Antonio Montecalvo, Autore presso La Voce del Sud https://www.lavocedelsud.org/author/antonio-montecalvo/ “Se si sogna da soli, è un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia. ” Wed, 15 Apr 2026 16:25:14 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1.3 199277288 Angine de Poitrine: non solo immagine https://www.lavocedelsud.org/angine-de-poitrine-non-solo-immagine/ Wed, 15 Apr 2026 16:25:06 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9683 Negli ultimi giorni spopola su internet la musica di un pittoresco duo canadese, gli Angine de Poitrine.Pura casualità degli algoritmi o qualcosa di più? Nonostante la mia totale assenza dai social network, la mia passione della scoperta di nuova musica ogni giorno mi ha portato a leggere alcuni articoli, ben più autorevoli dei miei, circa […]

L'articolo Angine de Poitrine: non solo immagine proviene da La Voce del Sud.

]]>
Negli ultimi giorni spopola su internet la musica di un pittoresco duo canadese, gli Angine de Poitrine.
Pura casualità degli algoritmi o qualcosa di più?

Nonostante la mia totale assenza dai social network, la mia passione della scoperta di nuova musica ogni giorno mi ha portato a leggere alcuni articoli, ben più autorevoli dei miei, circa questo particolare duo canadese improntato al rock cosiddetto sperimentale.
Si esibiscono sotto gli pseudonimi di Khn de Poitrine (chitarra, basso, loop station, sintetizzatori) e Klek de Poitrine (batteria). Il progetto è sviluppato in forma completamente anonima, con i due membri che si presentano in pubblico con maschere di cartapesta oversize e costumi bianchi e neri a pois, rendendo l’estetica parte integrante dell’esperienza musicale e visiva.

Il duo ha debuttato ufficialmente con l’album Vol. 1 nel 2024, distribuito in formati LP e digitale, ma di certo non ha riscosso il successo e l’interesse dettato da Vol. II.
La fama globale è esplosa ora, nel 2026, quando una sessione dal vivo registrata per KEXP durante il festival Trans Musicales di Rennes è diventata virale su YouTube, ottenendo 10 milioni di visualizzazioni in poche settimane.
Questo evento ha portato a un incremento massiccio di interesse anche al di fuori della nicchia, con reazioni entusiaste di fan e critici, nonché commenti positivi da figure di spicco del rock come Dave Grohl dei Foo Fighters, che ha elogiato l’energia e l’originalità del duo.

La musica degli Angine de Poitrine è caratterizzata da composizioni strumentali tecnicamente complesse, un uso intenso della microtonalità e ritmi intricati tipici del math rock e del prog.
In campo sonoro il duo ha adottato soluzioni originali come una chitarra/basso a doppio manico con tasti ravvicinati che permettono la divisione dell’ottava in 24 note, loop station per sovrapporre linee diverse e strutture ritmiche non convenzionali, creando un suono ipnotico e molto stratificato.

Di certo non è la prima volta che ci si trova di fronte a gruppi di questa qualità tecnica e originalità, ma per quanto si possa apprezzarne la musica, in questo caso la domanda dei più scettici sorge spontanea: avrebbero raggiunto la popolarità anche senza la loro forte presenza scenica, il mistero dietro le loro identità e la totale assenza di interviste e promozione?
Indubbiamente non c’è una verità definitiva, non abbiamo dati per comprendere se gli Angine de Poitrine rimarranno un fenomeno temporaneo o riusciranno a uscire dalla nicchia e imporsi davvero al grande pubblico, come spesso consiglio basiamoci sempre sulla musica e su cosa ci trasmette, al netto di qualunque moda.
Gli Angine de Poitrine saranno impegnati anche in un tour europeo che farà tappa in Italia, a Rovereto, il 31 Maggio per Poplar Utopia.

Antonio Montecalvo

L'articolo Angine de Poitrine: non solo immagine proviene da La Voce del Sud.

]]>
9683
I miei ascolti (in ritardo) per Marzo 2026 https://www.lavocedelsud.org/i-miei-ascolti-in-ritardo-per-marzo-2026/ Tue, 03 Mar 2026 21:28:06 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9668 In un mese di Marzo scarno di pubblicazioni, qualche consiglio per superare indenni un festival di Sanremo povero di emozioni e originalità. Sanremo 2026 si è appena concluso, lo scenario apocalittico della vittoria di Sal Da Vinci è diventato realtà e dato che anche gli altri scenari possibili non sarebbero stati i più rosei, mi […]

L'articolo I miei ascolti (in ritardo) per Marzo 2026 proviene da La Voce del Sud.

]]>
In un mese di Marzo scarno di pubblicazioni, qualche consiglio per superare indenni un festival di Sanremo povero di emozioni e originalità.

