Dario Del Viscio, Autore presso La Voce del Sud https://www.lavocedelsud.org/author/dario-del-viscio/ “Se si sogna da soli, è un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia. ” Thu, 26 Sep 2024 09:18:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1.3 199277288 ABBEY ROAD: L’ALBUM PIU’ DISCUSSO DEL SECOLO SCORSO https://www.lavocedelsud.org/abbey-road-lalbum-piu-discusso-del-secolo-scorso/ Thu, 26 Sep 2024 09:17:43 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9048 26 settembre 1969. È la data d'uscita di un album iconico, tra i più discussi di sempre: Abbey Road dei Beatles.

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“In the end the love you take is equal to the love you make”

26 settembre 1969. Esce un album iconico, uno dei più discussi e chiacchierati di sempre: Abbey Road dei Beatles.
Ancora più celebre ne è la copertina, che ritrae il quartetto di Liverpool mentre attraversa le strisce pedonali dell’omonima strada.
Inutile chiedere chi siano i Beatles, parafrasando gli Stadio, del resto parliamo di una pietra miliare della musica contemporanea, ci limitiamo solo a dire chi ne fossero i componenti: John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr.
Qui non parleremo di loro bensì di come questi quattro individui siano riusciti a creare un capolavoro.

Abbey Road: gli antefatti

Febbraio 1969. Sono da poco terminate le registrazioni del docufilm Get Back con la ripresa di The Long And Winding Road, Let It Be e Two Of Us, tre brani di McCartney, scelta forse apposita considerando che nessuno di questi sopra citati sia di matrice lennoniana, del resto l’idea della frattura tra i Beatles era già in essere.
Continuando le registrazioni nello stesso periodo, la band abbozza i primi stralci di  I Want You ed Old Brown Shoe, settimane di evoluzione insomma. Si prendono una piccola pausa: Ringo partecipa alle riprese del film Magic Christian, George si ritira nel suo cottage mentre Paul e John passano sempre piu’ tempo con le rispettive compagne, Linda e Yoko.
Al rientro dalla pausa viene presa la decisione di trasferirsi nuovamente negli studi di Abbey Road (da specificare che il docufilm e i brani di Get Back sono stati registrati negli studi Twickenham e a Savile Row, sede della Apple Corps) dietro consiglio di George Martin, poiché, era opinione comune che lì “suonasse tutto meglio”.

Aprile 1969. John torna dalla pausa con un’idea di un rythm and blues , genere da lui adorato, forse scritto per la Plastic Ono Band, futura band a metà tra il reale e l’immaginario da lui ideata.
Il brano è The Ballad Of John and Yoko: arrivando in studio trova Paul il quale, ascoltando il brano, seppur non molto entusiasta dell’idea, alla fine acconsente a lavorarci su, anche per mettere a tacere le voci sempre piu’ insistenti dei tabloid inglesi sulla relazione della coppia Lennon/Ono, che di lì a poco metteran su i bed-in.
Qualche settimana più tardi tornano anche George e Ringo (da specificare, prendevano appuntamento), e registrano Old Brown Shoe, la curiosità è che non si sa se Lennon prese effettivamente parte alle registrazioni, dato al momento irrilevante e tuttavia fattore fondamentale per capire il disco che verrà. Esce così il 45 giri Ballad Of John And Yoko/Old Brown Shoe. Il lato A, come al solito, riservato alla coppia Lennon/McCartney e il lato B riservato ad Harrison.

Registrazione del disco

Ad aprile cominciano le registrazioni del disco. Sulla genesi ci sono opinioni discordanti, in quanto i pareri su chi ebbe l’idea di fare ancora qualcosa insieme non sono molto chiare. E’ sempre da ricordare che, in questo momento della carriera, tutti e quattro i musicisti, chi più e chi meno, stavano già intraprendendo percorsi artistici differenti.
Iniziano le session che vedono la presenza di tutti e quattro: si crea qui, secondo la critica, un particolare filone narrativo che vede Abbey Road come il disco maccartiano per eccellenza, in quanto molti brani sono scritti principalmente da Paul. John, secondo alcuni critici, partecipa, a livello compositivo, in maniera piuttosto marginale, un po’ come George.

Tra fine maggio ed inizio giugno del ‘69 cominciano le registrazioni dell’album.
Nello stesso momento a John Lennon viene commissionato un inno per la campagna elettorale dell’allora candidato governatore della California Timothy Leary, che si tradurrà poi in Come Together (immagine I Want You); il fatto strano è che, pur non essendo uno dei brani preferiti da Lennon, sarà considerato uno dei capisaldi della discografia beatlesiana e che vede, in fase di registrazione, il contributo di tutti e quattro.
In una fase iniziale, dunque, Lennon non risulta presente in studio. I primi brani registrati saranno, quindi She Came In Through The Bathroom Window (ispirato ad un’intrusione subita nel bagno di casa dallo stesso McCartney da parte di una fan), Maxwell’s Silver Hammer, You Never Give Me Your Money e, più in generale, tutto il lato B del 33 giri.

Luglio 1969. Con il rientro di Lennon in studio, proseguiranno con la registrazione di Come Together, la parte finale di I Want You (She’s So Heavy), la ballad Oh Darling!, la sinfonia, poi elaborata strumentalmente in un secondo momento Because e The End (non pensato per chiudere il disco ma semplicemente come rock session).
Ad agosto si vedrà la session finale vera e propria, con la presenza di tutti e quattro i componenti in studio, nonostante i numerosi impegni di Lennon per le marce della pace. Sarà in questa fase che vedranno la luce Sun King ed Here Comes The Sun.
Agosto è il mese delle sovraincisioni, nonché dello scatto della copertina.
A settembre, infine, la pubblicazione.

Abbey Road: la copertina e il post-album

L’idea per la copertina era quella di fare qualcosa di molto semplice, da notare che in precedenza le copertine del gruppo erano state molto “fantasiose” (vedi Sgt.Pepper’s); un fondo comune era far intendere all’osservatore come gli studios fossero quasi una “seconda casa” per i quattro che, dal 1961, registrarono praticamente tutto il proprio materiale in quel luogo.
Come sempre, fu Paul a proporre l’idea vincente per la copertina e per il titolo dell’album: ci sono diversi scatti che testimoniano questo processo, la foto che più gli andò a genio, tuttavia, fu quella di ritrarre il movimento della band verso gli studios.
Gli scatti sono del fotografo Ian Macmillan con la sua Hasselbad. Eppure, piccola curiosità, lo scatto è il quinto dei sei che scattò il fotografo. Ed è sempre da questa copertina che alcune teorie sulla leggenda della morte di PaulMcCartney presero velocemente piede.
Da lì in poi Lennon lascerà effettivamente la band, ormai sempre più concentrato sulle proprie manifestazioni pacifiste e sulla relazione con Yoko Ono.
Con la pubblicazione dell’album i Beatles prendono direzioni diverse; forse l’unico ancora in grado di tenere coesa la band era Ringo, ma anche lui stava viaggiando su altri fronti.
Ci saranno, di lì in poi, altri incontri per sovrintendere le aggiunte strumentali ad alcuni brani delle precedenti session di Get Back, il quale uscirà nel maggio del 1970 con il nome di Let It Be.
Ma questa è un’altra storia…

Dario Del Viscio

Teodosio Gentile


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Pnrr: quando ripresa e resilienza diventano piano nazionale https://www.lavocedelsud.org/pnrr-quando-ripresa-e-resilienza-diventano-piano-nazionale/ Fri, 18 Nov 2022 11:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=5060 La ripresa del domani Nei primi mesi del 2020 l’Italia, come il resto del mondo, subì una durissima pandemia, che mise in ginocchio l’economia e permise, al contempo, di portare molti nodi al pettine, scoprendo diversi scheletri nell’armadio, celati da un velo di silenzi e rimandi, in particolar modo nel Mezzogiorno. A seconda del paese […]

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La ripresa del domani

Cala Batteria – centro storico di Monopoli

Nei primi mesi del 2020 l’Italia, come il resto del mondo, subì una durissima pandemia, che mise in ginocchio l’economia e permise, al contempo, di portare molti nodi al pettine, scoprendo diversi scheletri nell’armadio, celati da un velo di silenzi e rimandi, in particolar modo nel Mezzogiorno. A seconda del paese membro sono stati stanziati dei fondi, concretizzatisi in Italia con con il PNRR, acronimo di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza o, in inglese, Recovery Plan.

