà? La solita domanda in attesa di risposta si ripropone in una Taranto che, nell'ultimo anno, continua a vivere il suo travaglio in un rassegnato silenzio.

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Ad una domanda segue una risposta. Questo principio logicamente consequenziale non sempre viene rispettato all’atto pratico. Soprattutto se si tratta di rispondere ad annosi dilemmi che accompagnano la storia d’Italia da decenni. Il bravo giornalista ha in questi casi il dovere di tornare sul famoso “luogo del delitto” che, ancora una volta, è lo stabilimento acciaieristico ex Ilva di Taranto.

Più volte abbiamo affrontato i numerosi travagli che avvolgono il capoluogo ionico, cercando di accendere nel nostro piccolo una luce che a volte faceva rima con speranza, pensando alle vite spezzate troppo presto e al pari al futuro lavorativo di centinaia di famiglie ed altre volte suonava ripetutamente come un allarme tale da rimuovere i tappi che troppi da troppo portano alle orecchie.

Siamo rimasti a guardare, nell’ultimo anno, speranzosi che quella luce potesse finalmente illuminare Taranto e i suoi figli. Una utopia rimasta purtroppo tale oltre 365 giorni dopo.

Andando per ordine, abbiamo visto in primo luogo naufragare la trattativa che avrebbe dovuto portare all’acquisizione dell’intero impianto, una quasi formalità a detta del governo. Esecutivo che, una volta risvegliatosi dal sonno/torpore ha preso le redini in mano in maniera abbastanza improvvisata.

La chiusura dell’altoforno 2 dal 20 gennaio del 2024 e la messa sotto sequestro dall’altoforno 1 dal 7 maggio scorso hanno contribuito ad addensare le nubi su una città che ha quasi dimenticato cosa sia il sole. Un mese fa un operaio è morto cadendo nel vuoto mentre era impegnato nell’attività di controllo delle valvole. Aveva 46 anni e si chiamava Claudio Salamida.

Più o meno negli stessi giorni la Camera ha dato il via libera allo sblocco di un nuovo prestito da 149 milioni di euro per garantire la sopravvivenza produttiva dell’impianto siderurgico. Qualche giorno fa è stata decretata la riapertura dell’altoforno 2.

Questa la cronaca. Oltre ci sono le considerazioni del caso che, oggettivamente, non lasciano spazio ad interpretazioni. La realtà, infatti, è ancora grigia. Al di là di palliativi vari e bandierine piazzate su un suolo molto fragile, nessuno a Taranto riesce ad immaginare un futuro, o meglio, nessuno riesce a prevedere un presente. Allo stato attuale, l’impianto viaggia a singhiozzi e, aspetto ancora più grave, non ha una guida.

Lo Stato continua ad alternare silenzi e mezze risposte, mentre i cittadini e gli operai aspettano rassegnati una chiara risposta al solito quesito: “Cosa succederà?”. Tra queste righe anche noi ci uniamo al coro che rivendica un legittimo diritto: sapere di che morte morire, conservando al contempo in un angolino nascosto la speranza che, proverbialmente, è sempre l’ultima a perire.

Felice Marcantonio

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C’era una volta…Calenella: il sogno di un giovane imprenditore https://www.lavocedelsud.org/cera-una-volta-calenella-il-sogno-di-un-giovane-imprenditore/ Tue, 27 Jan 2026 15:24:54 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9644 "C'era una volta Calenella". Esordisce così l'appello di un giovane imprenditore, Miki Ronzullo, promotore di una raccolta fondi online, al fine di ripulire la spiaggia garganica.

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“C’era una volta una spiaggia, chiamata Calenella“. Esordisce così l’appello di un giovane imprenditore, Miki Ronzullo, per ripulire un luogo fino a pochi anni fa vestito da “locus amoenus”, un posto incantevole ed incontaminato che oggi si presenta come parte integrante di un mondo abitato dall’incuria, dall’inciviltà e dall’indifferenza.

Ma procediamo con ordine inquadrando innanzitutto il contesto geografico. Ci troviamo nel cuore del Gargano, nella parte nord della Puglia. Più precisamente in un’area pianeggiante meta, da decenni, del turismo propriamente “tranquillo”, lontano dalla calca selvaggia delle località estive più gettonate. Calenella ha rappresentato per intere famiglie un’isola felice dove recuperare energie fisiche e mentali, avendo la percezione di un vero e proprio distacco dalla frenesia, dal caos cittadino.

