Il WindRunner, l’aereo-cargo pensato per trasportare pale eoliche gigantesche, è stato presentato come l’occasione che potrebbe trasformare Grottaglie e parte del Sud in un polo aerospaziale di livello mondiale. Ma dietro i titoli e le conferenze stampa i dubbi sono tanti e concreti.
Negli ultimi giorni il nome WindRunner è passato dai comunicati stampa alle riunioni degli enti locali. L’idea è ambiziosa: costruire in Puglia e Campania un cargo gigantesco in grado di trasportare pale eoliche «monoblocco», troppo grandi per essere spostate via strada o mare.
L’annuncio ha acceso speranze di lavoro e investimenti, ma ha anche inaugurato un confronto sul reale stato del progetto e sui tempi di concretizzazione.
Cos’è davvero il WindRunner?
Il progetto nasce dalla startup americana Radia e ha l’aspetto di un’auto gigantesca del cielo: un cargo a caricamento frontale, lungo oltre cento metri, con un’apertura alare superiore a molti aerei civili, pensato per ospitare pale fino a circa 100-105 metri senza smontarle. La caratteristica principale non è tanto il peso trasportabile quanto il volume che il velivolo può contenere: spostare “pezzi lunghi” direttamente ai cantieri.
L’argomento tecnico è immediato e decisivo per chi punta a impianti più grandi e più economici.
Perché il Sud e perché Grottaglie
La scelta dell’Italia – e in particolare di Grottaglie, nel Tarantino – è motivata dalla presenza di competenze locali nelle aerostrutture e dalla disponibilità di stabilimenti in grado di lavorare materiali compositi.
Nel disegno compaiono aziende note della filiera aeronautica e fornitori esteri per ali e sistemi: Leonardo per sezioni di fusoliera, Magnaghi Aerospace per i carrelli in Campania, Aernnova per le ali, con fornitori olandesi e inglesi coinvolti.
Le amministrazioni regionali hanno mostrato apertura, parlando di memorandum e di misure per snellire i permessi attraverso strumenti come la ZES: un mix di vantaggi industriali e rassicurazioni politiche che spiega l’attenzione generale.
Numeri e promesse
I promotori propongono scenari ambiziosi: una produzione iniziale di alcuni esemplari l’anno, una flotta potenzialmente estesa e ricadute occupazionali importanti: si parla di migliaia di posti, con stime che indicano almeno 2.500 assunzioni dirette in Italia nelle varie fasi della filiera. Sul piatto ci sono inoltre proiezioni di investimenti miliardari. Sono cifre che spiegano l’interesse di sindacati e istituzioni, ma che vanno lette come stime, non come certezze.
La politica chiede garanzie
Intanto, a Grottaglie il dibattito si è già spostato nelle aule consiliari. Il PD ha presentato un’interpellanza che chiama in causa il sindaco Ciro D’Alò e la giunta: l’arrivo di Radia WindRunner, sostengono, non può prescindere da garanzie chiare su occupazione, impatto ambientale e coinvolgimento delle imprese locali.
Alla vigilia del “Suppliers Meeting” del 30 settembre, incontro cruciale per definire la filiera produttiva, il gruppo consiliare guidato da Ciro Petrarulo e dal segretario Giuseppe Guarini chiede trasparenza nei numeri e percorsi di formazione per i lavoratori. L’obiettivo dichiarato è trasformare Grottaglie in un polo aerospaziale riconosciuto, evitando che il progetto resti solo sulla carta o si traduca in benefici limitati per il territorio.
I nodi che restano aperti
Tra le slide di presentazione e la realtà della cantiere rimangono questioni decisive. La prima è la certificazione: un aereo dalle dimensioni inedite richiede procedure di omologazione complesse e lunghe, con prove strutturali, di volo e manualistica.
C’è poi la filiera: quanto valore aggiunto resterà in Italia rispetto ai componenti importati? Fondamentale è inoltre la domanda di mercato: servono ordini vincolanti dai clienti per rendere sostenibile una linea produttiva. Infine, infrastrutture e piste devono essere adeguate per operazioni che prevedono carichi e procedure particolari.
Il tema del «dual use»
Il progetto non è soltanto tecnologia verde: la versatilità dell’aereo lo rende interessante anche per applicazioni logistiche in ambito difesa. Rapporti e interlocuzioni con enti militari hanno già alimentato il dibattito. La possibilità di usi non civilmente esclusivi inserisce il WindRunner in una dimensione sensibile, che implica scelte di governance e garanzie sull’impiego finale.
Il cronoprogramma ufficiale punta a primi voli sperimentali entro la fine del decennio e a consegne commerciali successive, ma quei tempi restano condizionali: dipendono da finanziamenti, certificazioni, ordini e adeguamento infrastrutturale.
Il progetto è reale nelle intenzioni e nelle prime firme, ma per diventare realtà dovrà senz’altro superare sfide tecniche, economiche e amministrative di grande portata.
Carmela Fusco
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