La questione, in termini semplicistici, riguarda il cosiddetto sviluppo sostenibile, ovvero lo sviluppo che soddisfi sia le esigenze della generazione attuale che di quelle future. Tante sono le organizzazioni pubbliche e private che adottano i bilanci sociali o report di sostenibilità e misurano gli impatti generati dalle proprie attività economiche per essere in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

L’economia sostenibile non si orienta soltanto al profitto, ma al benessere e al miglioramento della qualità della vita.

Come mai “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”?

Il termine ripresa vuole indicare l’impatto economico e finanziario che intende determinare l’attuazione di questo Piano, che si propone di ricostruire un tessuto economico e sociale coniugando e incentivando le opportunità connesse alla transizione ecologica e digitale così da poter creare occupazione, migliorando al contempo la qualità del lavoro e i servizi di cittadinanza, in primis quelli incentrati sulla salute e sull’istruzione.

Il termine resilienza, in questo contesto, facendo riferimento alla proprietà dei materiali intende evidenziare le capacità di reazione a quanto accaduto insite in tutti gli attori (Stato, imprese, cittadini), la capacità di subire ricevendo il minimo danno intrinseco.

Le “missioni”

Il Piano si sviluppa intorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale.

Esso contiene le linee guida per un pacchetto di investimenti e riforme, con l’obiettivo di modernizzare la pubblica amministrazione, rafforzare il sistema produttivo e intensificare gli sforzi nel contrasto alla povertà, all’esclusione sociale e alle disuguaglianze.

Il PNRR si articola in 6 Missioni in linea con i 6 Pilastri del NGEU (digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute) e 16 Componenti.

Esse sono:

Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura: si pone come obiettivo la modernizzazione digitale delle infrastrutture di comunicazione del paese, nella pubblica amministrazione e nel suo sistema produttivo, specialmente nel settore turistico.

Missione 2 – Rivoluzione verde e transizione ecologica: è volta a realizzare la transizione verde ed ecologica della società e dell’economia italiana coerentemente con il green deal europeo. Comprende interventi per l’agricoltura sostenibile e l’economia circolare, programmi di investimento e ricerca per le fonti di energia rinnovabili, lo sviluppo della filiera dell’idrogeno e la mobilità sostenibile.

Missione 3 – Infrastrutture per una mobilità sostenibile: si pone l’obiettivo di rafforzare ed estendere l’alta velocità ferroviaria nazionale e potenziare la rete ferroviaria regionale, con una particolare attenzione al Mezzogiorno.

Missione 4 – Istruzione e ricerca: punta a garantire le competenze e le capacità necessarie con interventi sui percorsi scolastici e universitari degli studenti. Sostiene il diritto allo studio e accresce la capacità delle famiglie di investire nell’acquisizione di competenze avanzate.

Missione 5 – Inclusione e coesione: comprende una revisione strutturale delle politiche attive del lavoro, un rafforzamento dei centri per l’impiego e la loro integrazione con i servizi sociali.

Missione 6 – Salute: riguarda il rafforzamento della rete territoriale e l’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del servizio sanitario nazionale.

Il Piano per la Regione Puglia

Per quanto riguarda, nello specifico, la regione Puglia può vantare eccellenti risultati, in quanto risulta in netto anticipo sulle tempistiche di attuazione del PNRR previste per il 31 dicembre 2022.

Sul piano occupazionale, infatti, si assiste alla presa in carico, la valutazione del percorso lavorativo e delle competenze e la stipula del patto di servizio per almeno 23.550 potenziali beneficiari del Programma GOL (Garanzia Occupabilità Lavoratori). Ad oggi le prese in carico hanno già raggiunto quota 24700.

Sul piano educativo, invece, è via all’approvazione dell’avviso pubblico rivolto ai nuclei familiari per l’accesso ai servizi educativi zero tre anni tramite l’utilizzo del “Buono educativo”. Trattasi di servizi inerenti asilo nido, micronido, nido aziendale, sezione primavera, centro ludico per la prima infanzia e servizi socio-educativi innovativi e sperimentali per la prima infanzia.

Notevole, infine, lo stanziamento di oltre 56 milioni di euro per il finanziamento di almeno 450 interventi di recupero conservativo di beni dell’architettura rurale: straordinaria è stata infatti in Puglia la risposta all’avviso pubblico a sportello, aperto il 19 aprile e chiuso il 15 giugno 2022, con quasi 1.100 istanze di finanziamento a fondo perduto.

In via eccellente la Puglia si candida, anche, come capofila su salute, ambiente e clima. Sostenibilità per l’ambiente e la salute dei cittadini nelle città portuali in Italia, Sistema Nazionale per il controllo e la sorveglianza dei chemicals a tutela della salute pubblica sono solo alcune delle voci proposte dalla regione levantina.

A quanto pare, la Puglia, forse anche grazie alla pandemia, sta riscoprendo le sue radici e la sua vocazione dinamica e propositiva, frutto di lunghi processi storici. E questo non può che farci sorridere.

Ad maiora, semper!

Dario del Viscio

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Passione mediterranea: Divella e la crisi autunnale https://www.lavocedelsud.org/passione-mediterranea-divella-e-la-crisi-autunnale/ Wed, 19 Oct 2022 10:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=4704 Eccellenze meridionali, il pastificio Divella e il grano pugliese Nella stragrande maggioranza dei Paesi europei il dibattito sulla guerra in Ucraina è ancora incentrato sui torti e le ragioni delle due parti belligeranti. La regione del Mar Nero, che oltre ai due stati in conflitto comprende anche il Kazakistan, è uno dei sei panieri alimentari […]

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Eccellenze meridionali, il pastificio Divella e il grano pugliese

Molino Divella a Noicattaro, circa 1950

Nella stragrande maggioranza dei Paesi europei il dibattito sulla guerra in Ucraina è ancora incentrato sui torti e le ragioni delle due parti belligeranti.


La regione del Mar Nero, che oltre ai due stati in conflitto comprende anche il Kazakistan, è uno dei sei panieri alimentari del mondo. La Russia è il più grande esportatore di grano al mondo, mentre l’Ucraina è al sesto posto nella classifica.


Secondo Ivano Vacondio, Presidente di Federalimentare e capo dei Molini Industriali di Verona:

“Le scorte sono estremamente rarefatte: sul grano e sul mais sono ormai ai minimi termini, ma entro la fine di agosto dovremmo avere i nuovi raccolti di tutti i cereali e di conseguenza vedere anche un calo dei costi. Il condizionale però è d’obbligo, perché se dovessero esserci problemi climatici saremmo di nuovo in guai seri: se nei principali Paesi produttori, come Stati Uniti, Canada, Francia e Russia, dovessero esserci siccità, piogge eccessive o incendi ne vedremmo delle belle. “

Vediamo più da vicino come affronterà la crisi autunnale uno dei più noti pastifici italiani, nello specifico pugliese: la Divella

Il pastificio Divella: una breve storia

Per risalire agli inizi della storia della Divella, dobbiamo spingerci fino al lontano 1890, quando Francesco Divella costruì il primo molino a Rutigliano, in provincia di Bari. Ma fu solo a cavallo tra gli anni ’10 e gli anni ’20 che cominciò la produzione di pasta.

