Giugliano Archivi - La Voce del Sud https://www.lavocedelsud.org/tag/giugliano/ “Se si sogna da soli, è un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia. ” Sun, 12 Oct 2025 10:48:14 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1.3 199277288 Ex Acna di Cengio, dalla Liguria alla Campania https://www.lavocedelsud.org/ex-acna-di-cengio-dalla-liguria-alla-campania/ Thu, 02 Feb 2023 15:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=5922 Viviamo in un’Italia colma di danni ambientali causati dall’uomo. Oggi cercheremo di far riemergere una storia soffocata più e più volte. Ci troviamo a Cengio (in provincia di Savona) presso l’ex Acna responsabile di un disastro ambientale che intossica la sua valle madre, la Val Bormida e prosegue la sua contaminazione a Giugliano, in Campania. […]

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Viviamo in un’Italia colma di danni ambientali causati dall’uomo. Oggi cercheremo di far riemergere una storia soffocata più e più volte. Ci troviamo a Cengio (in provincia di Savona) presso l’ex Acna responsabile di un disastro ambientale che intossica la sua valle madre, la Val Bormida e prosegue la sua contaminazione a Giugliano, in Campania.

Acna: la storia della “Fabbrica dei veleni”

Sorge nel 1882 come dinamitificio “Barberi” per sostenere la guerra in Libia. Quarant’anni dopo Italgas acquisterà l’attività convertendo la produzione per sei anni in coloranti chimici sotto la denominazione di Acna (Aziende Chimiche Nazionali Associate).

La pessima situazione finanziaria causerà il rilevamento da parte della Montecatini e verrà ripresa la fabbricazione di esplosivi di gas tossici per lo sterminio degli Eritrei nella guerra d’Abissinia.

Montecatini si assocerà con Edison creando il gruppo Montedison; la fabbrica continuerà a trattare elementi chimici variando più volte i prodotti finché si specializzerà in chimica organica.

Il 1991 sarà un anno di cambiamento in quanto entrerà in società l’Enichem (del gruppo Eni).

La chiusura ed i danni dello stabilimento

Per più di cinquant’anni i cittadini di Cengio e dei suoi paesi limitrofi denunciarono le acque contaminate e le nubi bianche che la soffocavano.

I vari comuni presero piccoli provvedimenti finché nel 1999 il Ministero dell’ambiente ordinò la chiusura dello stabilimento: furono più di 4200 le persone licenziate.

L’anno successivo il Governo intraprese il progetto di bonifica e messa in sicurezza permanente: il disegno incluse quindi l’azzeramento del percolato, lo sviluppo di un centro di ricerca e la sperimentazione e sviluppo di tecnologie di messa in sicurezza.

Sono stati rilevati 4 milioni di metri cubi di rifiuti rilasciati nel terreno, tra cui 50 kg di cloro benzene e più di 250 kg di benzene – sostanze altamente cancerogene. Il rilascio di queste sostanze ha provocato centinaia di morti per cancro alla vescica, tumori allo stomaco, tumori al colon e linfomi Non Hodgkin.

La soluzione di bonifica costò 400 milioni di euro costruendo una barriera sottostante a quella sotterranea per impedire al percolato lo scolo nelle falde acquifere. Questa soluzione, la vetrificazione, sarebbe stata la risposta corretta nel caso in cui la porzione di terreno contaminata fosse stata 1/100 di quella reale.

Perciò, per quanto tempo è stata efficace questa tecnica?

Un salto nel comune di Giugliano

L’opera di bonifica cengese viene avviata dalla Syndial, ribattezzata Eni Rewind, nata nel 2003 per riqualificare le aree industriali operative.

Ma nel 2006 la Dia (Direzione Investigativa Antimafia) emette un provvedimento nei confronti di Francesco Bidognetti, detto Cicciotto e’ mezzanotte (clan dei Casalesi) che lo ritiene responsabile delle materie di scarto (percolato, fanghi tossici e scarti di lavorazione chimica) rilevate presso la discarica “Ecologia 89” di Giugliano appartenenti all’Acna di Cengio.

