Qui Taranto. È un giovedì qualunque destinato a rimanere nella storia quello trascorso da soli cinque giorni. È stata infatti approvata proprio in questa data l’AIA, ovvero l’Autorizzazione integrata ambientale che, difatti, dà inizio al processo di decarbonizzazione dell’impianto siderurgico ex Ilva.
Si tratta, sulla carta, di una svolta storica, voluta fortemente dal ministero dell’Ambiente e più volte chiesta nei decenni addietro da associazioni sensibili al tema della salvaguardia ambientale.
Teoricamente, dunque, questa è una gran bella notizia, giacché il binomio lavoro – salute dovrebbe stare a cuore un po’ a tutti.
Eppure, la risonanza della notizia da prima pagina nasconde pieghe su cui è giusto soffermarsi, anche se ad occhio nudo possono sfuggire.
Di certo hanno indossato un bel paio d’occhiali tanto a Bari, nella sede della regione Puglia, quanto nel palazzo del primo cittadino a Taranto. Sindaco e governatore si sono dichiarati contrari all’approvazione del provvedimento messo a punto dalla commissione istituita dal ministero stesso.
Non solo; in questi giorni nel capoluogo ionico si svolgeranno varie riunioni sindacali, promosse dalle sigle metalmeccaniche, con l’obiettivo di stilare un documento comune che possa rivendicare un principio, fino a prova contraria, sacrosanto: il diritto degli operai a far valere il proprio ruolo nelle decisioni chiave per l’azienda che, se pur claudicante, è ancora in piedi grazie soprattutto a chi ogni giorno lì dentro ci lavora, sporcandosi effettivamente le mani. Un diritto, la parola, in teoria garantito in ogni Stato democratico, in teoria per l’appunto…
Ovviamente ogni componente sopra citata storce il naso per motivazioni diverse, ma convergenti sostanzialmente in un unico punto, è evidente. Roma, in breve, non può essere il despota di turno.
C’è poi un altro fattore da considerare, il fulcro del discorso, che smonta in larga misura quella bandiera sventolata fieramente (e forse anche un po’ ignorantemente), dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
“Lo stabilimento è salvo“, si è affrettato a dichiarare il ministro, il quale ha però aggiunto che il tema della nave rigassificatrice è di competenza del comune. Per la serie “armiamoci e partite!”.
Va detto (particolare non da poco) che ad oggi l’ex Ilva è ancora in attesa di una nuova proprietà e che l’AIA, al contempo, sicuramente costituirà un deterrente per possibili acquirenti (l’unico seriamente interessato è scappato via da mesi!).
Inoltre, soffermandosi proprio sul provvedimento “storico” ci si accorge che, in realtà, questo già era in vigore a Taranto. Era scaduto da due anni a questa parte ed ora, semplicemente, è stato rinnovato.
Ergo, se in anni ed anni la misura in questione non ha portato benefici a lavoratori e cittadini, perché si parla di svolta storica?
Torna alla mente, quindi, una domanda rivolta da Alessandro Manzoni alle generazioni future (ai cosiddetti posteri). In quell’ode intitolata “Il cinque maggio” il poeta rifletteva sui reali successi e meriti di Napoleone Bonaparte.
Nel nostro caso potremmo riferirci alla travagliata situazione in cui versa Taranto da tanti, troppi anni porgendo a chi ci sarà dopo di noi lo stesso quesito, con la speranza di ricevere, in qualche modo, una risposta positiva. Intanto, non ci resta che fissarla tra queste righe, come spunto di riflessione.
Fu vera gloria?
Felice Marcantonio
Comments are closed