Nonostante l’incombere del secondo conflitto mondiale negli anni ’40 l’azienda cominciò a far registrare i primi incrementi di produzione e nel dopoguerra riuscì a dare continuità al proprio percorso di sviluppo.

Ma il vero e proprio boom avvenne negli anni ’70, periodo storico in cui alla seconda generazione si affiancò la terza, che prese definitivamente le redini commerciali dell’azienda durante il decennio successivo.

Oggi, sotto l’amministrazione di Vincenzo e Francesco Divella, l’azienda è un punto di riferimento nazionale nella produzione della pasta ed è in costante espansione sul mercato globale. I numeri, d’altronde, parlano chiaro: i molini macinano ogni giorno 1.200 tonnellate di grano duro e 400 tonnellate di grano tenero, mentre il pastificio produce quotidianamente circa 1.000 tonnellate di pasta secca e 35 tonnellate di pasta fresca.

Come si prepara la nota azienda pugliese ad affrontare il caro prezzi autunnale?

Nonostante, in passato, sia stata riscontrata nella linea dedicata agli spaghetti una certa dose di glifosato (erbicida potenzialmente cancerogeno), l’azienda non ne ha mai sospeso la produzione ed anzi ha assicurato che anche se è stata riscontrata la presenza di questa sostanza si parla comunque di un valore decisamente inferiore ai limiti di legge.

Nel caso specifico del grano duro, per questo autunno, Divella ha assicurato che il rincaro dei prezzi sarà piuttosto contenuto, fino a un massimo di tre euro a persona, rincaro che, a dispetto delle cronache, non dipende dall’importazione del grano russo ed ucraino, bensì dal prezzo dell’energia e del gas impiegati per la produzione e da quello degli imballaggi che garantiscono la conservazione dei cibi. E questo perché sul fronte del grano duro la produzione interna italiana soddisfa il 60-65% della domanda, mentre il resto viene importanto da Francia, Grecia e Nord America.

“Nessun rischio” invece, sul fronte del grano tenero, utilizzato per produrre pane, biscotti e dolci, in quanto la sua produzione è interamente coperta dal grano italiano.

Notizie abbastanza rincuoranti, considerando il periodo storico e gli aumenti generalizzati dei beni di prima necessità, vedremo gli sviluppi successivi, per ora non ci resta che dire:

“per aspera ad astra”

Dario del Viscio

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BRUNORI SAS, UN CANTAUTORE CHE PARLA DI TE https://www.lavocedelsud.org/brunori-sas-un-cantautore-che-parla-di-te/ Wed, 21 Sep 2022 10:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=4326 Dario Sas: genio ed ironia “La  vita va vissuta, senza trovarci un senso” Con una certa lucidità, che non nasconde una predilezione molto “da fan”, quando mi venne proposto l’ascolto di alcuni suoi brani ero piuttosto incredulo, non potevo immaginare che quel giorno la mia vita sarebbe cambiata per mano sua, ossia quella di uno dei […]

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Dario Sas: genio ed ironia
Dario Brunori

“La  vita va vissuta, senza trovarci un senso”

Con una certa lucidità, che non nasconde una predilezione molto “da fan”, quando mi venne proposto l’ascolto di alcuni suoi brani ero piuttosto incredulo, non potevo immaginare che quel giorno la mia vita sarebbe cambiata per mano sua, ossia quella di uno dei cantautori che ha molto fatto parlare di sé recentemente: Dario Brunori, in arte Brunori Sas.

Con ben cinque album all’attivo, un EP e una colonna sonora per il film di Gabriele Roberto “E’ Nata Una Star?” il nostro artista, partendo da riferimenti musicali misti e pietre miliari del cinema dal leggero sapore naif, è riuscito a superare ogni volta le barriere della nicchia e a far ridere e sorridere il suo pubblico, dando molto spesso spunti su cui riflettere, celati dietro concetti molto semplici e disarmanti. 

Dalla laurea in economia al successo nazionale

Dario nasce a Cosenza, in Calabria e lì trascorre l’infanzia tra Joggi e Guardia Piemontese. Frequenta poi l’Università degli Studi di Siena dove consegue la Laurea in Economia e Commercio. E’ da qui, e dal nome dell’impresa a conduzione familiare, che viene il nome “Brunori S.a.s” (ossia società in accomandita semplice).

Esordisce discograficamente nel 2003 con il collettivo virtuale italo-svizzero Minuta, con cui firma tre brani e, nel 2005, fonda con Matteo Zanobini e Francesca Storai la dream-pop band Blume, con cui pubblica l’album In tedesco vuol dire fiore.

E’ al 2009 che risale l’esordio da cantautore con l’album Vol.1, lavoro in cui figurano, tra i brani, due suoi grandi successi: Come Stai e Guardia ’82: il disco si aggiudica il Premio Ciampi come miglior lavoro esordiente dell’anno.

E’ tuttavia nel 2017, dopo la pubblicazione di Vol.2 – Poveri Cristi e Vol.3 – Il Cammino di Santiago In Taxi, una colonna sonora e un tour teatrale, che Brunori trova una nuova dimensione: quella “nazionalpopolare”; anticipato dal singolo La verità, il 20 gennaio 2017 esordisce con A Casa Tutto Bene, piazzandosi alla terza posizione nelle vendite FIMI e al primo posto sulle piattaforme digitali. La stessa FIMI lo certificherà disco d’oro.

Il nostro fa ben più di questo: il 6 aprile 2018, infatti, va in onda in seconda serata su Rai 3 la prima puntata di Brunori Sa, programma da lui condotto, che attraverso il racconto in cinque episodi sui desideri, sulle paure e delle apparenti contraddizioni, racconta la generazione dei quarantenni a cui appartiene. Cinque i temi esistenziali: la salute, la casa, il lavoro, le relazioni e Dio.

Risale, infine, al 10 gennaio 2020, il suo quinto disco: Cip! , anche questo certificato disco d’oro dalla FIMI, anticipato, come consueto, da un singolo, Al Di Là Dell’Amore.

Brunori al di là del successo…

“Brunori non punta mai il dito contro i difetti degli altri, ma osserva in sé il rischio dell’indifferenza, della superficialità, della possessività o della disperazione. In una dialettica tra dentro e fuori, narra istantanee della sua vita vissuta, così come esce dalla rassicurante dimensione privata e casalinga per osservare la società.”

(Ambrosia Imbornone, Brunori Sas: la vita pensata e la vita vissuta)

Per quanto riguarda noi nati nel ’95, l’esperienza con questo cantautore dal baffo anni ’70, con la battuta sempre pronta e con una visione molto fantozziana della vita si dipana nel tempo, cogliendoci in un caldo agosto sotto all’ombrellone (quale luogo migliore, insomma), freschi di maturità e scandendo diverse fasi delle nostre vite universitarie, dai primi esami a suon di Pornoromanzo e Mambo Reazionario, agli ultimi step con i predicozzi de La Verità e del Costume da Torero.