Sanremo 2026 si è appena concluso, lo scenario apocalittico della vittoria di Sal Da Vinci è diventato realtà e dato che anche gli altri scenari possibili non sarebbero stati i più rosei, mi piace immaginare e sperare che i lettori della Voce del Sud siano alla ricerca di una boccata di aria fresca, di qualche chicca per riaprire la mente e scoprire qualcosa di nuovo, fresco e possibilmente appassionante.
Da bravo amico che consiglia musica sconosciuta agli amici per fare l’alternativo, tengo sempre da parte qualche asso nella manica, qualche album o artista meno conosciuto in cui ritrovo un fascino, che sia nel testo, nella musica o più semplicemente nel brivido che lascia una scelta musicale, un’immagine, una storia, una combinazione inaspettata.

Inizierei dalla grande mancanza che sto colmando nei giorni in cui scrivo questo articolo; il suo nome è Coca Puma, eclettica quanto forse timida cantautrice che oscilla tra il jazz, il soul, l’elettronica e il dream-pop, senza disdegnare una capatina nella musica di matrice brasiliana.
Il suo secondo album, pubblicato nel 2024 con l’etichetta Dischi Sotterranei, dal titolo Panorama Olivia, è una collezione privata di quadri curati nei minimi particolari con una maturità artistica sconcertante.
Tutto scorre con fluidità, in sospensione dalla realtà, ogni ambiente sonoro è curato nei minimi dettagli, l’attenzione dell’ascoltatore è perennemente catturata da una produzione musicale di altissima qualità che non fa rimpiangere una vocalità buona, ma per il momento non indimenticabile.

Ancora qualche riserva invece su Gaia Banfi e il suo album La Maccaia, che a mio avviso attira l’attenzione ma non rapisce fino in fondo.
Ho ancora nelle orecchie ORA, il capolavoro di Daniela Pes di cui ho parlato mesi fa, quindi il paragone nasce spontaneo per questa artista che mescola cantautorato e musica elettronica in maniera sapiente, ma risultando in alcuni momenti fine a sè stessa, non riuscendo talvolta a creare l’organicità e la coerenza che rendono il discorso sempre interessante e magnetico.
Il lungoriva di Genova, ma anche il singolo pubblicato recentemente In Luce meritano attenzione.

Chiudo questo trittico di consigli al femminile con Cristiana Verardo, cantautrice pugliese più classica rispetto alle due citate in precedenza, ma che ha catturato la mia attenzione grazie ad un certo carisma nella voce e nella scrittura.
L’Avversaria è un album confezionato con cura, la produzione omaggia il passato, ma vive assolutamente nel presente e se per gusto personale le canzoni sono forse un po’ troppo “smielate”, faccio volentieri un’eccezione.
Addio in duetto con Carmine Tundo (La Municipàl), Innamorarsi Piano e Tu sei Qui sono per me le vette di questo disco, che scorre comunque molto bene nella sua interezza.


Personalmente spero che Cristiana Verardo, così come Coca Puma e Gaia Banfi possano continuare la loro attività e portare la loro musica di qualità a sempre più persone che come me amano ancora ritrovare nella musica di qualunque tipo un’emozione che sconvolge, che costringe all’attenzione, al fare i conti con i propri sentimenti, che fa pensare e che ci permette di sognare.

Antonio Montecalvo






L'articolo I miei ascolti (in ritardo) per Marzo 2026 proviene da La Voce del Sud.

]]>
9668
Un primo sguardo a Sanremo 2026 https://www.lavocedelsud.org/un-primo-sguardo-a-sanremo-2026/ Sun, 22 Feb 2026 11:04:08 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9661 Tra cast costruiti a tavolino e testi da scoprire, uno sguardo disincantato sulla nuova edizione. Quest’anno, più che mai, il Festival di Sanremo sembra aver scalfito appena la mia attenzione. Complice un progressivo allontanamento dai social, un rapporto sempre più conflittuale con la televisione e, soprattutto, una sensazione di déjà-vu che accompagna l’annuncio del cast. […]

L'articolo Un primo sguardo a Sanremo 2026 proviene da La Voce del Sud.

]]>
Tra cast costruiti a tavolino e testi da scoprire, uno sguardo disincantato sulla nuova edizione.

Quest’anno, più che mai, il Festival di Sanremo sembra aver scalfito appena la mia attenzione. Complice un progressivo allontanamento dai social, un rapporto sempre più conflittuale con la televisione e, soprattutto, una sensazione di déjà-vu che accompagna l’annuncio del cast. Alla pubblicazione dei nomi in gara, l’impressione è stata quella di trovarsi di fronte al solito “minestrone” studiato più per lo spettacolo che per una reale ricerca musicale.

È chiaro: il Festival della canzone italiana deve difendere il proprio status. Una manifestazione storica come Festival di Sanremo non può prescindere da equilibri televisivi, audience e consenso trasversale. Ma proprio questa necessità sembra aver cristallizzato il meccanismo di selezione in categorie prevedibili: il rapper del momento, l’indie addomesticato, il volto storico, la meteora esplosa su Spotify o su TikTok, il nome nostalgico anni Novanta, il personaggio legato a qualche polemica.
Il risultato? Un cast che appare costruito più per garantire segmenti di pubblico che per proporre una visione artistica coerente o realmente innovativa.
Non sorprende, allora, ritrovare nomi storici come Patty Pravo, presenza legittimata da una carriera monumentale ma oggi distante dal cuore pulsante della scena musicale contemporanea. Allo stesso modo tornano artisti che sembrano orbitare stabilmente attorno al Festival, come Enrico Nigiotti, spesso percepiti come legati a doppio filo a quel contesto.

