La Voce del Sud https://www.lavocedelsud.org/ “Se si sogna da soli, è un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia. ” Fri, 09 Oct 2026 07:51:41 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1.3 199277288 Borgo Mezzanone, dove migranti e rifiuti convivono https://www.lavocedelsud.org/borgo-mezzanone-dove-migranti-e-rifiuti-convivono/ Fri, 09 Oct 2026 07:51:33 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9718 Borgo Mezzanone, ovvero una delle baraccopoli più grandi d'Europa. Una realtà dove i migranti hanno da poco accolto un coinquilino indesiderato: l'immondizia.

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Esistono luoghi nella nostra bella Italia che sporcano la pulizia dei paesaggi. Luoghi dimenticati ed ignorati puntualmente quando, se ci capita di scorgerli sullo sfondo, molto freddamente volgiamo lo sguardo dall’altra parte come a cancellare dalla nostra mente un posto che non esiste, o meglio che vogliamo non esista. Così, per farne un esempio, se lasciamo di pochi chilometri il centro di Foggia e ci imbattiamo nella sua nuda e cruda campagna, arriveremo nei pressi di Borgo Mezzanone, area in cui è attiva una delle baraccopoli più grandi d’Europa.

Qui “vivono” infatti circa 3500 migranti in condizioni tutt’altro che umane. Il degrado è palesemente visibile, sempre che non apparteniamo al vasto pubblico di indifferenti, va da se’….

In un’area dove Cristo di certo non è ancora passato senegalesi, maliani, africani in generale sopravvivono ogni giorno con tutte le insidie del caso, parafrasando il senso più estremo del vivere alla giornata. Entrando nel ghetto, infatti, il quadro è agghiacciante. Diremmo quasi di essere stati catapultati, senza bisogno di usare la fantasia, in un altro pianeta: la vita qui scorre triste, sporca tra tetti precari e pareti dai connotati decisamente atipici. Per non parlare poi dei servizi igienici; oseremo dire, anzi, che in questo contesto l’igiene è un termine sconosciuto ai residenti e messo da parte dalle istituzioni.

Queste ultime sembrano guidare il coro dei cinici più spietati, lasciando quelle che fino a prova contraria sono PERSONE esattamente come noi altri letteralmente in balia di un destino già segnato.

Pochi giorni fa è arrivata la notizia che conferma questa politica di abbandono; cumuli di rifiuti si sono ammassati infatti tra le baracche dando ai migranti la possibilità gratuita di potersi vantare di praticare varie attività fisiche. Dal sollevamento pesi al getto del peso, dallo slalom alla partita di pallone alla buona i residenti di certo non si annoiano!

Satira a parte (molto spesso utilizzata per non aggravare l’amaro che pervade il sangue dei pochi rimasti ancora UMANI), da circa tre settimane, come ha denunciato un sindacato locale, il servizio di raccolta rifiuti nell’area è stato soppresso.

Tornando indietro di un anno, la Regione Puglia aveva stabilito nella zona l’installazione di cinque punti di raccolta, utilizzati dai migranti per distribuire i rifiuti che puntualmente venivano recuperati e smaltiti da un’azienda vincitrice d’appalto che si recava sul posto a giorni alterni. Era già qualcosa, si evidenzierà. Se non altro si affermava che il ghetto di Borgo Mezzanone non è leggenda ma realtà.

Cosa è successo tornando avanti di circa 300 giorni? Nessuna comunicazione ufficiale è pervenuta, mentre da tre settimane a questa parte i cumuli di immondizia ormai erigono una piramide che evidentemente sarà la nuova “attrattiva” della zona!

