Quarto (NA), 7 ottobre 2025 — è stato inaugurato il nuovo Parco Urbano Comunale di Quarto in via Casalanno, dedicato alla memoria del giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985. Il progetto è stato realizzato grazie a uno stanziamento della Città Metropolitana di Napoli.
Dimensioni, caratteristiche e costi
Il parco si estende per 12.000 metri quadrati, di cui 9.000 dedicati ad aree verdi e aiuole. È inclusa un’area sgambamento cani di 400 metri quadrati, e sono state piantate 76 essenze arboree, tra cui platani, jacaranda, cipressi, carrubi, tamerici, alberi di lagerstroemia, aceri e ficus.
Vi è anche una grande area giochi per bambini e bambine con 12 giostre inclusive.
Il costo dei lavori è di circa 430.000 euro, a carico della Città Metropolitana. A questi si aggiungono 220.000 euro destinati alla riqualificazione della villa comunale “Giovanni Paolo II”, per un investimento complessivo sul verde urbano pari a circa 650.000 euro.
Intitolazione, concorso e partecipazione
L’intitolazione del parco a Giancarlo Siani è avvenuta a seguito di un concorso di idee aperto agli studenti di Quarto: sono arrivate oltre 2.400 proposte per scegliere il nome del nuovo spazio.
L’iniziativa è significativa anche simbolicamente perché, dopo più di quarant’anni, Quarto avrà una nuova villa comunale, oltre quella già esistente dedicata a Giovanni Paolo II.
Le parole delle istituzioni
«È una giornata bellissima per la nostra comunità, per i nostri ragazzi e le nostre ragazze, che finalmente dopo quarant’anni di attesa da oggi hanno un nuovo spazio pubblico aperto a tutti – dice il sindaco di Quarto, Antonio Sabino. «È il frutto del lavoro della buona politica e per questo ringrazio la mia intera giunta e tutti i consiglieri comunali che hanno sostenuto con forza questa nuova idea di città più verde, più ecosostenibile e più inclusiva.»
«Recuperiamo uno spazio pubblico destinandolo ai bambini e alle bambine e lo facciamo dedicandolo alla figura di Giancarlo Siani – ha affermato il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi – Siamo in Italia la Città Metropolitana che ha intercettato e speso il maggior numero di fondi PNRR destinandoli anche al miglioramento delle condizioni di vivibilità e al benessere dei cittadini.»
Giancarlo Siani, il coraggio della verità
A quarant’anni dal suo assassinio, il nome di Giancarlo Siani resta una delle più luminose testimonianze di giornalismo civile e libertà di parola. Nato a Napoli il 19 settembre 1959, cresciuto nel quartiere Vomero, Siani aveva scelto presto la via del giornalismo come strumento di conoscenza e di impegno. Collaborava con Il Mattino e con l’agenzia di stampa Il Punto, raccontando senza paura le connessioni tra politica, affari e criminalità organizzata nel cuore dell’area vesuviana.
Le sue cronache da Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e dintorni restano un esempio di rigore e coraggio professionale. Non si limitava ai resoconti di cronaca nera: cercava di comprendere e far comprendere i meccanismi di potere che reggevano la camorra, le complicità, le ambiguità della politica locale. In un’epoca in cui pochi osavano denunciare i clan e i loro legami con il mondo economico e istituzionale, Siani scelse la via più difficile: quella della verità documentata.
Il suo articolo del 10 giugno 1985, in cui ricostruiva i retroscena dell’arresto di Valentino Gionta e i rapporti fra il clan e i Nuvoletta di Marano, rappresentò una delle inchieste più coraggiose del giornalismo campano. Pochi mesi dopo, il 23 settembre 1985, Siani venne ucciso a colpi di pistola sotto casa, in via Romaniello, al Vomero. Aveva 26 anni.
Il suo volto sorridente, dietro gli occhiali tondi e i capelli spettinati, è diventato il simbolo di un modo giovane e onesto di fare informazione. La sua Citroën Méhari verde, su cui fu assassinato, è oggi un’icona civile esposta in manifestazioni, scuole, musei e cerimonie della memoria.
Siani non era un eroe, come lui stesso avrebbe rifiutato di essere definito, ma un giornalista “normale” che credeva nel potere dell’inchiesta, nella forza dei fatti e nella responsabilità della parola. La sua figura si affianca idealmente a quella di altri cronisti uccisi dalla criminalità organizzata — Pippo Fava, Mauro Rostagno, Peppino Impastato — testimoni di una generazione che pagò con la vita la ricerca della verità.
Oggi il suo nome non è soltanto memoria, ma punto di riferimento per intere generazioni di studenti, giornalisti e cittadini. Il parco che Quarto gli dedica nel 2025, nel quarantesimo anniversario della sua morte, non è solo un gesto simbolico: è il segno concreto di come il suo esempio continui a germogliare, a insegnare che la libertà d’informazione e il rispetto della legalità sono i primi mattoni di ogni democrazia.
Chiara Vitone
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