Categories:

A casa si torna sempre, recita un vecchio detto. Eppure la storia ci insegna che non è propriamente scontato, soprattutto se pensiamo ai giovani che, da ormai decenni, sono costretti a lasciare il Sud Italia, la propria casa, i propri affetti, per tornarci sì ma solo di rado, magari nelle feste, da “turisti”.

Senza girarci troppo intorno, dal secondo dopoguerra specialmente i piccoli borghi meridionali hanno attraversato una lunga stagione di spopolamento, con l’inevitabile cancellazione di intere aree geografiche dalla cartina socio-economica del nostro Paese.

Negli ultimi anni, quelli post Covid-19, l’espediente dello smart working ha tamponato la cronica emorragia facendo convergere proprio nel Mezzogiorno diversi cittadini stranieri, che proprio nella totale tranquillità dei nostri piccoli centri hanno trovato il rifugio ideale per anima e corpo. Non di rado, infatti, abbiamo intercettato storie di americani soprattutto che hanno deciso di stravolgere la propria vita, abbandonando il caos d’oltreoceano per ritirarsi qui da noi. Una migrazione favorita dalla messa in vendita di numerose case dislocate nei vari centri storici ad un prezzo praticamente simbolico.

Stiamo pur sempre parlando, però, di una soluzione di ripiego che quasi esclusivamente ha visto coinvolti uomini e donne di una certa età, comunque tutt’altro che giovani. Ergo, si tratta nella fattispecie di un ripopolamento parziale e non duraturo.

In breve, se al Sud non tornano i giovani come possono queste terre avere un futuro? In quest’ottica qualcosa, recentemente, sta cambiando.

Secondo le ultime rilevazioni dell’ISTAT, infatti, negli ultimi cinque anni migliaia di ragazzi e di ragazze nativi del meridione hanno deciso di tornare a casa. Una scelta rivoluzionaria e per certi versi molto rischiosa.

Accanto ai giovani che scelgono di rincasare continuando a svolgere il proprio lavoro da remoto o che optano per il ritorno “costretti” da eventi vari, ci sono gruppi che decidono di coalizzarsi per crearselo un lavoro, un’attività che possa restituire dignità a loro stessi e alla propria terra. Puglia, Sicilia, Campania e Basilicata sono le regioni che stanno maggiormente risentendo degli effetti benefici del controesodo.

A proposito di Basilicata, si pensi a Matera dove è nata una comunità ideata da giovani lucani che hanno scelto di investire risorse e competenze per lo sviluppo culturale della propria città. “I Ritornati”, questo è il nome dell’associazione, organizzano aperitivi settimanali, trekking, film-incontri per coinvolgere nel progetto di rinascita del territorio sempre più under 40.

C’è poi da considerare la vasta portata mediatica dei social che aumentano di gran lunga la visibilità e l’efficacia di simili iniziative. Si creano così piccole realtà che già nella loro fase di embrionale sviluppo sono in grado di recitare un ruolo fondamentale per l’economia locale.

Certo, le difficoltà non mancano; basti pensare alla secolare carenza di infrastrutture e servizi, deterrenti principali ancora oggi per un concreto rilancio dell’economia del Sud Italia.

Cosa sta concretamente cambiando è però la prospettiva dalla quale i giovani meridionali immaginano il proprio futuro. Fino a poco tempo fa il pensiero comune, fisso, era scappare il prima possibile da terre morte e sepolte. Ci si arrendeva all’evidenza, insomma, rassegnandosi non tanto alla realtà, di certo poco rosea, quanto a vecchie convinzioni della serie “qui non cambierà mai niente“.

Ecco, in questo senso qualcuno tra questa marea di migranti meridionali ha ragionato esclusivamente con la propria testa scegliendo la strada della sana e lucida follia. A tutti questi giovani giunga da una voce di un coetaneo tutta la propria ammirazione e riconoscenza perché grazie a chi ha affermato che mai niente è davvero perduto, oggi tanti altri sono convinti che anche al Sud ci può essere un futuro e, forse fatto ancora più eclatante, un presente. Oseremo dire che anche da Foggia in giù a casa si ritorna, non sempre, ma si ritorna…ed è già un qualcosa di molto simile ad una svolta storica che ci porta a dire che quel vento mai arrivato nelle nostre strade oggi si sente ed è anche abbastanza forte.

Felice Marcantonio

Comments are closed