Risultato? La sopravvivenza si fa sempre più ardua mentre l’indifferenza si trasforma in silenzio sconcertante ed il binomio migranti-rifiuti si trasforma in un ignobile luogo comune “certificato”. Se tutti coloro che vengono al mondo hanno il diritto di viverci, si dirà, perché per alcuni vivere non è possibile? Per quanto ancora sprazzi d’umanità dissolti puntualmente dalla più limpida ipocrisia dovranno fare da stella polare a chi ha il dovere di dare dignità ad ogni singolo cittadino? Per quanto, nella fattispecie, i migranti di Borgo Mezzanone dovranno ancora convivere con inquilini piuttosto indesiderati?

Ai contemporanei, più che ai posteri, l’ardua sentenza…semmai qualcuno si scomoderà a pronunciarla.

Felice Marcantonio

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Buon anno, Taranto https://www.lavocedelsud.org/buon-anno-taranto/ Mon, 07 Sep 2026 09:16:17 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9716 Taranto, l'ex Ilva e l'ennesimo Settembre nero. Questa volta, però, il Capodanno tarantino presenta un conto davvero salato.

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Settembre, una sorta di Capodanno anticipato. Questo, infatti, al pari del primo mese canonico è considerato il tempo della ripartenza o di un nuovo inizio. Almeno una volta, c’è da scommetterci, abbiamo ripetuto a noi stessi: “Se ne parla a settembre”. Anche a Taranto qualcuno se l’è prefissato e, quest’anno, il “brindisi” è risultato piuttosto amaro.

Pochi giorni fa è arrivata questa notizia: sono state avviate le pratiche per il licenziamento di 2500 operai dell’ex indotto Ilva. Una decisione più volte paventata nei mesi scorsi, nonché a più riprese negli anni addietro dinanzi ad una crisi perenne e, di conseguenza, ad uno stato di incertezza senza fine.

Ora, però, lo spettro è diventato reale. La cessazione pressoché totale della produzione ha reso inevitabile la drastica decisione. Ma come si è arrivati a tanto?

La risposta è facilmente rintracciabile leggendo ogni pagina di una tragedia via via più paradossale e buia. Appena un anno fa e fino a prima dell’estate si ragionava circa una nuova “primavera” per Taranto e i tarantini. Il governo al comando e alcune facoltose multinazionali a progettare il tanto decantato piano di rilancio. C’era anche una deadline ben precisa per stabilire a chi sarebbero state consegnate le sorti dell’impianto.

Ma, nel Paese dei Balocchi tutto notoriamente può succedere. Ecco, dunque, che una proroga dopo l’altra hanno addensato nuove nubi su una terra che non vede il sole ormai da molto tempo. I Giochi del Mediterraneo, richiamo per atleti da tutto il mondo, hanno edulcorato l’immagine di una città pronta a rinascere.

La sfilata delle più alte autorità nazionali in uno stadio all’avanguardia hanno truccato fino all’eccesso il viso di una creatura che porta evidenti segni di lacerazione. Ma, per la politica del rimandare a domani ciò che si può fare oggi, comunque per due settimane il problema è stato nascosto, come la polvere, sotto il letto.

Per la serie “passato il Santo, passata la festa”, sbaraccati baracche e burattini puntuale è arrivato il medico cattivo per far ingoiare una supposta indigesta.

Come da copione, preso atto della notizia l’organo sempre “presente” ma che, nei fatti, nessuno sa spiegarne la tangibile utilità, al secolo i sindacati, ha chiamato alle armi i propri commilitoni. Domani, 8 settembre, è fissato un incontro a Palazzo Chigi tra le sigle sindacali locali ed il ministro Adolfo Urso. Rinviare ulteriormente la soluzione al problema sembra essere l’esito più scontato anche questa volta.

Un copione destinato a ripetersi, insomma, mentre decine di famiglie sono già intente a reiventare la propria vita nell’ennesimo “Capodanno” in cui non c’è nulla da festeggiare.

Felice Marcantonio

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Incendi in Italia, perché minimizzare? https://www.lavocedelsud.org/incendi-in-italia-perche-minimizzare/ Tue, 28 Jul 2026 09:28:48 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9713 In Italia il fenomeno degli incendi è diventato un vero e proprio allarme che mette a rischio tante bellezze naturali di cui il nostro Paese gode. Davanti a tanta gravità il silenzio regna sovrano...