Negli anni della conduzione di Amadeus si era tentato – non sempre con risultati rivoluzionari, ma con un certo coraggio – di aprire qualche spiraglio verso universi meno scontati. L’esempio di Colapesce e Dimartino, Brunori Sas o di Lucio Corsi dimostra che una proposta più originale può comunque intercettare il pubblico. Forse non una rivoluzione, ma almeno un tentativo di spostare l’asse.

Quest’anno, invece, già dalla conduzione, dagli ospiti e perfino dalla lista degli esclusi, si percepisce un ritorno a dinamiche più rassicuranti. Difficilmente seguirò l’intera kermesse: proverò piuttosto ad ascoltare le canzoni in modo disincantato, isolandole dal contesto televisivo. Perché, al netto del circo mediatico, restano i testi. E sono proprio quelli che meritano un’analisi.

Il primo spunto interessante arriva da Arisa. Lontana dalla consueta ballata d’amore, propone un brano che sembra affondare le radici nell’autobiografia: l’infanzia, l’adolescenza, il passaggio all’età adulta e la ricerca di quell’amore primigenio che appartiene agli anni della scoperta. Un tentativo di introspezione che si distingue in un panorama spesso dominato da formule ripetitive.

Subito dopo l’amore, nelle gerarchie tematiche sanremesi, arrivano quasi sempre i figli. E su questo terreno si muove Tommaso Paradiso, con un testo dedicato alla figlia e alla trasformazione personale che la nascita comporta. È un racconto intimo, che riflette su come le abitudini e le priorità cambino, trovando nel quotidiano una nuova centralità.

Tra i brani più toccanti figura quello di Serena Brancale, dedicato alla madre scomparsa nel 2020. Un tema delicato, affrontato con un taglio personale che introduce una sfumatura diversa rispetto al consueto sentimentalismo festivaliero. Il dolore privato diventa materia narrativa, cercando un equilibrio tra memoria e musica.

Infine, colpisce la scelta di Ermal Meta di raccontare una bambina palestinese – figura immaginaria ma drammaticamente verosimile – in attesa della primavera oltre una collina che separa dalla guerra. Un testo che prova a spostare lo sguardo oltre il perimetro dell’intimismo, aprendo uno spiraglio su un contesto internazionale raramente esplorato in modo diretto sul palco dell’Ariston.

Eppure, al di là dei singoli casi, emerge una sensazione diffusa: una certa fragilità nella scrittura. Spesso i testi sembrano composti di getto, ma senza quella forza evocativa che il linguaggio immediato dovrebbe garantire. Mancano parafrasi incisive, immagini sorprendenti, scarti poetici capaci di restare impressi.

Forse il problema non è la presenza del rapper, dell’indie o del volto storico. Forse il nodo sta nella difficoltà di trovare una vera tensione creativa all’interno di un contenitore che deve conciliare tutto e tutti.
L’esercizio, allora, è provare a sospendere il giudizio sul contesto e concentrarsi sull’essenza: le parole, le storie, le intenzioni. Perché anche in un Festival che sentiamo distante può nascondersi, tra le righe, un frammento di autenticità. Sta a noi decidere se cercarlo.

Antonio Montecalvo

L'articolo Un primo sguardo a Sanremo 2026 proviene da La Voce del Sud.

]]>
9661
Orbit orbit: i mondi di Caparezza si incontrano https://www.lavocedelsud.org/orbit-orbit-i-mondi-di-caparezza-si-incontrano/ Mon, 24 Nov 2025 18:53:09 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9625 Caparezza torna con Orbit Orbit, e stavolta non si tratta semplicemente di un nuovo album: è un progetto narrativo che fonde musica, fumetto, immaginazione e introspezione. Come dichiarato in diverse interviste, l’idea nasce da un desiderio personale che l’artista coltiva da anni, quello di scrivere una storia a fumetti tutta sua.Invece di limitarsi ad accompagnare […]

L'articolo Orbit orbit: i mondi di Caparezza si incontrano proviene da La Voce del Sud.

]]>
Caparezza torna con Orbit Orbit, e stavolta non si tratta semplicemente di un nuovo album: è un progetto narrativo che fonde musica, fumetto, immaginazione e introspezione.

Come dichiarato in diverse interviste, l’idea nasce da un desiderio personale che l’artista coltiva da anni, quello di scrivere una storia a fumetti tutta sua.
Invece di limitarsi ad accompagnare l’uscita di un disco con un booklet illustrato, ha scelto di capovolgere completamente il processo creativo: prima è nato il fumetto, poi, attorno a quell’immaginario, hanno iniziato a prendere forma le canzoni.
È come se Caparezza avesse costruito un mondo parallelo e solo in seguito vi avesse inserito la musica, modellandola sulle atmosfere, i personaggi e le emozioni dei capitoli della storia.