Il primo impatto che io, personalmente, ebbi con questo signore calabrese fu l’impressione che, tra ironie e sorrisi, stesse in qualche modo parlando tanto al singolo individuo quanto ad una collettività; ed è così che, tra estati che anno dopo anno cambiano la fisionomia dei posti in cui di solito si va al mare e poveri Cristi a cui manca una casa, una donna o un cane si crea un legame indissolubile, tipo uno specchio, in cui si affrontano il vero io e ciò che spesso si cerca di far apparire, in cui basta anche solo “una stupida canzone” per guardarsi dentro, del resto “il senso profondo di tutte le cose lo puoi ritrovare solo guardandoti in fondo” . E questo è stata per me, una cura, perché, soprattutto nel caso degli ultimi due album, mi sono state sbattute in faccia verità che non riuscivo a tirar fuori. 

Per approfondimenti: http://www.arcanaedizioni.com/prodotto/ambrosia-j-s-imbornone-brunori-sas-la-vita-pensata-la-vita-vissuta/

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VISIONI: LA MUSICA COME SPIRITO CHE REGGE IL MONDO https://www.lavocedelsud.org/visioni-la-musica-come-spirito-che-regge-il-mondo/ Thu, 25 Aug 2022 13:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=4069 La Musica secondo Friedrich Nietzsche In precedenti trattazioni abbiamo spesso parlato di musica, le diverse forme con cui essa si manifesta e le personalità attraverso cui essa si esprime; come abbiamo sovente notato ognuno ne dà un’interpretazione specifica, spesso dettata dal gusto, che sia quello dominante nella società oppure prettamente personale, anche questo dettato di […]

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La Musica secondo Friedrich Nietzsche

In precedenti trattazioni abbiamo spesso parlato di musica, le diverse forme con cui essa si manifesta e le personalità attraverso cui essa si esprime; come abbiamo sovente notato ognuno ne dà un’interpretazione specifica, spesso dettata dal gusto, che sia quello dominante nella società oppure prettamente personale, anche questo dettato di frequente dalle epoche, dai luoghi o dai genitori.

Henri Matisse, La Danza – Museum of Modern Arts

Da Wagner a Domenico Modugno, il fare musica è certamente diverso, come lo è da Debussy a Charlie Parker, quel che non cambia è, tuttavia, l’assioma fondamentale, la musica in sé, da intendersi come respiro dell’espressione delle manifestazioni dell’agire cosmico e dello spirito vitale, di cui noi non vediamo nulla se non una mimina parte, come espresso da diverse correnti filosofiche.

Secondo Nietzsche, forte della sua preparazione filologica, coloro che raggiunsero più da vicino lo spirito vitale furono proprio gli antichi Greci con le tragedia, in particolare con la danza ad essa associata.

Stando a quel che asserisce:

“Il simbolismo universale della musica non è perciò compiutamente raggiungibile dal linguaggio, poiché si riferisce simbolicamente all’originario contesto e dolore nel cuore dell’Uno originario, simboleggiando una sfera che è superiore e precedente rispetto ad ogni apparenza”

Quando la musica si fa espressione del linguaggio, pur superandolo: La Nascita della Tragedia

Partendo da questa citazione, in una delle pagine più interessanti e semanticamente più “forti” del filosofo tedesco, si rilegge in un’altra chiave una delle sue opere più fraintese nel corso dei decenni, in modo pressoché ininterrotto; con una precisione e una maestria d’artista Nietzsche fa tesoro, nella strutturazione del suo discorso, oltre che dei testi greci (in quanto filologo), degli scritti dei fratelli Schlegel, delle opere di Creuzer e Bachofen, tutti superati da lui con il balzo del genio verso una conoscenza vivente, una classicità non polverosa ed antiquaria che si serve dei suoi strumenti per rispondere a cocenti questioni contemporanee.

Come previsto, questa apertura eccessiva del pensiero non poteva che spaventare il mondo accademico ufficiale.

Quando parliamo del tragico, dobbiamo ricordare il senso di “apparenza” della vita umana, ossia un’immersione momentanea.

“Tragica non è solo la vita e nemmeno la morte in sé, quanto piuttosto l’idea che questa vita non abbia affatto il valore che le si attribuisce comunemente, in modo irriflesso ed istintivo, per un’illusione dovuta a una perversa volontà; tragica è la comparsa e la sparizione ma tutto ciò solo insieme al fenomeno della coscienza”

La domanda che guida la lettura: sarebbe stato meglio non esistere?

Non è questa tuttavia la domanda a cui vorremmo rispondere, la domanda a cui vorrei invece rispondere è: quanto la nostra esistenza è influenzata dalla musica?

E’ evidente, nel momento in cui compare l’opera, la forte componente schopenaueriana (siamo ancora nella fase in cui Nietzsche non lo ripudia) secondo cui la musica esisterebbe a prescindere dagli uomini. Interessante, considerato il fatto che lo stesso Nietzsche attribuisca poi alla stessa il filo conduttore “tragico”, punto di unione di due spiriti, apollineo e dionisiaco, e linguaggio al di sopra del linguaggio, come Spirito che regge il Mondo.

E’ chiaro come essa, inevitabilmente, sia quell’elemento sotterraneo che tanto più di altri al meglio rappresenta l’agognata unità, il che forse è superficiale, ingenuo e riduttivo, se fossimo meno propensi a ridurre tutto in termini di “misurabilità”, potremmo facilmente scorgere quel dualismo che governa l’andamento delle cose in questo mondo, un’unione di contrari che vivono distanti ma in simbiosi, il motore che fa girare il mondo.

In conclusione

Se pur è vero che il Mondo si regge su un potenziale gioco dualistico è bene non dimenticare che, non solo secondo Nietzsche ma anche secondo diverse correnti del buddismo, la condizione di dualità sia né più né meno che un espediente per condurre sulla via dell’Uno originario, la legge mistica del resto è una sola. In quanto uomini, il nostro compito è quello di esercitare la scelta, unica e sola condizione utile per definirsi liberi, la musica ne è il mezzo più potente.

Essa esiste, anche senza di noi, esiste da prima ed esisterà anche dopo.

Dario Del Viscio

https://youtu.be/-lxlQITXBAQ

Per approfondire l’argomento: http://enricia.altervista.org/Newton/5a/Nietzsche_La-nascita-della-tragedia.pdf

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ORIZZONTI PERDUTI: L’UNIVERSO DI FRANCO BATTIATO https://www.lavocedelsud.org/orizzonti-perduti-luniverso-di-franco-battiato/ Fri, 05 Aug 2022 10:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=3748 Percorsi spirituali di Battiato, cantautore siciliano “La libertà intellettuale non è mai uno scherzo, richiede sempre un prezzo da pagare. Anche oggi.” No Time No Space: suoni di Battiato, suoni da un altro pianeta Franco Battiato è scomparso da un anno, tanto si diceva e si è detto di lui, al punto che qualcuno ha […]

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Illustrazione di Ilaria Longobardi (@dallamiap.arte)

Percorsi spirituali di Battiato, cantautore siciliano

“La libertà intellettuale non è mai uno scherzo, richiede sempre un prezzo da pagare. Anche oggi.”

No Time No Space: suoni di Battiato, suoni da un altro pianeta

Franco Battiato è scomparso da un anno, tanto si diceva e si è detto di lui, al punto che qualcuno ha scritto, in una canzone: “Battiato, che paura, chissà che lingua parla”, e ci sembrava inopportuno parlare della sua biografia.

Quello che interessa, in questo articolo, è l’intervento di quello che, in filosofia, Socrate chiamò δαίμων. Per cui racconteremo una storia che ha a che fare con l’operato dell’essere a metà tra umano e divino.