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In Italia il fenomeno degli incendi è diventato un vero e proprio allarme che mette a rischio tante bellezze naturali di cui il nostro Paese gode.

Da inizio anno gli ettari andati letteralmente in fumo superano le 12.000 unità. Le segnalazioni hanno superato quota 100, attestandosi ben oltre la media degli anni precedenti.

Nelle scorse settimane praticamente con cadenza giornaliera abbiamo avuto notizia di nuovi incendi, che hanno colpito soprattutto le zone turistiche per eccellenza. La Sardegna è ormai flagellata da due mesi a questa parte ed anche la Puglia, in particolare il Gargano, vede il fuggi fuggi dei bagnanti come la cartolina dell’estate 2026.

A contribuire al propagarsi di vere e proprie montagne di fuoco nelle nostre riserve naturali ci sono senza dubbio le eccezionali ondate di calore che si susseguono, sempre più estreme e sempre più prolungate.

Dietro a questa piaga sociale ed economica c’è, ovviamente, la mano dell’uomo che troppo spesso disdegna dal restare al proprio posto! La regia delle operazioni criminali resta occulta, anche se di facile interpretazione.

Eppure si continua a minimizzare. La routine prevede in questi casi valanghe di post sui social che esprimono sconcerto, indignazione, solidarietà alle zone colpite. Non c’è traccia, però, di azioni concrete per arginare l’azione criminale, ormai fuori controllo.

Si pensi che la classe politica ha addirittura dimenticato di sbandierare i soliti slogan ipocriti, non preoccupandosi nemmeno di salvare la reputazione, che in Italia vale quasi più dell’amore per la propria mamma…

Il silenzio regna sovrano, dunque, mentre ci stanno togliendo l’unico vanto di questo Paese: la bellezza del territorio.

Meditare non basta. La “chiamata alle armi” è d’obbligo. Quanto bisognerà aspettare perché ciò avvenga non ci è dato saperlo e, francamente, dietro l’angolo il buio è più nero del fumo che continua, inesorabilmente, ad alzarsi da Trieste in giù.

Felice Marcantonio

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Estate 2026: le spiagge siciliane più gettonate tra mare cristallino e paesaggi da cartolina https://www.lavocedelsud.org/estate-2026-le-spiagge-siciliane-piu-gettonate-tra-mare-cristallino-e-paesaggi-da-cartolina/ Mon, 20 Jul 2026 09:30:08 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9707 Che si scelgano le spiagge bianche del Trapanese, le coste vulcaniche delle Eolie o gli ampi arenili del Ragusano, la Sicilia continua a offrire un patrimonio naturale unico, capace di soddisfare ogni tipo di viaggiatore e di confermarsi, anche nel 2026, regina indiscussa dell'estate mediterranea.

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Con l’arrivo dell’estate 2026, la Sicilia si conferma ancora una volta una delle destinazioni balneari più amate d’Italia.

Dalle lunghe distese di sabbia dorata del versante meridionale alle suggestive baie incastonate tra scogli vulcanici e riserve naturali, l’isola continua ad attrarre migliaia di visitatori italiani e stranieri alla ricerca di mare cristallino, natura e autenticità.

A trainare le preferenze dei vacanzieri sono innanzitutto le località insignite della Bandiera Blu 2026, riconoscimento che premia non soltanto la qualità delle acque ma anche i servizi, la sicurezza e la sostenibilità ambientale. Quest’anno la Sicilia può vantare ben 16 comuni premiati, con due nuovi ingressi d’eccezione: Lipari e Ispica.