Proprio la traccia “A comic book saved my life” ripercorre alcune tappe della vita di Michele Salvemini, scandite dall’amore per il fumetto che rappresenta una svolta nella sua vita personale, ma racconta anche il buio prima di questa rinascita.
Se nell’album “Prisoner 709” aveva rappresentato la gabbia creata attorno a lui dall’acufene che lo aveva costretto a ridurre l’attività dal vivo e Exuvia la fuga e quindi l’accettazione della sua condizione, Orbit Orbit scende ancora più in fondo e lo fa attraverso un viaggio fisicamente opposto, ossia quello verso l’universo remoto.

Il fumetto è un racconto visivo pubblicato da Sergio Bonelli Editore, una casa editrice simbolo del fumetto italiano, che ha creduto nel progetto fin dall’inizio. La copertina, firmata da Matteo De Longis, dà subito un’idea dell’estetica dell’opera: colori vivi, dettagli dinamici, un Caparezza catapultato in un universo che alterna spazi siderali, mondi interiori e simbolismi psicologici. Le tavole interne sono realizzate da un gruppo di autori diversi, ognuno con il proprio stile, quasi a suggerire che l’universo immaginato dall’artista non abbia un’unica voce, ma si componga di molte prospettive. Questo mosaico stilistico contribuisce a rendere l’opera estremamente ricca, stratificata e in continua evoluzione mentre la si legge.

Nel momento in cui scrivo ho ricevuto da poco il fumetto ma da quel che ho letto sommariamente, la storia segue un Caparezza in versione cosmonauta, un viaggiatore che fluttua tra orbite metaforiche e luoghi della mente. Il suo percorso non è soltanto fisico: esplora dimensioni dell’immaginazione, affronta dubbi, lotte interiori, idee che prendono forma come personaggi reali, tra cui l’ombra di Darktar, una presenza antagonista che rappresenta forse la negatività, la paralisi creativa, la parte oscura che ognuno si porta dietro. Questo viaggio, tuttavia, non è cupo: è ricco di stupore, di invenzioni visive, di momenti surreali che riflettono il modo in cui Caparezza ha sempre scritto i suoi testi, pieni di metafore e giochi linguistici. Il fumetto, in questo senso, sembra dare un corpo concreto a tutto quel mondo simbolico, traducendo in immagini ciò che per anni è stato espresso soltanto attraverso parole e musica.

Parallelamente al fumetto, prende ovviamente forma l’album Orbit Orbit, il nono della carriera dell’artista. Le tracce sono pensate come “capitoli sonori”, che ampliano e approfondiscono le sensazioni del fumetto. Non è un semplice accompagnamento: è un’opera che può essere ascoltata da sola, ma che trova un ulteriore livello di interpretazione quando viene vissuta insieme alla componente visiva.
Caparezza sperimenta ancora una volta con sonorità che spaziano dall’elettronica all’orchestrale, mantenendo però quella sua capacità inconfondibile di rendere ogni brano un piccolo universo narrativo.
Alcuni passaggi evocano la vastità dello spazio, altri la tensione emotiva del protagonista, altri ancora riportano alla leggerezza, alla fantasia pura, come se l’ascoltatore fosse invitato non solo a seguire una storia, ma a viverla dall’interno.
Queste scelte coincidono anche con un inedito uso del suo vero timbro vocale, abbandonando quella nasale e a tratti volutamente sgradevole “maschera” che l’aveva reso riconoscibile anche ai meno appassionati.

Guardando il progetto nel suo insieme, si capisce subito che Orbit Orbit è uno dei lavori più ambiziosi di tutta la carriera di Caparezza. Non è semplicemente un album: è una narrazione complessa, un mondo costruito con attenzione sia nel sonoro sia nel visivo. È un invito per il pubblico non solo ad ascoltare, ma a leggere, osservare, interpretare, e soprattutto a immaginare. L’artista sembra voler dire che la creatività è un territorio infinito, e che l’immaginazione può essere l’unica vera forma di libertà che abbiamo.

Con un tour in arrivo nel 2026, Orbit Orbit si prepara a diventare un punto di riferimento non solo per i fan storici di Caparezza, ma anche per chi ama le opere che superano i confini di un singolo linguaggio. È un viaggio, un racconto, un’esperienza, e soprattutto un nuovo modo di entrare nella mente e nel mondo di uno degli artisti più originali della scena italiana.

Antonio Montecalvo

L'articolo Orbit orbit: i mondi di Caparezza si incontrano proviene da La Voce del Sud.

]]>
9625
L’amore e la provincia leccese con La Municipàl https://www.lavocedelsud.org/lamore-e-la-provincia-leccese-con-la-municipal/ Sat, 25 Oct 2025 09:40:27 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9594 La Municipàl, progetto musicale nato dal sodalizio artistico dei fratelli Carmine e Isabella Tundo, è oggi una realtà del panorama cantautorale italiano. Dopo l’uscita di Isabella, Carmine ha proseguito da solo il percorso musicale, trasformando la band in un progetto solista capace di rinnovarsi senza perdere autenticità. Il nome La Municipàl girava intorno ai miei […]

L'articolo L’amore e la provincia leccese con La Municipàl proviene da La Voce del Sud.