Un puntino indistinguibile e spesso tralasciato dalle cartine geografiche che è rimasto però nel cuore di chi, puntualmente, ogni anno le ha dato appuntamento a dodici mesi più avanti. Tutto ciò è Calenella per chi c’è stato. Non solo; per imprenditori più o meno famosi è stata mira appetibile per incrementare il proprio business. Alcuni hanno rivolto in quest’ottica lo sguardo al proprio orticello, altri si sono spesi per un’idea più grande, più nobile: lo sviluppo di un intero territorio.

Secondo questo principio, chi a Calenella ci vive per quattro stagioni all’anno ha deciso di agire, ancora una volta, per preservare quell’immagine, forse poco nota ai più ma indelebile nella mente degli affezionati, che Calenella si è forgiata nel tempo.

Veniamo così all’iniziativa, promossa pochi giorni fa, da un giovane imprenditore locale, proprietario e gestore del Lido Azzurro Calenella, che ho la fortuna di poter considerare anche un vero amico da ormai vent’anni. Lui si chiama Miki Ronzullo e un giorno come tanti ha deciso di compiere un gesto che di questi tempi viene (obiettivamente) considerato “rivoluzionario”: scegliere di non girarsi dall’altra parte.

Dinanzi alla marea di plastica, detriti e rifiuti vari che soffocano la piana in questione, Miki ha avviato una raccolta fondi online (“crowdfunding” dicono quelli che parlano bene), allo scopo di racimolare una somma di denaro sufficiente a ripulire l’immagine della propria terra e, più in generale, la casa di chi in teoria dovrebbe preoccuparsi di curare e preservare l’ambiente in cui vive o, semplicemente, che fino a poco tempo fa poteva ammirare anche solo di passaggio.

Nel concreto, cliccando su https://www.gofundme.com/f/unisciti-a-noi-per-pulire-calenella-crowdfunding?attribution_id=sl:5add84c1-dfce-4af6-8e0b-063cd4bd3e24&lang=it_IT&ts=1768407291&utm_campaign=man_sharesheet_dash&utm_medium=customer&utm_source=native_options ogni “anima di buona volontà” può donare anche solo pochi euro per contribuire, nel suo piccolo, a raggiungere l’obiettivo.

Si tratta, dunque, di un finanziamento collettivo che gratifica il promotore dell’iniziativa e allo stesso modo chi sceglie di donare. Si pensi, infatti, che se un bel giorno si vedranno intere pile di immondizia rimossa dalla spiaggia di Calenella sarà merito di chi si è materialmente sporcato le mani per farlo ma allo stesso modo potrà sentirsi un po’ più in pace con sé stesso chi ha donato un’apparentemente insignificante euro. Ognuno può fare la differenza per restituire a Calenella la sua bellezza, la sua magia. Scrive Miki: “Con un euro donato si può comprare un sacchetto per la raccolta dei rifiuti. Cinque euro possono coprire le spese per guanti e materiali di sicurezza. Cento euro permetterebbero di organizzare un’intera giornata di pulizia con tutti i mezzi e gli strumenti necessari“.

Mi piace pensare che chi leggerà queste righe non si limiti ad approvare l’iniziativa. Ai lettori rivolgo l’invito ad agire, ad essere parte di un progetto di rinascita. Per esperienza personale, ve lo assicuro, fare cose belle può farci sentire davvero bene.

Facile parlare, sei di parte, dirà più di qualcuno. Risponderò che sì, sono orgogliosamente “partigiano“, perché, come sosteneva Antonio Gramsci, solo l’essere di parte comporta il “vivere per davvero“.

C’era una volta Calenella…a noi sta riscrivere questa bella storia.

Felice Marcantonio

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I giovani tornano al Sud: il vento sta cambiando? https://www.lavocedelsud.org/i-giovani-tornano-al-sud-il-vento-sta-cambiando/ Mon, 01 Dec 2025 10:45:31 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9630 Sempre più giovani tornano al Sud. La fotografia recente dell'ISTAT da' al Mezzogiorno una concreta speranza per il futuro, partendo dal presente.