Tra le mete più richieste spicca senza dubbio San Vito Lo Capo, che continua a conquistare turisti provenienti da tutta Europa grazie alla sua spiaggia caraibica, alla sabbia finissima e alle acque trasparenti. Non meno amata è la Riserva dello Zingaro, dove calette incontaminate e sentieri panoramici offrono un perfetto connubio tra mare e natura.Nel Messinese cresce l’interesse per le località della Riviera Jonica. Taormina, con la spiaggia di Mazzeo premiata con la Bandiera Blu, resta una delle destinazioni più ambite dell’estate, grazie alla possibilità di alternare giornate di mare a passeggiate tra arte, cultura e panorami mozzafiato. Grande afflusso anche per Letojanni, Santa Teresa di Riva e Roccalumera, apprezzate per il mare limpido e i servizi turistici sempre più efficienti.

Tra le novità del 2026 figura l’arcipelago delle Eolie. L’ingresso di Lipari tra i comuni Bandiera Blu ha acceso i riflettori sulle spiagge di Canneto, Gelso, Acqua Calda e Ficogrande a Stromboli, luoghi dove il fascino del paesaggio vulcanico si fonde con un mare tra i più puliti del Mediterraneo.

Il Sud-Est siciliano continua invece a registrare numeri importanti grazie alle spiagge del Ragusano. Marina di Ragusa, Sampieri, Pozzallo e Santa Maria del Focallo attirano famiglie e giovani per le ampie spiagge sabbiose, i fondali bassi e la vivace offerta di eventi estivi. Le località della costa iblea rappresentano oggi una delle alternative più apprezzate per chi desidera una vacanza rilassante lontano dalle mete più affollate.

Sempre molto richieste restano inoltre la Scala dei Turchi, la spiaggia dei Conigli a Lampedusa, Isola Bella a Taormina e la riserva di Vendicari, luoghi che negli ultimi anni hanno consolidato la loro fama internazionale grazie alla straordinaria bellezza dei paesaggi e alla forte presenza sui social network.

Secondo operatori turistici e osservatori del settore, il trend dell’estate 2026 premia soprattutto le destinazioni capaci di coniugare mare pulito, tutela ambientale ed esperienze autentiche. Un aspetto confermato anche dal crescente interesse verso le spiagge Bandiera Blu, considerate sempre più un punto di riferimento per chi programma le proprie vacanze.Che si scelgano le spiagge bianche del Trapanese, le coste vulcaniche delle Eolie o gli ampi arenili del Ragusano, la Sicilia continua a offrire un patrimonio naturale unico, capace di soddisfare ogni tipo di viaggiatore e di confermarsi, anche nel 2026, regina indiscussa dell’estate mediterranea.

Federica Leonardi

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Fresi canta Faber https://www.lavocedelsud.org/fresi-canta-faber/ Fri, 17 Jul 2026 09:12:33 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9711 Stefano Fresi nasce il 16 luglio 1974, ieri 16 luglio 2026 compiva 52 anni e si esibiva in uno spettacolo su De André ad Alghero, in un tour sardo che proseguirà domani a Pula e dopodomani a Tempio. Fresi è molto più conosciuto per le sue prove attoriali che canore, ma ieri ha dato prova […]

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Stefano Fresi nasce il 16 luglio 1974, ieri 16 luglio 2026 compiva 52 anni e si esibiva in uno spettacolo su De André ad Alghero, in un tour sardo che proseguirà domani a Pula e dopodomani a Tempio. Fresi è molto più conosciuto per le sue prove attoriali che canore, ma ieri ha dato prova di essere un polistrumentista e cantante molto capace. Lo spettacolo si intitola ‘Dell’amore, della guerra e degli ultimi’, questo titolo viene rappresentato sul palco da tre persone: Cristiana Polegri in abito rosso impersonificava l’amore suonando il sax e cantando, Egidio Marchitelli con abiti militari raffigurava la guerra suonando la chitarra, Stefano Fresi vestito di stracci personificava gli ultimi cantando e suonando pianoforte e chitarra. Il cognome dell’attore tradisce le sue origini sarde, per essere più precisi galluresi, proprio come De André che, al contrario, è stato un gallurese acquisito. Lo spettacolo esponeva i tre temi del titolo alternando monologhi, dialoghi, musica e lettura dei diari del cantautore.