]]>
La Municipàl, progetto musicale nato dal sodalizio artistico dei fratelli Carmine e Isabella Tundo, è oggi una realtà del panorama cantautorale italiano. Dopo l’uscita di Isabella, Carmine ha proseguito da solo il percorso musicale, trasformando la band in un progetto solista capace di rinnovarsi senza perdere autenticità.

Il nome La Municipàl girava intorno ai miei ascolti da qualche anno senza mai entrarvi, pur avendo apprezzato la partecipazione all’album Faber Nostrum, una raccolta di cover dedicate a Fabrizio De André. Tra i brani reinterpretati, La canzone di Marinella si distingueva per intensità e delicatezza, segno di una maturità artistica non comune, soprattutto considerata la superficialità e scarsa originalità che purtroppo non mi aveva fatto amare particolarmente quella operazione discografica.

Recuperando gli album precedenti, tra il 2018 e il 2023, La Municipàl ha attraversato una fase di crescita artistica evidente. I testi, spesso malinconici e ironici, raccontano amori irrisolti e momenti di vita quotidiana con la provincia leccese come sfondo, terra d’origine dei fratelli Tundo. Questa evoluzione ha raggiunto la piena maturità con l’ultimo album, pubblicato nel 2024, che segna un nuovo capitolo nella carriera di Tundo, ormai solista in seguito all’abbandono della sorella Isabella, che continua comunque a incidere i cori all’occorrenza.

In Dopo tutto questo tempo, Carmine Tundo intreccia il tema dell’amore con una narrazione più ampia, fatta di luoghi e memorie. L’album si muove tra la provincia leccese e suppongo anche la Francia, evocando le scogliere di Marsiglia nella canzone Maledetto Maestrale. L’amore diventa così un filo conduttore, ma non assoluto protagonista, per raccontare un viaggio emotivo dove l’autore riesce a trasformare esperienze personali in immagini universali.
Pur affrontando un tema classico, i testi mantengono una freschezza narrativa grazie a uno stile diretto, talvolta privo di troppi orpelli retorici. Tundo descrive emozioni e stati d’animo con un linguaggio semplice ma evocativo, capace di restituire autenticità e profondità.

Dal punto di vista musicale, l’album combina sonorità pop dei primi anni 2000 con elementi del cantautorato indie e un uso sapiente dell’elettronica. Si percepisce un equilibrio tra tradizione e sperimentazione, dove ogni scelta sonora rispecchia pienamente l’intenzione artistica dell’autore. Non si tratta di un disco pensato per il mercato, ma di un’opera sincera e coerente, che mette al centro la libertà espressiva. Persino quella che mi pareva essere in passato uno dei pochi punti deboli, ossia una vocalità non indimenticabile e talvolta troppo dimessa, trova il suo equilibrio in melodie più ricercate e soprattutto una ritrovata intensità, come ad esempio ne Il sesso tra ex.

In diverse interviste, Carmine Tundo trasmette spesso l’importanza dell’autenticità nella sua musica, il lavoro di produzione che esegue autonomamente e il suo amore per vari generi che pratica anche con progetti paralleli che mi auguro di poter analizzare e promuovere in futuro per La Voce del Sud.

Antonio Montecalvo

L'articolo L’amore e la provincia leccese con La Municipàl proviene da La Voce del Sud.

]]>
9594
Faccianuvola, non solo elettronica https://www.lavocedelsud.org/faccianuvola-non-solo-elettronica/ Fri, 26 Sep 2025 15:05:19 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9556 Alessandro Feruda, in arte Faccianuvola, è una delle grandi novità del panorama musicale italiano. Pubblicato il 23 Maggio 2025, Il Dolce ricordo della nostra disperata gioventù segna un passo importante del giovane cantautore lombardo. Con colpevole ritardo dovuto alla fase di stallo discografico della musica che per me conta che vivo ogni estate, circondato da […]

L'articolo Faccianuvola, non solo elettronica proviene da La Voce del Sud.

]]>
Alessandro Feruda, in arte Faccianuvola, è una delle grandi novità del panorama musicale italiano.
Pubblicato il 23 Maggio 2025, Il Dolce ricordo della nostra disperata gioventù segna un passo importante del giovane cantautore lombardo.

Con colpevole ritardo dovuto alla fase di stallo discografico della musica che per me conta che vivo ogni estate, circondato da singoli e tentativi di hit che durano al massimo dieci giorni, l’algoritmo di Spotify che raramente riesce a carpire i miei gusti (perchè forse non li conosco neanche io), mi ha suggerito uno dei singoli del giovanissimo cantautore Alessandro Feruda, in arte Faccianuvola. 
Le mie riserve sui nomi d’arte di molti artisti emergenti rimangono sempre presenti, ma a un primo ascolto rimango rapito, pur non avendo tempo di decifrare esattamente tutto il materiale presente nei tre minuti e cinquanta di Portami a ballare in primavera e in generale nel ricchissimo secondo album dal titolo Il dolce ricordo della nostra disperata gioventù.