E’ la primavera del 1982 quando un misterioso personaggio proveniente dalla Sicilia fa capolino nelle rotazioni radiofoniche con La Voce Del Padrone: è Franco Battiato, agli albori di una radiosa carriera della musica d’autore.

Contrariamente a quanto possa sembrare, Battiato circolava da molto prima negli ambienti musicali, per la precisione milanesi; era già presente tra gli autori del brano Per Elisa, insieme a Carla Bissi e Giusto Pio, un brano presentato proprio al Festival di Sanremo dalla stessa Bissi, meglio conosciuta come Alice.

Se della sua vita privata poco si sa, di lui tutto si trasfiguro in immagini ben fissate: ricordi d’infanzia, quotidianità familiare, impressioni e proiezioni, fantasie.

Un personaggio per niente in linea con i tempi, tempi in cui va di moda la mercificazione e la spettacolarizzazione del dolore, e non solo: nell’epoca in cui l’artista vende con i concerti piuttosto che con i supporti audio “fisici”, Battiato continuò a preferire l’aspetto creativo e meticoloso del comporre e rifinire un disco.

La dimensione spirituale di Battiato: lungimiranza e critica sociale

Egli rimane attento alla dimensione spirituale ed esoterica: sin dal primo album più “pop”, L’Era Del Cinghiale Bianco, per il titolo il cantautore siciliano prende spunto dal saggio di René Guénon, Simboli Della Scienza Sacra, che analizza la figura del cinghiale secondo le credenze religiose celtiche (per i Celti il cinghiale valeva come autorità spirituale) riuscendo ad esprimere la contraddizione del mondo moderno che ci costringe a rinunciare quasi completamente alla dimensione spirituale, rincorrendo spasmodicamente ai consumi e ai reparti sacri che vendono immagini del Buddha in miniatura e incensi di Dior.

Battiato vede, con largo anticipo e non senza una certa lungimiranza, la caduta delle prospettive ideali, del senso di comunità, dell’impegno e del coinvolgimento per far spazio al dio denaro, denaro per cui:

“la falce non fa più pensare al grano,
il grano invece fa pensare ai soldi”

La critica, se pensiamo all’anno di pubblicazione, il 1979, è velatamente rivolta anche all’applicazione pratica del comunismo, non dimentichiamo che quell’anno l’URSS invase l’Afghanistan.

Spesso ci si è chiesti, non senza paura, che lingua parli Battiato, con i suoi spunti innumerevoli di cui è ben aver chiara la dimensione metatestuale, citazioni nonsense e lampi di genio; è praticamente impossibile capirlo ascoltandolo distrattamente.

Nuovi e perduti orizzonti

La carriera del Nostro si può essenzialmente distinguere in tre fasi senza soluzione di continuità: dalle canzoni di protesta alla forma canzone passando per una lunga fase sperimentale.

I testi, tuttavia, ci parlano di un percorso, il suo, dedicato allo spalancamento di un senso altro dell’esistenza, prettamente in senso individuale, per cui le aquile non volano mai a stormi, costruendo un ponte tra Oriente ed Occidente.

Non si può etichettare Battiato come cantautore stricto sensu, non assomiglia a nessuno e nessuno gli assomiglia, pittore, scrittore, compositore, regista ma mai solo questo o quello.

Nell’epoca del selfie compulsivo e del successo a tutti i costi, Battiato sembra ancora di più un essere venuto da molto lontano e poi andato via per tornare da dove proveniva, un artista le cui canzoni travalicano, ancora oggi, il tempo e lo spazio, o come avrebbe detto lui:

“no time no space, another race of vibration”

Dario Del Viscio

Tutto su Franco Battiato: https://www.battiato.it/

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CON IL CUORE “CIAO CIAO”: LA MIRABOLANTE ASCESA DELLA RAPPRESENTANTE DI LISTA https://www.lavocedelsud.org/con-il-cuore-ciao-ciao-la-mirabolante-ascesa-della-rappresentante-di-lista/ Fri, 01 Jul 2022 10:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=3493 La Rappresentante di Lista: dalle strade di Palermo al red carpet di Sanremo “Ci rendiamo conto che esistono degli standard che fanno di un brano un prodotto allineato e con un certo numero di possibilità di ricevere gli allori dell’alternative ieri come dell’indie o dell’IT Pop oggi. Le possibilità di non cedere a questi schemi […]

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La Rappresentante di Lista: dalle strade di Palermo al red carpet di Sanremo

Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina

“Ci rendiamo conto che esistono degli standard che fanno di un brano un prodotto allineato e con un certo numero di possibilità di ricevere gli allori dell’alternative ieri come dell’indie o dell’IT Pop oggi. Le possibilità di non cedere a questi schemi sono innumerevoli. Spesso basta semplicemente affidarsi alla propria creatività. Il mio timore è che a volte si abbia più la necessità di confezionare quello che si è scritto per il desiderio di esporsi e di ricevere consenso più che per il desiderio di comporre musica. Il nostro queer pop è figlio della nostra curiosità e del divertimento che ci assale in studio e in sala prove”
(La Rappresentante di Lista per Bossy, 2019)

Le origini della Rappresentante di Lista

L’idea nasce dalla mente dei poco più che ventenni Dario e Veronica, lui palermitano e lei pisana, nel 2011.

Caso vuole che, nello stesso anno, Veronica fosse iscritta come rappresentante di lista in uno dei partiti politici al referendum abrogativo del 2011 sull’energia nucleare, da qui il nome con cui si sono presentati al pubblico.

Il loro primo album in studio, intitolato (Per la) via di casa esce nel 2014, prodotto Roberto Cammarata presso il Teatro Garibaldi Aperto di Palermo, è incentrato sulla ricerca della propria via, del proprio posto nel mondo nel momento in cui si lascia la propria zona di comfort e, per transizione, la ricerca di un’identità.

Questo primo lavoro vale al duo non solo l’attenzione dell’etichetta bolognese Garrincha Dischi ma anche una finale a Musicultura 2014.

Il secondo album, Bu Bu Sad, esce nel 2015 ed è il risultato di un’unione non solo di generi, dal jazz al synth pop, ma anche dell’unione degli originali membri con l’ingresso, nella formazione dal vivo, di Marta alle percussioni, Enrico alle tastiere ed Erika (sorella minore di Veronica) alle chitarre e ai fiati; con questo nuovo disco e questa nuova formazione, nel giugno 2016 partecipano alla VII edizione del contest Musica da Bere vincendo il premio della rete dei Festival per la migliore esibizione live.

L’inizio della salita…

E’ tuttavia nel 2018 che, dopo tre anni di silenzio, irrompono nuovamente nella scena indipendente con il singolo Questo Corpo.

La canzone parla del rapporto controverso della protagonista con il suo corpo di donna e mostra tutta la propria forza e le proprie pulsioni.

Veronica stessa dichiara che, nella scrittura del brano, pensa al proprio essere donna, a un’immagine dolceamara, travolgente e, simultaneamente, piacevole.

Il singolo anticipa l’uscita del terzo album, Go Go Diva, che tratta il rapporto dell’individuo con il proprio corpo visto come strumento di esperienza diretta nonché di conoscenza, concetto descritto bene dal perfetto greco οἶδα.

Sintesi del fil rouge dell’intera opera è, sicuramente, la copertina ritraente Dario e Veronica in procinto di spogliarsi.

Ispirato alla figura di Lady Godiva, l’album viene accolto positivamente dalla critica e lancia il gruppo in una serie di importanti tappe, tra cui il concerto del Primo Maggio 2019.

Sono in gara anche a Sanremo 2021 con il brano Amare che continua sul filo narrativo di Go Go Diva, puntando tuttavia al concetto di rinascita.