Il momento più emotivo, secondo chi scrive, è quello in cui Fresi e Polegri si sono fatti portavoce di una coppia sposata che si scriveva lettere a vicenda durante la Prima Guerra Mondiale, Giacomo e Carlotta. Lui dal fronte scriveva frequentemente alla moglie che aspettava impazientemente le sue lettere, finché col tempo si facevano sempre più rade, anche se lui la tranquillizzava, dicendole che era semplicemente molto occupato. Un giorno lei gli scrisse che durante la notte del 24 maggio 1917, si era svegliata di soprassalto perché aveva sentito qualcuno chiamare il suo nome, ma nella stanza non c’era nessuno. Giacomo morì proprio il 24 maggio. Un po’ come quel Piero di quella immortale canzone ‘La guerra di Piero’, in cui il protagonista si trova davanti a una scelta, sparare o non sparare ad un nemico che aveva di fronte, e proprio in quegli istanti in cui Piero stava decidendo cosa fare, viene colto da una pallottola del nemico che lo fa crepare a maggio. Chissà quanti Giacomo e Carlotta ci sono oggi ancora sparsi per il mondo.

È stato uno spettacolo emotivamente impegnativo ma al contempo leggero e diretto, sarà che le canzoni di Faber arrivano sempre dritte al punto, ma anche Fresi, Polegri e Marchitelli hanno saputo entrare nelle corde del cantautore, restituendo una performance non banale e profonda tanto quanto i testi che hanno cantato e interpretato.

Alessandra Cau

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IL MIO NOME È ANCORA MAI PIÙ https://www.lavocedelsud.org/il-mio-nome-e-ancora-mai-piu/ Wed, 01 Jul 2026 16:07:34 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9709 Ci sono stati molti modi in cui l’umanità ha detto “NO ALLA GUERRA”: libri, poesie, dipinti, canzoni. Di queste ultime ne sono state scritte tante in varie lingue: inglese, francese, italiano, spagnolo. Una delle canzoni italiane più significative è ‘Il mio nome è mai più’ di Luciano Ligabue, Piero Pelù e Lorenzo Cherubini, in arte […]

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Ci sono stati molti modi in cui l’umanità ha detto “NO ALLA GUERRA”: libri, poesie, dipinti, canzoni. Di queste ultime ne sono state scritte tante in varie lingue: inglese, francese, italiano, spagnolo. Una delle canzoni italiane più significative è ‘Il mio nome è mai più’ di Luciano Ligabue, Piero Pelù e Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Questa canzone non ha avuto purtroppo una risonanza internazionale, ma è stata ascoltata e accolta come un grande successo entro i confini italiani. Questo brano è stato il più venduto in Italia del 1999, anno in cui è stata scritta. Il progetto dei tre artisti nasce come reazione allo scoppio della guerra del Kosovo e all’intervento militare della NATO nella ex Jugoslavia. L’obiettivo era quello di creare un inno pacifista e di raccogliere fondi per l’associazione umanitaria Emergency. I soldi ricavati hanno contribuito a costruire e finanziare ospedali e progetti nei territori colpiti dal conflitto. Ogni artista ha scritto il pezzo che avrebbe poi cantato, Jovanotti si è immedesimato in un aviatore di un caccia americano quasi pentito del suo lavoro perché dice che non avrebbe più lanciato “le vostre ‘sante’ bombe”, Pelù e Ligabue non hanno immaginato un personaggio specifico, ma sono voci universali, Ligabue è colui che descrive la situazione e Pelù è colui che offre soluzioni.