Nei testi frammentari, volutamente ambigui, punteggiati da immagini naturali e reminiscenze adolescenziali, si coglie un’urgenza comunicativa che tuttavia non si concede mai del tutto all’ascoltatore, rimanendo talvolta chiara come un dolce ricordo o altre volte confuso come potrebbe un episodio da dimenticare o che semplicemente sta andando via con il passare degli anni, 
Le melodie si alternano tra linee piuttosto melismatiche a temi che richiamano la semplicità di quelli delle canzoncine della nostra infanzia, il famigerato autotune è presente per ragioni musicali e non modaiole e permette una perfetta fusione della voce con gli arrangiamenti elettronici sempre affascinanti e che si rinnovano continuamente all’interno della traccia stessa.
Ogni traccia è accompagnata da dei video in continuità tra loro, dal taglio piuttosto simbolista, nei quali compare anche un’artista circense, coinquilina di Alessandro Feruda.

Il dolce ricordo della nostra disperata gioventù non si limita a essere un titolo suggestivo: è una dichiarazione estetica e filosofica.
L’opera si configura come diario collettivo di una generazione in bilico fra smarrimento e ricerca di senso, oscillante tra la precarietà del presente e la necessità di immaginare un altrove possibile. La “disperazione” evocata da Faccianuvola non è grido, ma eco: un sentore che permane, e che si fa canto delicato, quasi timido, eppure così incisivo.

Siamo agli esordi di un giovanissimo cantautore che dimostra una preparazione e un gusto al di sopra della media e indubbiamente la firma con Columbia Records è un’investitura tutt’altro che casuale.

Antonio Montecalvo

L'articolo Faccianuvola, non solo elettronica proviene da La Voce del Sud.

]]>
9556
Giorgio Poi: Schegge che non feriscono https://www.lavocedelsud.org/giorgio-poi-schegge-che-non-feriscono/ Thu, 08 May 2025 09:38:46 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9379 Esce “Schegge”, il quarto album in studio di Giorgio Poi e fissa l’asticella ad un livello superiore della sua produzione musicale. Sono nel mio bar di fiducia come ogni mattina quando torno qualche giorno nel mio paesino, c’è confusione nel locale, tanta gente entra per un caffè veloce e una chiacchiera prima di tornare a […]

L'articolo Giorgio Poi: Schegge che non feriscono proviene da La Voce del Sud.

]]>
Esce “Schegge”, il quarto album in studio di Giorgio Poi e fissa l’asticella ad un livello superiore della sua produzione musicale.

Sono nel mio bar di fiducia come ogni mattina quando torno qualche giorno nel mio paesino, c’è confusione nel locale, tanta gente entra per un caffè veloce e una chiacchiera prima di tornare a lavoro.

Negli altoparlanti passa una radio nazionale, per deformazione professionale l’orecchio va automaticamente a sintonizzarsi lì. Sento una voce particolare, acuta nel registro, ma morbida nell’espressione, un’atmosfera che non appartiene al classico singolo radiofonico. Ciò che mi sorprende di più è che anche altri clienti appena entrati, pur non essendo interessati, volgono lo sguardo al televisore senza capire bene perché e rimangono fermi qualche secondo. Trovo che la musica di un certo livello, seppur di un genere lontano, contenga quella magia che cattura l’attenzione anche del più disattento o disinteressato. Il singolo in questione si intitola Uomini contro Insetti, il cantautore è Giorgio Poi, un nome che sicuramente avrò già letto senza mai approfondire, forse troppo inondato da tutta la musica che viene pubblicata ogni giorno. Ciò che salta subito all’orecchio, oltre ad una voce così acuta quanto educata, è l’incredibile gusto ed equilibrio in ogni brano fin dal primo album, dove la musica guida il testo e il testo guida la musica alla perfezione. Nel corso dei tre album che precedono il nuovo uscito “Schegge” non esistono brani di serie B o meno incisivi o caratterizzati rispetto ad altri, ognuno con meno di dieci tracce, ma quelle giuste, quelle che servono ad esprimere tutto ciò che c’è nell’anima di Giorgio Poi e azzardo dicendo che è addirittura più di quel che mostra. Cito a memoria dal passato Solo per Gioco, Vinavil, Giorni Felici, i Pomeriggi, ma l’intero Schegge rappresenta uno snodo che porta la produzione a un livello superiore sotto tutti gli aspetti.

Oltre alla già citata “Uomini contro insetti”, ciò che rimane è l’incredibile omogeneità di scrittura che abbraccia tutto l’album, la cura negli arrangiamenti che diventano una culla per il fluttuare della voce delicata di Giorgio Poi.

Avrò la possibilità di ascoltarlo dal vivo a Bruxelles e sicuramente approfondirò prossimamente la carriera di questo artista così completo. Per il momento uno degli album più interessanti del 2025.

