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La vita è un dono, ci dice la religione. Vivere è un diritto, ci ripete il governante di turno. Farlo con dignità è sancito dalla nostra Costituzione. Passando però dalla teoria alla pratica scopriamo che essere presente su questo Pianeta non è così scontato e che la vita, tutto sommato, ha un costo. La domanda più ricorrente è infatti: “Come ci arrivo a fine mese?”. Questo quesito è indubbiamente il grattacapo che tedia ogni cittadino adulto, ovviamente con inevitabili differenze. Queste sono dovute non solo al tipo di lavoro svolto (ammesso che se ne abbia uno), ma anche alla diversa collocazione geografica dei singoli.

Dove si vive meglio, dunque? Molto prosaicamente dove, mediamente, il portafoglio di ognuno risulta più pieno (o meno vuoto) a fine mese.

Dove il portafoglio è più vuoto?

A tal proposito è stata stilata una classifica da parte di autorevoli voci del settore (Jobpricing e Livingcost.org) che prende in esame le venti regioni italiane.

Ebbene se non sorprendente, scorrendo la graduatoria dall’alto verso il basso, l’ultimo posto della Lombardia (soli 215 euro in tasca per milanesi e soci), né la terzultima posizione del Lazio (287 euro), la prima “sorpresa” riguarda la Sardegna, 19esima. Come è possibile trovare un’isola incastonata tra le due “superpotenze”?

Il “caso” Sardegna

Doveroso è quindi specificare il criterio seguito per comporre questa classifica; il principio di fondo si basa sul confronto tra gli stipendi medi netti di ciascuna regione (considerati lungo un arco temporale di un anno) e il costo della vita che sottintende svariate spese (affitti, utenze, trasporti, spese alimentari, ecc.).

Deduttivamente, dunque, nel caso specifico della Sardegna si riterrà che cagliaritani e simili percepiscono uno stipendio non sufficiente a far fronte ai rincari dei prezzi, allo stesso modo di lombardi e laziali che pure, soprattutto per i primi, godono proverbialmente di una qualità di vita maggiore e di possibilità lavorative decisamente migliori. Si dirà, quindi, che tutto il mondo, o meglio tutta l’Italia, è paese.

Le altre sorelle del Mezzogiorno

Per la cronaca, guardando ancora a Sud, elencheremo sempre nella parte destra della classifica ed in rigoroso ordine ascendente, Campania, Basilicata, Calabria e Puglia. In queste quattro regioni si dirà che l’equilibrio è più stabile e che l’acqua non è proprio alla gola.

Chi respira a pieni polmoni, volgendo lo sguardo verso l’alto è la Sicilia, collocata al sesto posto. Evidentemente, pur caratterizzata costantemente da secolari piaghe, soprattutto nell’ultimo decennio la regione dove batte sempre il sole ha letteralmente fatto propria la sua definizione.

L’anomalia Piemonte – Lombardia

Distonia tra vicini che riscontriamo non solo per le due isole, ma anche per i poli economici principali di questo Paese; si pensi, infatti, al quarto posto del Piemonte rapportato, per l’appunto, all’ultimo della Lombardia. Questo scarto così evidente è decisamente una notizia!

Dove si vive meglio in Italia?

Riprendendo la domanda a monte, dove si vive meglio? In Umbria. Il cuore verde d’Italia è infatti al comando di questa classifica con ben 642 euro restanti nel portafoglio del cittadino medio. Non sorprenda questo dato; è empiricamente provato, infatti, che abitare a Perugia e dintorni significa vivere nel senso più compiuto del termine.

Ci arriveremo a fine mese?

Man mano che ci allontaniamo, però, dall’unico vero “locus amoenus” italiano, il punto chiave non è vivere ma sopravvivere.

Secondo l’Eurostat, infatti, nell’ultimo ventennio vivere in Italia è diventato quasi la metà più costoso. Oggi il 64% delle famiglie dichiara di arrivare con difficoltà a fine mese.

Dati impressionanti e quasi sconcertanti che fanno adirare chi scrive, chi legge ma soprattutto chi ogni giorno pensa a come arrivare a fine mese, quesito che da qui a poco potrebbe essere sostituito da un punto interrogativo ancora più inquietante: “Ci arriveremo a fine mese?”.

Felice Marcantonio

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