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Alessandro Feruda, in arte Faccianuvola, è una delle grandi novità del panorama musicale italiano.
Pubblicato il 23 Maggio 2025, Il Dolce ricordo della nostra disperata gioventù segna un passo importante del giovane cantautore lombardo.

Con colpevole ritardo dovuto alla fase di stallo discografico della musica che per me conta che vivo ogni estate, circondato da singoli e tentativi di hit che durano al massimo dieci giorni, l’algoritmo di Spotify che raramente riesce a carpire i miei gusti (perchè forse non li conosco neanche io), mi ha suggerito uno dei singoli del giovanissimo cantautore Alessandro Feruda, in arte Faccianuvola. 
Le mie riserve sui nomi d’arte di molti artisti emergenti rimangono sempre presenti, ma a un primo ascolto rimango rapito, pur non avendo tempo di decifrare esattamente tutto il materiale presente nei tre minuti e cinquanta di Portami a ballare in primavera e in generale nel ricchissimo secondo album dal titolo Il dolce ricordo della nostra disperata gioventù.

Nei testi frammentari, volutamente ambigui, punteggiati da immagini naturali e reminiscenze adolescenziali, si coglie un’urgenza comunicativa che tuttavia non si concede mai del tutto all’ascoltatore, rimanendo talvolta chiara come un dolce ricordo o altre volte confuso come potrebbe un episodio da dimenticare o che semplicemente sta andando via con il passare degli anni, 
Le melodie si alternano tra linee piuttosto melismatiche a temi che richiamano la semplicità di quelli delle canzoncine della nostra infanzia, il famigerato autotune è presente per ragioni musicali e non modaiole e permette una perfetta fusione della voce con gli arrangiamenti elettronici sempre affascinanti e che si rinnovano continuamente all’interno della traccia stessa.
Ogni traccia è accompagnata da dei video in continuità tra loro, dal taglio piuttosto simbolista, nei quali compare anche un’artista circense, coinquilina di Alessandro Feruda.

Il dolce ricordo della nostra disperata gioventù non si limita a essere un titolo suggestivo: è una dichiarazione estetica e filosofica.
L’opera si configura come diario collettivo di una generazione in bilico fra smarrimento e ricerca di senso, oscillante tra la precarietà del presente e la necessità di immaginare un altrove possibile. La “disperazione” evocata da Faccianuvola non è grido, ma eco: un sentore che permane, e che si fa canto delicato, quasi timido, eppure così incisivo.

Siamo agli esordi di un giovanissimo cantautore che dimostra una preparazione e un gusto al di sopra della media e indubbiamente la firma con Columbia Records è un’investitura tutt’altro che casuale.

Antonio Montecalvo

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