L'articolo Giorgio Poi: Schegge che non feriscono proviene da La Voce del Sud.

]]>
9379
Il sorprendente ritorno de I Cani https://www.lavocedelsud.org/il-sorprendente-ritorno-de-i-cani/ Fri, 11 Apr 2025 22:09:38 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9352 Un album desiderato, quasi ormai insperato è diventato realtà: I Cani ha pubblicato il suo quarto album, Post Mortem. “Perché pure a sparire ci si deve abituare” recitava l’ultimo verso dell’ultima traccia dell’ultimo album de I Cani, nome d’arte di Niccolò Contessa.Effettivamente sparito dal punto di vista delle pubblicazioni con il suo pseudonimo, Contessa in […]

L'articolo Il sorprendente ritorno de I Cani proviene da La Voce del Sud.

]]>
Un album desiderato, quasi ormai insperato è diventato realtà: I Cani ha pubblicato il suo quarto album, Post Mortem.

“Perché pure a sparire ci si deve abituare” recitava l’ultimo verso dell’ultima traccia dell’ultimo album de I Cani, nome d’arte di Niccolò Contessa.
Effettivamente sparito dal punto di vista delle pubblicazioni con il suo pseudonimo, Contessa in realtà è comparso spesso come coautore e produttore di diversi lavori e in collaborazioni con Coez, Max Pezzali, Tutti Fenomeni e ultimamente in uno split album con i Baustelle.
Si è dedicato anche alla composizione di colonne sonore per due film di Gianni Zanasi (La felicità è un sistema complesso e Troppa Grazia) e altrettanti di Pietro Castellitto (I Predatori ed Enea).

Nato nel contesto perlopiù romano e “indie”, anche grazie ai vari riferimenti alla capitale presenti soprattutto nei primi due album, quello de I Cani diventa un vero e proprio fenomeno che coinvolge generazioni diverse, incide sull’estetica della musica che arriverà più tardi e l’attesa per ogni pubblicazione si fa sempre più crescente con il passare degli anni.
Aurora del 2016 si discosta dai primi due album per suoni e tematiche, andando più a fondo nei testi e nella ricercatezza sonora soprattutto in chiave elettronica, ma sancisce anche una lunga pausa che non fa diminuire la notorietà di Contessa, ma se vogliamo crea ancora più attesa e attenzione per la sua attività.

Il 10 Aprile 2025, senza nessun singolo e senza alcun preavviso, come nel suo stile, viene pubblicato dalla 42 Records il nuovo album de I Cani dal titolo Post Mortem.

Siamo abbastanza lontani dai suoni di Aurora, i sintetizzatori sono sullo sfondo ma domina al contrario una strumentazione più punk che esce fuori sin dalle prime tracce, Io e Buco Nero, entrambe legate da questi elenchi di persone e situazioni che hanno influito in qualche modo sul narratore.
Colpo di tosse è ancora scritta con questa sorta di “elenco” di tutte le ispirazioni possibili per scrivere una canzone.

F.C.F.T. è il brano più tagliente del “Lato A” sia strumentalmente che per il testo, Fare Come Fanno Tutti, un inno a ciò che si dovrebbe (e che ahimè si fa) per avere successo o anche solo per essere considerati normali all’interno di un contesto.

Post Mortem è una traccia strumentale che funge da ponte per le due parti, ma dà anche il titolo all’album pur non essendone un vero manifesto.
In questa seconda parte trova spazio anche un’amore consumato come il Carbone, vicino alla fine, dove i due protagonisti sono diventati sconosciuti e tentano ancora di chiamarsi amore pur sapendo che il sentimento è sparito.
Nella consueta amarezza che caratterizza i testi di Contessa, come sempre trova spazio una luce, in questo caso Un’altra Onda, che rappresenta quel qualcosa che per un momento ci travolge e ci fa perdere il controllo, ma che rivogliamo immediatamente appena ritocchiamo la sabbia.

Nove anni sono un’eternità nel mondo discografico contemporaneo, ma la musica de I Cani come tutta la buona musica, è sempre attuale, prescinde il tempo e le mode.
Probabilmente nessuna di queste tracce diventerà una nuova canzone iconica come lo sono state Il posto più freddo o Lexotan, soprattutto se non saranno accompagnate da un tour, ma rimane la magia di un ennesimo tassello aggiunto alla carriera di un artista che ha cambiato le sorti della discografia italiana.

Antonio Montecalvo

L'articolo Il sorprendente ritorno de I Cani proviene da La Voce del Sud.

]]>
9352
Il Sanremo reale https://www.lavocedelsud.org/il-sanremo-reale/ Fri, 14 Mar 2025 15:46:49 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9313 Il successo incontrastato di Olly, i tormentoni, gli outsiders: la situazione delle canzoni in gara a un mese dalla fine di Sanremo 2025. A poco più di un mese dalla fine del Festival di Sanremo, fuori dalla competizione, dalla critica, dal televoto e da tutto il contorno sanremese, è sempre interessante guardare la situazione della […]

L'articolo Il Sanremo reale proviene da La Voce del Sud.