…fino al secondo red carpet

Ormai nel solco del mainstream, La Rappresentante di Lista trova, in seguito all’esperienza sanremese, lo spunto per pubblicare un nuovo album, intitolato My Mamma.

La copertina ritrae un omaggio a L’origine du monde di Gustave Courbet ripensato da Manuela Di Pisa, disco definito dalla stessa band “fluido e pieno di spigoli”.

Esemplificativo in tal senso è il singolo Religiosamente, scritto con Pacifico.

L’origine è un motivo ricorrente ripreso anche dal primo romanzo del gruppo, Maimamma, nonchè dalla protagonista Lavinia

Il primo febbraio 2022, durante la prima serata del Festival di Sanremo, la band si ripresenta in gara con il brano Ciao Ciao, esibendo un look nuovo e anche una certa virata verso un genere che oseremmo definire funk e dance.

Per un orecchio poco attento questo potrebbe essere il tormentone estivo ideale: ci si accorge che la tematica è tutt’altro che leggera.

Il brano parla di severi cambiamenti climatici, come ammesso dal gruppo stesso.

Ma vediamolo in alcune sue parti più da vicino

“Come stai bambina?
Dove vai stasera?
Che paura intorno…
È la fine del mondo.
Sopra la rovina sono una regina,
Mammamma…
Ma non so cosa salvare.
Sono a pezzi, già mi manchi
Occhi dolci, cuori infranti.
Che spavento,
Come il vento,
Questa terra sparirà.”

Ebbene, quello che vediamo è la conseguenza inevitabile di una terra avvelenata, non c’è soluzione di ritorno. Il mondo è condannato all’estinzione, tuttavia nel caos generale si pensa a fare festa per affrontare la fine imminente, festa dove però non manca un senso di malinconia e di assenza, forse il soggetto narrante si riguarda indietro e ha qualche rimorso. Non c’è niente da vincere e niente da difendere o salvare, finisce qui.

“Mentre mangio cioccolata in un locale,
Mi travolge una vertigine sociale.
Mentre leggo uno stupido giornale,
In città è scoppiata la guerra mondiale.
“

L’umanità è in preda a un senso di distruzione, e mentre chi narra cerca di fingere indifferenza davanti ai propri occhi si consuma “l’ultima ora dell’uom fatale”, non ci sono più schieramenti nè guerre tra nazioni, ognuno lotta contro l’altro o, nel caso migliore, contro sè stesso.

“Questa è l’ora della fine,
Romperemo tutte le vetrine.
Tocca a noi, non lo senti, come un’onda arriverà.
Me lo sento esploderà, esploderà!
La fine del mondo è una giostra perfetta.
Mi scoppia nel cuore la voglia di festa.
La fine del mondo, che dolce disdetta.
Mi vien da star male, mi scoppia la testa!
Con le mani, con le mani, con le mani
Ciao ciao
E con i piedi, con i piedi, con i piedi
Ciao ciao
E con le gambe, con il culo, coi miei occhi
Ciao ciao
E con la testa, con il petto, con il cuore
Buonanotte, bonne nuit
E bonne nuit e ciao ciao.”

L’anarchia regna sovrana, la fine ha suscitato isteria di massa, tanto da rompere le vetrine mentre si celebra la danza a cui non ci si può sottrarre, come un rito ancestrale, praticato dai danzatori sufi o dalle comunità sciamaniche, lo stesso ritornello porta a un’immagine di corpi in movimento, corpi che si attorcigliano e si dimenano nel cuore della notte, notte a cui non si può far altro che dire “bonne nuit e ciao ciao”, e non perché non ci sia niente da dire ma perché less is more, e funziona benissimo così.

Dario del Viscio

Sito: https://lrdl.it/

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2 GIUGNO 1946: VIVA L’ITALIA REPUBBLICANA! https://www.lavocedelsud.org/2-giugno-1946-viva-litalia-repubblicana/ Thu, 02 Jun 2022 10:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=3294 Nascita di un’Italia nuova “Per l’Italia si inizia un nuovo periodo storico di decisiva importanza. All’opera immane di ricostruzione politica e sociale dovranno concorrere, con spirito di disciplina e di abnegazione, tutte le energie vive della Nazione, non esclusi coloro i quali si siano purificati da fatali errori e da antiche colpe. Dobbiamo avere la […]

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Nascita di un’Italia nuova

“Per l’Italia si inizia un nuovo periodo storico di decisiva importanza. All’opera immane di ricostruzione politica e sociale dovranno concorrere, con spirito di disciplina e di abnegazione, tutte le energie vive della Nazione, non esclusi coloro i quali si siano purificati da fatali errori e da antiche colpe. Dobbiamo avere la coscienza dell’unica forza di cui disponiamo: della nostra infrangibile unione. Con essa potremo superare le gigantesche difficoltà che s’ergono dinanzi a noi; senza di essa precipiteremo nell’abisso per non risollevarci mai più.”
(Enrico De Nicola all’Assemblea Costituente)

Il Referendum del ’46, atto rivoluzionario

Il 2 giugno 1946 in Italia si votò per il referendum istituzionale tra monarchia o repubblica .

Già il decreto luogotenenziale n. 151 del 25 giugno 1944, emanato durante il governo Bonomi, tradusse in norma l’accordo che al termine della guerra indicesse una consultazione fra tutta la popolazione per scegliere la forma dello Stato e per eleggere un’Assemblea costituente.


La legge elettorale prevedeva l’elezione di 573 deputati, ma le elezioni non si effettuarono nell’area di Bolzano, Trieste e nella Venezia Giulia, in assenza della piena sovranità dello Stato italiano.


La novità, dopo il Ventennio, fu che per la prima volta a livello nazionale votarono anche le donne, votanti nelle elezioni amministrative del marzo precedente.

E ciò in base al decreto legislativo luogotenenziale 1 febbraio 1945 n. 23 e al decreto legislativo luogotenenziale 10 marzo 1946, n. 74.
L’esito delle elezioni vide vincitrice la forma repubblicana con 12 717 923 voti favorevoli contro i 10 719 284 espressi a favore dell’istituto monarchico.

L’elezione della Costituente

Il 2 giugno 1946 gli italiani votarono anche per l’Assemblea costituente. Il risultato elettorale vide l’affermazione dei tre grandi partiti di massa: la Democrazia Cristiana conquistava la maggioranza relativa dell’Assemblea (35,21 %), mentre il Partito Socialista e il Partito Comunista raggiungevano insieme il 39,61 %. I tre maggiori partiti ottenevano complessivamente circa il 75% dei suffragi.

Si affermavano le forze politiche legate alla tradizione popolare del movimento cattolico e del movimento socialista. Le elezioni evidenziavano anche il massiccio ridimensionamento delle forze di ispirazione liberale, che sino all’avvento del fascismo avevano dominato la vita politica nazionale.

La spaccatura d’Italia: Nord e Sud

Esisteva una spaccatura profonda, fortemente disegnata su basi geografiche, tra il Nord a maggioranza repubblicana ed il Sud a maggioranza monarchica, nonostante che gli eventi dell’ultimo ventennio (nello specifico la sconfitta, il proclama di armistizio reso noto l’8 settembre 1943, la fuga dei reali e del Governo e lo sbando delle forze regolari) avessero oramai reso improrogabile la scelta di una profonda cesura con il passato.


Le ragioni di questa divisione ideologica tra Nord e Sud del Paese sono molteplici: innanzitutto è opportuno dire che, durante l’occupazione tedesca e la divisione del suolo nazionale con la Linea Gotica, al Meridione le forme istituzionali monarchiche avevano continuato a resistere e sopravvivere, e ciò andò a sommarsi l’insistenza sui territori del Sud Italia di sentite eredità dinastiche e la diffusione di un prevalente conservatorismo.