Il procuratore Federico Cafiero De Raho identifica un altro responsabile: Cipriano Chianese soprannominato “l’ideatore delle ecomafie” che si propone disponibile nei confronti del capoclan per lo smaltimento di scarti industriali nocivi e speciali. Viene quindi arrestato sotto l’accusa della gestione di quattro discariche non autorizzate e per associazione a delinquere.

Chianese fissò il prezzo iniziale di smaltimento per 10 lire a chilo di rifiuti che avrebbe versato nelle tasche di Bidognetti. In seguito Cicciotto e’ mezzanotte avrebbe pagato 5 lire di tangente (al kg di rifiuti) per il rilascio dell’autorizzazione strumentale allo smaltimento di rifiuti extraregionali, da destinarsi all’assessore provinciale Capano Perrone.

Nelle indagini appare il nome di un altro membro appartenente allo Stato: l’ex commissario ai rifiuti per la Campania, Giulio Facchi, che autorizzò l’esecuzione dell’esercizio da parte della discarica Ecologia ‘89 presso la Cava Z, sottoposta al sequestro preventivo, a seguito di un blocco dello smaltimento che mise in ginocchio Napoli.

Questo comportamento portò al guadagno da parte della società di 10 milioni di euro. Il clan di Giugliano, i Mallardo, prende parte agli accordi aderendo agli utili.

Il 2010 sarà l’anno in cui il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, dichiarerà conclusa l’opera di bonifica.

Azioni giudiziarie a nord e a sud

Nel 2008 il Ministero dell’Ambiente ha avviato un’azione giudiziaria in sede civile presso il Tribunale di Genova contro la Syndial, richiedendo un risarcimento danni che supera i 218 milioni di euro. Tale azione verrà sospesa per la possibilità di risoluzione transattiva sull’entità del risarcimento.

La Corte d’Assise di Napoli concluderà il 15 luglio 2016 la sentenza che riconoscerà come responsabili penalmente Francesco Bidognetti e Cipriano Chianese per disastro ambientale ed associazione di stampo mafioso.

Caso Acna: quante altre storie del genere seminate in tutto lo Stivale?

Giungere a conclusioni è fin troppo banale. Questa storia è stata raccontata con due scopi:

  1. Far conoscere l’ennesimo disastro ambientale causato dalla criminalità organizzata e da membri dello Stato “mascherati”.
  2. Far comprendere che questi avvenimenti sono onnipresenti in tutta Italia e che non c’è paesino che si può tirar fuori da questo destino.

Elena Zullo

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Pnrr: la Terra dei fuochi e la Speranza https://www.lavocedelsud.org/pnrr-la-terra-dei-fuochi-e-la-speranza/ Mon, 14 Mar 2022 11:00:00 +0000 https://www.lavocedelsud.org/?p=2213 “Ci tolgono l’aria: vabbuo’ che vvuo fa’, è cosa ‘e niente. Sempre cosa ‘e niente. A furia ‘e ddicere «è cosa ‘e niente» siamo diventati cos’ e nient’” Eduardo De Filippo. Terra dei Fuochi: è così che viene chiamata quell’area meridionale che si estende in Campania tra la provincia di Caserta e la provincia di […]

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“Ci tolgono l’aria: vabbuo’ che vvuo fa’, è cosa ‘e niente. Sempre cosa ‘e niente. A furia ‘e ddicere «è cosa ‘e niente» siamo diventati cos’ e nient’”

Eduardo De Filippo.

Terra dei Fuochi: è così che viene chiamata quell’area meridionale che si estende in Campania tra la provincia di Caserta e la provincia di Napoli. Un’espressione usata per la prima volta da Legambiente, associazione ambientalista italiana, nel 2003 nel Rapporto Ecomafie. Si tratta, dunque, di aree geografiche colpite da attività illegali di smaltimento dei rifiuti che hanno portato ad inevitabili conseguenze sull’inquinamento e sulla salute delle persone.

Attività, anche questa, riconducibile sia all’incapacità gestionale statale sia all’operato della camorra.  

“Della terra dei fuochi non vogliamo essere la legna”

Nel corso degli anni le vittime di tumori registrate nelle aree della terra dei fuochi hanno fatto riflettere su quanto, a caro prezzo, si pagassero delle azioni illecite e soprattutto sconsiderate.