]]>
Il successo incontrastato di Olly, i tormentoni, gli outsiders: la situazione delle canzoni in gara a un mese dalla fine di Sanremo 2025.

A poco più di un mese dalla fine del Festival di Sanremo, fuori dalla competizione, dalla critica, dal televoto e da tutto il contorno sanremese, è sempre interessante guardare la situazione della classifica italiana dei singoli presenti al Festival di febbraio 2025 e capire il polso del reale pubblico del mainstream italiano per eccellenza.

Nel momento in cui scrivo questo articolo, OLLY mantiene la testa della classifica con Balorda Nostalgia, seguito dalle due grandi esclusioni del podio sanremese che avevano destato più malumori, Giorgia e Achille Lauro.

Il secondo classificato Lucio Corsi, futuro rappresentante dell’Italia all’Eurovision Song Contest, scivola al 6° posto, mentre il terzo classificato Brunori Sas addirittura alla 19esima posizione.

Capitolo tormentoni: essi si trovano simpaticamente tutti insieme, da Cuoricini, che era apparso subito come IL tormentone del Festival che è stabile al 9° posto, al 10° con Rkomi (diventato famoso a causa del forte accento lombardo con il quale pronuncia le vocali), al quale si aggiunge un “tormentone inaspettato” come quello di Gaia con ‘Chiamo io, chiami tu’, divenuto famoso sul web per via del dietro le quinte del videoclip nel quale il coreografo spagnolo Carlos Diaz Gandia guida i movimenti di Gaia attraverso delle onomatopee, ammetto persino io, molto divertenti.

Piccola postilla di orgoglio pugliese per Serena Brancale, che con la sua Anema e Core mantiene la 14esima posizione.

Come spesso dimostrato nella storia del Festival di Sanremo e in generale in una competizione canora dove entrano in gioco diversi fattori “extramusicali”, spesso le classifiche dello show non seguono esattamente le logiche del pubblico reale e comunque una classifica digitale di un mese non sarà mai abbastanza per giudicare definitivamente la continuità e l’evoluzione di un artista, chiunque esso sia.

Antonio Montecalvo

L'articolo Il Sanremo reale proviene da La Voce del Sud.

]]>
9313
Sanremo 2025: niente è deciso https://www.lavocedelsud.org/sanremo-2025-niente-e-deciso/ Wed, 12 Feb 2025 19:22:23 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9253 Dopo la prima serata del Festival della canzone italiana, i giornalisti della sala stampa hanno decretato a fine spettacolo una classifica della quale è possibile conoscere solo la top 5, nella quale figurano Brunori Sas, Simone Cristicchi, Giorgia, Achille Lauro e la sorpresa Lucio Corsi. Il mese che precede Sanremo è sempre ricco di rumors, […]

L'articolo Sanremo 2025: niente è deciso proviene da La Voce del Sud.

]]>
Dopo la prima serata del Festival della canzone italiana, i giornalisti della sala stampa hanno decretato a fine spettacolo una classifica della quale è possibile conoscere solo la top 5, nella quale figurano Brunori Sas, Simone Cristicchi, Giorgia, Achille Lauro e la sorpresa Lucio Corsi.

Il mese che precede Sanremo è sempre ricco di rumors, bilanci affrettati e soprattutto le care vecchie polemiche utili ad aggiungere un po’ di spezie a un’edizione che per il periodo politico che viviamo, uno dei presentatori più neutrali della televisione italiana e il cast di artisti non così vario, ci si aspettava potesse essere sotto tono rispetto ai fasti delle ultime edizioni targate Amadeus.

Effettivamente i presentatori cambiano, i cantanti vanno e vengono, ma l’insieme delle formule e delle regole non scritte che creano il Festival rimane com’è sempre stato e probabilmente sempre sarà.
Anche un sostenitore della musica italiana come me si arrende a uno show a mio avviso antiquato dove la musica diventa pura merce da esporre.
La maggior parte degli artisti si adeguano alla situazione, altri ci sguazzano, purtroppo però di queste 29 canzoni non troviamo molti picchi di interesse o originalità.

Il voto della prima serata è fornito dalla sala stampa, che ha avuto modo di ascoltare i brani già prima dell’inizio del Festival quindi qualcosa era già trapelato all’esterno.
La top 5 di ieri conferma la predilezione per Brunori e Cristicchi, la freschezza di un giovane come Lucio Corsi e una certa venerazione per Giorgia e la sua carriera e per Achille Lauro, del quale personalmente sto ancora cercando di capire le qualità.

Purtroppo temo che le preferenze possano cambiare radicalmente vista la quantità di personaggi amati dalle masse sicuramente più dei sopracitati, ma voglio avere fiducia che almeno uno dei cantautori possa rimanere a galla nelle prime posizioni e lanciare un segnale.
Nota di merito per Willie Peyote che non tradisce le attese e per la giovane voce di Joan Thile, entrambi meno audaci del solito ma pur sempre interessanti.


Antonio Montecalvo

L'articolo Sanremo 2025: niente è deciso proviene da La Voce del Sud.

]]>
9253