Napoli è una città che vive di contrasti. Bellezza e degrado, accoglienza e abbandono, luce e ombra. Tra i vicoli animati del centro, le piazze storiche e i mercati rionali, c’è una realtà che troppo spesso passa inosservata: quella dei senzatetto.
Ogni giorno, migliaia di persone dormono all’aperto, sui marciapiedi o nelle stazioni, cercando riparo dove possono. Sono uomini e donne che la vita ha messo in ginocchio, spesso senza colpa: licenziamenti improvvisi, crisi familiari, malattie mentali mai curate, dipendenze. Alcuni sono giovani, altri anziani. Alcuni italiani, altri arrivati da lontano con la speranza di un futuro che non è mai arrivato. Ma tutti hanno una cosa in comune: sono diventati invisibili.
Il dato più drammatico è che queste persone non sono semplicemente “senza casa”, sono senza punti di riferimento. Vivono in un limbo in cui l’accesso ai servizi sociali è spesso ostacolato dalla burocrazia o dall’indifferenza.
Oggi più che mai serve un piano per l’abitare che non sia emergenziale, ma che costruisca case vere, con percorsi di autonomia e supporto psicologico. Servono spazi sicuri, centri aperti 24 ore, dove non si venga solo “accolti” ma ascoltati, orientati, accompagnati. E serve anche un lavoro culturale profondo: imparare a guardare negli occhi chi vive per strada, a non voltarsi dall’altra parte.
Perché il disagio abitativo non è solo povertà economica: è anche solitudine, esclusione, perdita di dignità. Non c’è giustizia sociale senza inclusione.
Eppure, Napoli è anche la città dell’umanità che resiste. Ogni giorno, in silenzio, c’è chi cucina pasti caldi o chi distribuisce coperte. Dietro queste mani tese non ci sono solo volontari ma realtà solide, associazioni e reti di aiuto che da anni sono una presenza costante. Alcune operano nei quartieri più colpiti, altre raggiungono le strade con unità mobili, portando cure mediche, parole, cibo, orientamento. Spesso sono nate dal basso, dai cittadini stessi. Altre sono più strutturate e lavorano in rete con servizi sociali e centri di accoglienza.
La Caritas, ad esempio, rappresenta un punto di riferimento stabile offrendo dormitori, mense e centri di ascolto, ma soprattutto attivando percorsi concreti di reinserimento sociale e lavorativo.
Accanto a questa realtà opera anche il Centro La Tenda, che si prende cura delle persone più fragili, spesso segnate da dipendenze, problemi psichici o situazioni abitative precarie, offrendo loro un sostegno terapeutico e un’accoglienza dignitosa.
Nel cuore del centro storico, Angeli di Strada Villanova rappresenta un esempio concreto di vicinanza: un gruppo di volontari che, senza clamore, distribuisce pasti e beni di prima necessità a chi vive per strada.
Ma la loro azione, per quanto preziosa, non può bastare da sola. In Campania, la marginalità è un tema spesso trattato solo in inverno, quando fa freddo. Ma chi vive in strada è in emergenza anche d’estate, quando il caldo è insopportabile e la solitudine pesa ancora di più. È necessario un impegno costante, un piano regionale serio, che coinvolga Comuni, associazioni e cittadini. Che garantisca diritti, non solo assistenza temporanea.
Napoli ha il cuore per farlo. Ce lo ha sempre avuto.
Fino a quando ci sarà anche solo una persona costretta a dormire sull’asfalto, tutti abbiamo una responsabilità. Perché nessuno merita l’indifferenza.
Loredana Zampano
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