Insomma, alle elezioni del ’46 il quadro meridionale fu orientato in senso prettamente monarchico.

Il quadro pugliese

La Puglia, di certo, non differì dalla comune tendenza di tutto il Mezzogiorno. Anche nella regione che guarda ad Oriente, baciata dall’Adriatico e dallo Ionio, la vittoria ai seggi fu, senza ombra di dubbio, a favore di Casa Savoia.

I risultati del Referendum

Come si può osservare dalla mappa, con le dovute eccezioni nelle province di Foggia e Bari, la maggioranza dei pugliesi si espresse a favore della monarchia.

E non è un caso se, durante l’elezione della Costituente, i pugliesi si espressero con voti più vicini alla “destra”, ma questa è un’altra storia.

E’ il caso di dire che, a conti fatti, questa tappa importante che ha la sua festa il 2 giugno di ogni anno sia il risultato di un lungo processo, iniziato già nell’Ottocento.

Forse l’unità in tutti i sensi, per esempio tra Nord e Sud, non è ancora compiuta, ma speriamo in un domani migliore…

Dulcis in fundo, vi lasciamo con questa chicca musicale sulla storia della nostra nazione del cantautore meridionale Rino Gaetano, scomparso il 2 giugno del 1981: Aida.

Dario Del Viscio

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DIPINTO DI BLU: MERAVIGLIOSO DOMENICO MODUGNO https://www.lavocedelsud.org/dipinto-di-blu-meraviglioso-domenico-modugno/ Tue, 10 May 2022 10:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=2831 “Anch’io sono andato via, e per mangiare ho fatto finta di essere siciliano, ma avrei detto persino di essere giapponese se fosse servito” Ore 05:30. La città dorme, apparentemente, procedendo sul lungomare di Bari per la consueta corsetta mattutina con gli auricolari che riproducono musica in modo continuo mi capita di fermarmi un attimo prima […]

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“Anch’io sono andato via, e per mangiare ho fatto finta di essere siciliano, ma avrei detto persino di essere giapponese se fosse servito”

Festival di Sanremo 1958

Ore 05:30. La città dorme, apparentemente, procedendo sul lungomare di Bari per la consueta corsetta mattutina con gli auricolari che riproducono musica in modo continuo mi capita di fermarmi un attimo prima di reinoltrarmi nella scacchiera del quartiere murattiano, e fissando l’Adriatico dico, istintivamente: “meraviglioso”.


Sarà stato mio nonno o un vecchio filmino degli anni ’90 che mi riprende mentre, alto neanche un metro, canto di un elegante signore in frack sul tavolo della cucina dei miei genitori, ma Domenico Modugno l’ho portato sempre dentro. Ebbene si, perchè un pugliese si riconosce, oltre che dalla pizzica, anche dalla vocazione marittima, con le braccia aperte verso l’ignoto.

Chi è stato Domenico Modugno? Gli inizi…

Modugno, chiamato affettuosamente Mimmo, è stato più o meno così. Figlio di un ufficiale di polizia locale e di una casalinga, nacque e visse la prima infanzia a Polignano a Mare, in provincia di Bari. Dopo alcuni anni passati a San Pietro Vernotico, si trasferì a Torino per cercare fortuna, e successivamente fu a Bologna per il servizio militare. In questo periodo imparò a suonare sia la chitarra che la fisarmonica.


Si trasferì, dopo un breve ritorno a San Pietro, a Roma e iniziò una carriera da attore, senza peraltro smettere di esibirsi in alcuni locali. Passò quindi nei primi anni Cinquanta a lavorare in radio, grazie anche al successo di una sua canzone in dialetto salentino. Ed è proprio nel 1953 che ottenne il primo contratto discografico con la RCA italiana, per la quale pubblicò i brani come La donna riccia, La sveglietta, Lu pisci spada e Vecchio Frack, brano che gli procurò il primo problema con la censura a causa del verso finale.


Il suo primo LP uscì invece nel 1955 con il titolo I successi di Domenico Modugno I, seguito poco dopo dal II. Con il passaggio alla Fonit Cetra l’anno dopo riuscì a esordire come autore a Sanremo con il brano Musetto, presentato da Gianni Marzocchi.

…e poi il successo

Sarà stata una certa esuberanza o quel baffetto “malandrino” di Mimmo che permisero spesso di avere successo tanto con le donne (pur essendo stato sposato per tutta la vita con l’attrice siciliana Franca Gandolfi) quanto nel proprio ambito lavorativo, sta di fatto che nel 1958 esordì in gara al Festival di Sanremo con il brano Nel Blu Dipinto Di Blu, brano che non solo rimane uno tra i più conosciuti in Italia e nel mondo, ma che ha sancito una rottura in tutti i sensi, tanto dal punto di vista tematico quanto dal punto di vista musicale. Non era mai successo, prima dell’arrivo di Mimmo, che si presentasse un vero e proprio cambio di schema della canzone d’amore con un arrangiamento così innovativo.


Innovativo fu anche, considerando la “staticità” dei cantanti dell’epoca, il gesto di aprire le braccia sul ritornello della canzone; anche questo è rimasto nella memoria collettiva, se per esempio a una folla si facesse cantare questo brano, tutti aprirebbero le braccia all’unisono.


La vittoria al Festival fece del nostro il cantautore, forse il primo, più popolare del Belpaese e gli aggiudicò un terzo posto all’Eurovision, tre Grammy e la vetta più alta della classifica americana. E fu proprio in America, dopo l’esibizione all’Ed Sullivan Show, ovvero il programma televisivo più seguito oltreoceano, che venne soprannominato Mr.Volare.
Modugno replicò la vittoria alla kermesse l’anno successivo con il brano Piove.

Gli anni seguenti

Se da un lato Mimmo replicò altre volte la vittoria a Sanremo, pur non cavalcando il nuovo stile rock ‘n roll che si affacciò negli anni ’60, dall’altro non rinunciò mai alla carriera da attore partecipando a numerosi film, tra cui Appuntamento a Ischia. Nel 1961 esordì come protagonista nella commedia musicale Rinaldo, di cui compose anche le musiche. Recitò anche in altri spettacoli come Tommaso d’Amalfi di Eduardo De Filippo, per cui scrisse anche le musiche, e Liolà, componendo anche alcune musiche per lo spettacolo rimaste però inedite.

L’attività musicale non cessò mai, tanto è vero che ottenne il permesso di mettere in musica Ora che sale il giorno e Le morte chitarre da Salvatore Quasimodo in persona; collaborò anche con Pier Paolo Pasolini per cui cantò i titoli di testa del film Uccellacci e uccellini, su musica di Ennio Morricone; recitò anche nel film Capriccio all’italiana.

Nel 1976 pubblicò, infine, Malarazza, ispirata a un canto popolare siciliano rielaborato insieme alla cantautrice, regista e attrice palermitana Emma Muzzi Loffredo; curiosamente, questo brano fu un’arma a doppio taglio per il nostro, in quanto non solo Dario Fo, ma anche l’autorità indiscussa della musica popolare siciliana, ossia Rosa Balistreri, lo accusarono di plagio.

Modugno fu, negli anni Ottanta, anche esponente del Partito Radicale, per cui divenne prima deputato e poi senatore, impegnandosi per i diritti delle persone disabili e sulle norme a tutela degli artisti.


L’ultimo grande concerto di Mimmo fu proprio nella sua natìa Polignano, nel 1993, circondato dall’affetto e dalla gioia di quei conterranei che mai lo aveva dimenticato; morì l’anno dopo, nella sua casa di Lampedusa.