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A casa si torna sempre, recita un vecchio detto. Eppure la storia ci insegna che non è propriamente scontato, soprattutto se pensiamo ai giovani che, da ormai decenni, sono costretti a lasciare il Sud Italia, la propria casa, i propri affetti, per tornarci sì ma solo di rado, magari nelle feste, da “turisti”.

Senza girarci troppo intorno, dal secondo dopoguerra specialmente i piccoli borghi meridionali hanno attraversato una lunga stagione di spopolamento, con l’inevitabile cancellazione di intere aree geografiche dalla cartina socio-economica del nostro Paese.

Negli ultimi anni, quelli post Covid-19, l’espediente dello smart working ha tamponato la cronica emorragia facendo convergere proprio nel Mezzogiorno diversi cittadini stranieri, che proprio nella totale tranquillità dei nostri piccoli centri hanno trovato il rifugio ideale per anima e corpo. Non di rado, infatti, abbiamo intercettato storie di americani soprattutto che hanno deciso di stravolgere la propria vita, abbandonando il caos d’oltreoceano per ritirarsi qui da noi. Una migrazione favorita dalla messa in vendita di numerose case dislocate nei vari centri storici ad un prezzo praticamente simbolico.

Stiamo pur sempre parlando, però, di una soluzione di ripiego che quasi esclusivamente ha visto coinvolti uomini e donne di una certa età, comunque tutt’altro che giovani. Ergo, si tratta nella fattispecie di un ripopolamento parziale e non duraturo.

In breve, se al Sud non tornano i giovani come possono queste terre avere un futuro? In quest’ottica qualcosa, recentemente, sta cambiando.

Secondo le ultime rilevazioni dell’ISTAT, infatti, negli ultimi cinque anni migliaia di ragazzi e di ragazze nativi del meridione hanno deciso di tornare a casa. Una scelta rivoluzionaria e per certi versi molto rischiosa.

Accanto ai giovani che scelgono di rincasare continuando a svolgere il proprio lavoro da remoto o che optano per il ritorno “costretti” da eventi vari, ci sono gruppi che decidono di coalizzarsi per crearselo un lavoro, un’attività che possa restituire dignità a loro stessi e alla propria terra. Puglia, Sicilia, Campania e Basilicata sono le regioni che stanno maggiormente risentendo degli effetti benefici del controesodo.

A proposito di Basilicata, si pensi a Matera dove è nata una comunità ideata da giovani lucani che hanno scelto di investire risorse e competenze per lo sviluppo culturale della propria città. “I Ritornati”, questo è il nome dell’associazione, organizzano aperitivi settimanali, trekking, film-incontri per coinvolgere nel progetto di rinascita del territorio sempre più under 40.

C’è poi da considerare la vasta portata mediatica dei social che aumentano di gran lunga la visibilità e l’efficacia di simili iniziative. Si creano così piccole realtà che già nella loro fase di embrionale sviluppo sono in grado di recitare un ruolo fondamentale per l’economia locale.

Certo, le difficoltà non mancano; basti pensare alla secolare carenza di infrastrutture e servizi, deterrenti principali ancora oggi per un concreto rilancio dell’economia del Sud Italia.

Cosa sta concretamente cambiando è però la prospettiva dalla quale i giovani meridionali immaginano il proprio futuro. Fino a poco tempo fa il pensiero comune, fisso, era scappare il prima possibile da terre morte e sepolte. Ci si arrendeva all’evidenza, insomma, rassegnandosi non tanto alla realtà, di certo poco rosea, quanto a vecchie convinzioni della serie “qui non cambierà mai niente“.

Ecco, in questo senso qualcuno tra questa marea di migranti meridionali ha ragionato esclusivamente con la propria testa scegliendo la strada della sana e lucida follia. A tutti questi giovani giunga da una voce di un coetaneo tutta la propria ammirazione e riconoscenza perché grazie a chi ha affermato che mai niente è davvero perduto, oggi tanti altri sono convinti che anche al Sud ci può essere un futuro e, forse fatto ancora più eclatante, un presente. Oseremo dire che anche da Foggia in giù a casa si ritorna, non sempre, ma si ritorna…ed è già un qualcosa di molto simile ad una svolta storica che ci porta a dire che quel vento mai arrivato nelle nostre strade oggi si sente ed è anche abbastanza forte.

Felice Marcantonio

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