All’epoca si contavano 51 guerre in corso, oggi, 27 anni dopo, se ne contano ancora di più. Sul retro del singolo gli autori hanno voluto pubblicare queste parole:

“A pochi mesi dal ‘giro’ di millennio la nostra cosiddetta società ‘civile’ conta al proprio interno 51 guerre in corso. Allo stesso tempo essere contro la guerra (qualsiasi guerra) sembra voler dire assumere una posizione politica. Be’ vogliamo essere liberi di sentirci oltre qualsiasi posizione del genere affermando che, per noi, non ci sarà mai un motivo valido per nessuna guerra.”

Oggi siamo letteralmente assuefatti da immagini e discorsi bellici che ormai, purtroppo, non fanno più tanto effetto, il telegiornale non ci sciocca più, però il mio nome è ancora mai più, mi sento di dire, il nostro nome è ancora mai più.

Alessandra Cau

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Italiani mammoni: convenienza o necessità? https://www.lavocedelsud.org/italiani-mammoni-convenienza-o-necessita/ Mon, 29 Jun 2026 06:28:57 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9705 Italiani mammoni. Un binomio precostituito che, spesso, in sede di giudizio non fa i conti con la vita reale.

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Italiani mammoni. Una rima “baciata” ormai consegnata all’immaginario collettivo e che spesso viene rispolverata. Talvolta con tono ironico-sarcastico, altre volte per sottolineare un “problema” di natura culturale, sottolineato dalla solita ramanzina dei “maestri di vita”.

Ebbene sì, bisogna ammetterlo; la maggior parte dei giovani vive a casa dei propri genitori ben oltre il compimento della maggiore età, quando notoriamente ci si immette nella vita adulta e, quindi, si dovrebbe spiccare il volo con le proprie ali.

Se è vero, però, che esistono diversi casi di “mammoni patologici”, ovvero di ragazzi che non hanno alcuna intenzione di lasciare il “posto fisso” accanto alla propria mamma, vuoi per convenienza vuoi per paura, è altrettanto vero che in questa categoria sono coinvolti sempre più giovani che restano ancorati al seno materno per necessità, perché le ali tanto decantate si sono spezzate o, peggio, non si sono formate ancora.

Secondo i dati Eurostat 2025, in Italia mediamente si lascia la casa natia attorno ai 30 anni, quasi un decennio più tardi rispetto alla media europea. Dati che confermano la teoria degli italiani “figli di mammà”. Ma ci chiediamo cosa c’è dietro la pura statistica?

Proviamo ad analizzare la questione brevemente. Un altro sondaggio Eurostat sempre dello scorso anno ci dice che tra le cosiddette “grandi economie” il nostro Paese è all’ultimo posto per stipendi reali in base al potere d’acquisto.

Tradotto, in Italia si guadagna meno del resto del mondo e, di conseguenza, si può spendere decisamente meno. Pensando dunque al fatto che per uscire fisicamente ma soprattutto materialmente di casa serve una certa cifra è chiaro che in pochi possono ad oggi permettersi di farlo, a meno che non si punti a vivere letteralmente sotto i ponti.

Ecco quindi l’urgenza di ridimensionare il fenomeno “italiani mammoni”, analizzandolo da una prospettiva razionale, oggettiva.

Se la volontà non incontra l’opportunità, ergo se lo Stato non si adopera per stabilire le giuste condizioni, continueremo ancora a lungo ad avere tra le mani le solite chiavi che apriranno la solita porta di casa e, in fondo, daremo ragione a chi all’estero ci chiama mammoni, facendoci magari una bella risata su’ che suona tanto come la più classica rassegnazione.

Felice Marcantonio

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“Montalbano non passa mai di moda”: boom di ascolti per le repliche della storica serie Rai https://www.lavocedelsud.org/montalbano-non-passa-mai-di-moda-boom-di-ascolti-per-le-repliche-della-storica-serie-rai/ Mon, 22 Jun 2026 08:44:44 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9699 In un panorama televisivo in continua evoluzione, il commissario Montalbano continua a rappresentare una certezza.