Perchè Domenico Modugno non se n’è mai andato davvero?

Avrebbe detto Lucio Dalla: “dice che era un bell’uomo e veniva dal mare”.

Domenico Modugno potrebbe corrispondere a questa descrizione, considerando che non solo è nato in un paese a picco sul mare ma anche perchè del suo colore, il blu, ne ha fatto un marchio e un manifesto che ha permesso a lui e alla Puglia di essere conosciuti e rinomati in tutto il mondo.

E la Puglia vive anche grazie a Mimmo. Numerosissimi sono i turisti e i locali che, in ogni periodo dell’anno, si scattano delle fotografie con la sua statua e poi condividono la foto sui social con la frase del suo brano più celebre, permettendo al piccolo comune di sopravvivere; non solo il pittoresco scorcio sul mare, ma anche il suo illustre concittadino.

Se ci pensiamo, al termine dello stato d’emergenza, la nostra parte emotiva ha bisogno ancora della libertà e della vitalità che trasuda dalle parole di Modugno, per uscire da quella caverna, parafrasando Platone, che è stata la pandemia, per riscoprire lo stupore e la gioia che questo mondo può ancora regalare.

E sempre Mimmo sarà capace, oltre che di far tornare i turisti in Puglia, anche di conciliare più generazioni. La Puglia di Domenico Modugno è un biglietto non solo per l’estate, ma per la vita che ritorna.

Per tornare a vivere e volare nel cielo infinito.

Dario Del Viscio

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“STORIA DI UN IMPIEGATO” OVVERO L’UNICO TRAGICO FANTOZZI https://www.lavocedelsud.org/storia-di-un-impiegato-ovvero-lunico-tragico-fantozzi/ Thu, 07 Apr 2022 10:15:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=2348 “Chi va dicendo in giroche odio il mio lavoronon sa con quanto amoremi dedico al tritolo”(Fabrizio de Andrè – Il Bombarolo) Analisi di un tipo umano, o meglio, di una “bestia” umana Per quale motivo siamo tutti un po’ dei “tragici Fantozzi”… Chi di noi ha mai visto in televisione, almeno una volta, qualche film […]

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illustrazione di Ilaria Longobardi (@dallamiap.arte)

“Chi va dicendo in giro
che odio il mio lavoro
non sa con quanto amore
mi dedico al tritolo”
(Fabrizio de Andrè – Il Bombarolo)

Analisi di un tipo umano, o meglio, di una “bestia” umana

Per quale motivo siamo tutti un po’ dei “tragici Fantozzi”…

Chi di noi ha mai visto in televisione, almeno una volta, qualche film con lo scomparso (e mai dimenticato) Paolo Villaggio nei panni del ragionier Fantozzi? Nessuno, molto probabilmente.

Il povero ragioniere, impiegato della Megaditta, è notoriamente una vittima prescelta, il suo subire da parte di chiunque e il suo essere soggetto mediocre e notoriamente succube ne fanno l’archetipo dell’italiano medio, medio-borghese dallo stile di vita semplice, con le ansie di una certa classe di lavoratori: probabilmente in tutti gli uffici è esistita una seduttrice un po’ doppiogiochista come la signorina Silvani, un capo esigente o un collega arrivista come il geometra Calboni, molti sono andati in giro su una vecchia utilitaria come la Bianchina di Fantozzi, ma soprattutto tutti abbiamo almeno una volta pensato di essere perseguitati da una nube temporalesca.

Eppure, a detta dello stesso Villaggio, l’uomo-Fantozzi che tutti abbiamo conosciuto e su cui tutti ci siamo fatti delle grasse risate potrebbe essere chiunque di noi, oggi che l’Italia è diventata un paese piuttosto povero in diversi sensi, se proprio vogliamo dire la verità.

E quando qualcuno di noi pensa di ribellarsi a questa condizione miserabile e vorrebbe impugnare le armi?

Diventa il protagonista dell’album di Fabrizio de Andrè: Storia di Un Impiegato.

Per carità, anche Fantozzi qualche volta si è ribellato. Ma non come l’impiegato deandreiano.

L’album è incentrato sulla figura di un giovane impiegato che, dopo aver ascoltato un canto del Maggio francese, entra in crisi e decide di ribellarsi, senza però rinunciare al suo individualismo, tentando commettere una strage e finendo in prigione, rendendosi conto solo alla fine che è necessaria, più che la lotta individuale, la lotta comune.

Scorrendo i vari brani ci è capitato su uno, in particolare: Verranno a Chiederti Del Nostro Amore.

Non abbiamo potuto fare a meno di sorridere, pensando, ad esempio, al ragionier Fantozzi, sposato con una donna che, al più, lo stima ma non lo ama. Eppure, questo brano altro non è se non la tinta fosca di una donna, fidanzata o sposata con l’Impiegato, la quale, di fronte alle telecamere, si schermisce e ripensa al loro rapporto, gesto a cui il protagonista non può che rispondere chiedendole di scegliere in autonomia il da farsi, guardando, nel frattempo, le sbarre della propria cella con sguardo malinconico. Il giovane dipendente, lo specifichiamo, è in galera per via di un suo gesto di ribellismo, perchè, conscio della miseria della propria vita, si rivolge contro i simboli del potere, con piglio sessantottino.

Ora, fermiamoci un attimo, in fondo non siamo tanto diversi anche da questo impiegato. Presi come siamo dalle nostre problematiche, dal nostro lavoro (nel caso proprio impiegatizio) e da tutto ciò che ne consegue, spesso trascuriamo con tristezza e rammarico le nostre passioni, la nostra vita e i nostri affetti, chiedendosi, una volta rientrati: tutto qui?

E, magari, è anche possibile che, con tutto l’impegno, il capo dica che siamo degli incompetenti, che siamo inutili, che preferirebbe avere qualcuno “più volenteroso”; come è possibile, inoltre, essere invisi ai colleghi i quali, alla prima occasione, voltano le spalle. Ed è possibile, infine, che al rientro a casa anche il/la proprio/a consorte trovi il pretesto buono per farci dubitare di ciò di cui siamo capaci.

Una vita misera, vero?

E’ facile, per le persone più sensibili, cadere dentro vortici pericolosi. Più la lingua batte sul tamburo, più la voglia di mollare tutto e fuggire lontano si fa vivida; in qualche caso, fortunatamente più raro, balena in mente il pensiero di far esplodere tutto. Sempre più di frequente si assiste all’emersione di individui afflitti da stress o depressione cronica, gente che si accontenta pur di tirare avanti, delegando agli eventi la responsabilità o il peso delle proprie scelte.

Ci rendiamo conto che, con la frenesia richiesta da un mondo che cambia troppo in fretta, non è facile mantenersi lucidi ed indipendenti, siamo fatti di carne e possiamo cadere facilmente nell’errore, ci lasciamo sopraffare facilmente e subiamo in silenzio. Ma, se errare è umano, perseverare è diabolico. Siamo consapevoli che un cambiamento dello status quo non può avvenire se non si parla di collettività ma possiamo, tuttavia, partire da noi stessi. Per dirla con Gandhi: “sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.

Forse è il caso di smetterla, forse è il caso di prendere la vita in mano. Questo può sembrare un discorso banale, eppure non è così. Guardate attentamente negli occhi della persona che è accanto a voi e poi domandate, a voi stessi:

“Continuerai a farti scegliere o, finalmente, sceglierai?”

Dario Del Viscio

Verranno a chiederti del nostro amore- cover di Isabella Alfano

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