Sebbene si tratti di un’attività denunciata e che ha portato con sé numerose indagini, ad oggi non si può certo dire che la situazione sia risolta. Tuttavia, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (CIPESS), presieduto dal Presidente Mario Draghi, con la presenza del segretario del CIPESS Bruno Tabacci, ha approvato nella seduta del 15 febbraio una serie di provvedimenti in materia di coesione territoriale, infrastrutture, politiche agricole. Il Comitato ha assegnato, infatti, circa 199 milioni di euro al Contratto istituzionale di sviluppo “Dalla Terra dei fuochi al Giardino d’Europa”.

Che cos’è il Pnrr?

Si tratta di un fondo di 750 miliardi di euro per la ripresa europea post pandemia covid. All’Italia sono stati perciò assegnati 191,5 miliardi che ha investito per rilanciare l’economia al fine di permettere lo sviluppo e la digitalizzazione del paese.

Di questi, circa 500 milioni saranno investiti per le aree che comunemente vengono identificate come “Terra dei fuochi”.

Il ministro dell’ambiente ha firmato un provvedimento che darà la possibilità di avviare la messa in sicurezza e la bonifica di alcune aree diventate nel corso degli anni discariche abusive. Par tali aree, appunto, non erano mai state prima d’ora previsti finanziamenti.

Vi è, perciò, una speranza di risoluzione?

Si spera di sì.

L’investimento più consistente sarà quello per la riqualificazione dei Regi Lagni, ovvero il reticolo di canali il cui bacino si estende in 99 comuni della città metropolitana di Napoli e delle province di Caserta, Avellino e Benevento.

Il ministro per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna, ha dichiarato: “Puntiamo a recuperare i Regi Lagni e a trasformarli nel ‘Giardino d’Europa’, il più importante parco fluviale del Continente e immaginiamo fin d’ora una gara europea che coinvolga i più qualificati studi di architettura rurale e del paesaggio per riqualificare circa 450 chilometri quadrati di territorio e restituirli al turismo, a un’agricoltura pulita e sostenibile”. Oltretutto, la firma del contratto è avvenuta in un luogo che si può dire certamente simbolico, ovvero a Caivano nella chiesa di San Paolo Apostolo, dove da anni don Maurizio Patriciello porta avanti, insieme ad altri, battaglie contro la criminalità e azioni illecite di cui a farne le spese è sempre “la povera gente”.

Proprio don Maurizio, nel lontano 2013 scriveva in un suo articolo dell’incontro e della conversazione avuta con Schiavone, che definisce l’ex re dei rifiuti, affinché questo (oramai pentito) potesse dare più informazioni circa la questione rifiuti, dove fossero precisamente stati sotterrati e di quanti milioni di tonnellate si parlasse: “Loro, i camorristi, all’inizio, ammaliati dall’affare milionario, non avevano compreso bene di che cosa si trattasse. Anche i contadini, che davano l’assenso perché le immondizie tossiche venissero interrate nelle loro terre, non sapevano bene cosa stesse accadendo. Schiavone racconta di intrallazzi tra camorra e politici corrotti; forze dell’ordine e industriali del Nord. Tante cose già le sapevamo, altre le abbiamo da sempre immaginate.”

Una riflessione che ancora lascia l’amaro in bocca. Si prendeva sempre più coscienza della situazione oramai grave. Occorreva certo intervenire eppure sono passati anni, ma chissà magari le cose questa volta possono cambiare davvero.

“A sottoscrivere il CIS sono stati anche i rappresentanti dei Ministeri dell’Economia e delle Finanze, dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture della Mobilità sostenibili, della Cultura, del Turismo e della Transizione ecologica, oltre alla Regione Campania e ai sindaci dei Comuni coinvolti.” si legge sul sito ufficiale “Ministro per il Sud e la Coesione territoriale – Presidenza del Consiglio dei Ministri”, che riporta nello specifico ciascuna delle iniziative previste.

Ancora una volta la speranza sembra essere il motore che alimenta le nostre vite e, si spera, che in questo caso si possa concludere con qualcosa di concreto e non soltanto in sogni utopici.

Perché della terra dei fuochi non vogliamo essere la legna, ma piuttosto un estintore.

Carmela Fusco

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