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A quasi trent’anni dal debutto televisivo, Il commissario Montalbano continua a conquistare il pubblico italiano, confermandosi uno dei fenomeni televisivi più amati di sempre. Anche in replica, la serie con protagonista Luca Zingaretti registra numeri da capogiro, dimostrando come il fascino del commissario di Vigata non conosca il passare del tempo.

Le recenti riproposizioni degli episodi storici su Rai hanno infatti raccolto milioni di telespettatori, dominando la prima serata e superando spesso programmi più recenti. Un risultato che testimonia il legame profondo tra il pubblico e un personaggio diventato ormai simbolo della televisione italiana.

A rendere immortale la serie è senza dubbio la forza narrativa nata dalla penna di Andrea Camilleri, capace di intrecciare giallo, ironia e riflessioni sociali in un racconto autentico e profondamente umano. Ma il successo passa anche attraverso l’interpretazione intensa e misurata di Luca Zingaretti, entrato nel cuore degli spettatori grazie ad un commissario tanto brillante nelle indagini quanto fragile nella vita privata.

Non meno importante è il ruolo della Sicilia, autentica coprotagonista della fiction. Gli scorci barocchi, il mare, le piazze assolate e i paesaggi del ragusano hanno contribuito a creare un immaginario unico, trasformando luoghi come Scicli, Modica e Ragusa in mete amatissime anche dal turismo internazionale.Il boom di ascolti delle repliche dimostra come “Montalbano” sia riuscito a superare i confini della semplice fiction televisiva per diventare un vero patrimonio culturale e popolare.

In un panorama televisivo in continua evoluzione, il commissario Montalbano continua a rappresentare una certezza: una storia che il pubblico sceglie ancora di rivedere, episodio dopo episodio, come un appuntamento familiare che non perde mai il suo fascino.

Federica Leonardi

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Morvillo, un cognome dimenticato https://www.lavocedelsud.org/morvillo-un-cognome-dimenticato/ Thu, 28 May 2026 08:35:49 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9702 “Dietro ad un grande uomo c’è una grande donna”, quante volte abbiamo sentito questa frase? Certo non dalle ultime generazioni, ma dai nostri nonni, persone nate negli anni ’30 o ’40, o dai nostri genitori, nati negli anni ’60. Oggi questa frase risulta anacronistica, e chi la pronuncia in pubblico sarebbe passibile di una shitstorm […]

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“Dietro ad un grande uomo c’è una grande donna”, quante volte abbiamo sentito questa frase? Certo non dalle ultime generazioni, ma dai nostri nonni, persone nate negli anni ’30 o ’40, o dai nostri genitori, nati negli anni ’60. Oggi questa frase risulta anacronistica, e chi la pronuncia in pubblico sarebbe passibile di una shitstorm o comunque di rimproveri. Però questa è una frase che ha caratterizzato la nostra storia, e per questo motivo, molte donne sono state oscurate, o appunto lasciate “dietro i loro mariti”. È il caso di Francesca Laura Morvillo, nome che a molti risulterà sconosciuto se non lo si associa immediatamente al nome del marito Giovanni Falcone. Morvillo era una magistrata che lavorava al tribunale dei minori di Palermo con ragazzi di 13 anni in manette, figli di boss mafiosi. La sua lotta contro la mafia è stata coraggiosa quanto quella del marito, unica donna magistrata uccisa dalla mafia nella storia della Repubblica italiana, non può essere ricordata solo come “la moglie di”. Morvillo è una donna che è stata premiata per la sua tesi di laurea, è una donna che ha studiato e ha dedicato la sua vita al lavoro, proprio come il marito. Quel 23 maggio del 1992, la Repubblica italiana ha perso molte persone di valore, ma soprattutto due grandi professionisti che amavano il proprio lavoro svolgendolo con coraggio, al di là degli importanti rischi che questo comportava. E fa sorridere l’onorificenza di cui lo Stato l’ha insignita, medaglia d’oro al valor civile con le seguenti motivazioni:

“Giovane Consigliere della Corte d’Appello di Palermo, consorte del giudice Giovanni Falcone, pur consapevole dei gravissimi pericoli cui era esposto il coniuge, gli rimaneva costantemente accanto sopportando gli stessi disagi e privazioni, sempre incoraggiandolo ed esortandolo nella dura lotta intrapresa contro la mafia. Coinvolta, insieme al Magistrato, in un vile e feroce agguato, sacrificava la propria esistenza vissuta coniugando ai forti sentimenti di affetto, stima e rispetto verso il marito, la dedizione ai più alti ideali di giustizia. Capaci (Pa) 23 maggio 1992.”

In questo elogio del novembre del 1992, non si fa adeguata menzione alla sua professione, si associa la Morvillo quasi esclusivamente al suo ruolo sociale di moglie di un Magistrato. La verità è che se non fosse stata la moglie di Falcone, probabilmente sarebbe ancora viva e avrebbe contribuito in modo più incisivo alla lotta contro la mafia del nostro Paese.

Per questo motivo, forse sarebbe meglio sostituire quel “dietro” con “affianco”, perché un uomo non ha un valore più elevato per il suo sesso e una donna non può essere ridotta o ridimensionata solo in quanto donna e al suo ruolo sociale di moglie. Se due persone sono alla pari, lo sono in quanto persone, non per il loro genere di appartenenza.  

Alessandra Cau

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Rori Quattrocchi conquista il David di Donatello: trionfo siciliano nel segno del grande cinema https://www.lavocedelsud.org/rori-quattrocchi-conquista-il-david-di-donatello-trionfo-siciliano-nel-segno-del-grande-cinema/ Wed, 27 May 2026 08:52:34 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=9697 Un riconoscimento che sa di consacrazione, ma anche di emozione autentica per Aurora Quattrocchi, miglior attrice protagonista ai David 2026.

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Un riconoscimento che sa di consacrazione, ma anche di emozione autentica. La 71ª edizione dei David di Donatello ha premiato l’attrice siciliana Aurora Quattrocchi, che ha conquistato il David come Miglior Attrice Protagonista per la sua intensa interpretazione nel film Gioia mia della regista Margherita Spampinato.

Per il pubblico italiano, però, Aurora Quattrocchi resta soprattutto “Rori”: volto amatissimo del teatro e del cinema, interprete raffinata e potente capace, nel corso della sua lunga carriera, di attraversare pellicole entrate nella memoria collettiva come Malèna, I cento passi e Nuovomondo.

Il premio ricevuto ai David 2026 assume un valore ancora più simbolico perché arriva a 83 anni, coronando una carriera costruita con discrezione, talento e straordinaria intensità interpretativa. Nel film Gioia mia, Quattrocchi interpreta Gela, un’anziana donna siciliana dal carattere severo e profondo, protagonista di un incontro generazionale che diventa racconto di memoria, fragilità e umanità. Un ruolo che ha conquistato critica e pubblico. Sul palco del Teatro 5 di Cinecittà, l’attrice è apparsa visibilmente emozionata. Il suo discorso, accolto da un lungo applauso, è diventato uno dei momenti più intensi della serata. “Mi auguro che il cinema possa avere sempre più successo, meraviglia e fantasia”, ha dichiarato, lanciando anche un appello in difesa delle grandi sale cinematografiche.

La vittoria di Rori Quattrocchi ha rappresentato anche un motivo d’orgoglio per la Sicilia e per Palermo, terra alla quale l’attrice è profondamente legata. Insieme al premio per la miglior regia esordiente assegnato a Margherita Spampinato, il successo di Gioia mia ha portato sul palco dei David una storia e una sensibilità fortemente siciliane. Una standing ovation meritata per un’artista che, con eleganza e autenticità, continua a dimostrare come il grande cinema non abbia età, ma soltanto verità.

Federica Leonardi

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