Categories:

Lo Stadio del Nuoto di Caserta, struttura simbolo dello sport acquatico locale, è chiuso dal 1° aprile 2025. Proprietà della Provincia di Caserta e gestito dall’AGIS, l’impianto è stato dichiarato non agibile dopo la caduta di due plafoniere nella zona spalti. 

Le verifiche dei Vigili del Fuoco hanno evidenziato gravi carenze negli impianti antincendio, oltre alla mancanza di una certificazione fondamentale. 

Le conseguenze sociali e sportive

La chiusura ha colpito duramente il tessuto sportivo cittadino: circa venti associazioni sportive utilizzavano la piscina per allenamenti e corsi. 

Inoltre, un centinaio di bambini e ragazzi con disabilità usavano le vasche per terapie riabilitative, che ora sono sospese o drasticamente complicate. 

Le famiglie di Caserta sono costrette a spostarsi verso impianti privati fuori città (San Leucio, San Prisco), dove però i posti sono limitati. 

Impatto occupazionale

Non solo sport: la sospensione ha avuto un forte impatto anche sui lavoratori. Gli addetti alle pulizie e gli istruttori dello stadio sono rimasti senza certezze economiche. Alcuni operai vedono scadere i propri contratti, senza una prospettiva chiara di proroga o ricollocazione. 

Le criticità burocratiche

Dalle indagini è emerso che non è mai stato rilasciato un certificato antincendio per lo stadio. La SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), presentata negli anni passati, risulta incompleta: mancano infatti certificazioni fondamentali su impianti, strutture e arredi. 

Secondo gli atti dei Vigili del Fuoco, per completare l’adeguamento sarebbero necessarie relazioni tecniche e interventi già in parte realizzati, ma ancora non certificati correttamente. 

La protesta e le voci politiche

Le associazioni sportive e le famiglie coinvolte hanno avviato una forte mobilitazione. In piazza Dante a Caserta si sono tenute manifestazioni per chiedere la riapertura dell’impianto. 

Maurizio Del Rosso, esponente politico locale, ha espresso solidarietà ai manifestanti e ha chiesto un cronoprogramma preciso dei lavori: “Non ci sono più alibi”, ha detto. 

Anche Gennaro Oliviero, presidente del Consiglio regionale della Campania, ha denunciato “effetti devastanti” dovuti alla sospensione delle attività: atleti, disabili, famiglie e operatori rischiano di essere esclusi da un bene pubblico irrinunciabile. 

Il piano di riqualificazione e i costi

Secondo quanto dichiarato, per mettere in sicurezza e riqualificare lo stadio servirebbero circa 2 milioni di euro. 

Il presidente della Provincia, Anacleto Colombiano, ha affermato che non si può permettere che un impianto così importante rimanga chiuso, ma non ha ancora indicato una data certa per la riapertura. 

Alcune associazioni però esprimono dubbi sul cronoprogramma: rilevano che alcuni lavori indicati come futuri nel piano presentato sarebbero in realtà già stati realizzati. 

Un problema di trasparenza e responsabilità

L’avvocato Daniele Sparano, che assiste alcune società sportive, ha chiesto l’accesso a tutti gli atti relativi alla SCIA, alla manutenzione e ai lavori precedenti. 

Secondo lui, la mancata inclusione del restauro dello stadio nei progetti del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) è una scelta incomprensibile, vista l’importanza sociale e istituzionale dell’impianto.

La gestione dello stadio è al centro di un dibattito sulla responsabilità dei precedenti amministratori e gestori: Del Rosso ha infatti accusato “gravi inadempimenti” degli anni passati. 

Il futuro: scenari possibili

La Provincia ha annunciato un programma che prevede 6-8 mesi per i lavori di adeguamento e riapertura. 

Tuttavia, secondo alcune associazioni, la riapertura potrebbe non avvenire prima della stagione agonistica 2026/2027, considerando i tempi burocratici e tecnici. 

I lavoratori chiedono una gestione stabile: c’è chi propone di affidare la struttura al CONI per garantire continuità, visione sportiva e manutenzione duratura. 

Allo stesso tempo, la cittadinanza e le associazioni continueranno a rivendicare trasparenza, impegni reali e tutele per tutti gli utenti, compresi i più fragili.

La chiusura dello Stadio del Nuoto di Caserta è diventata molto più di un problema sportivo: è un problema sociale, politico ed economico. La struttura rappresenta non solo un luogo per agonisti, ma anche un presidio di inclusione per ragazzi con disabilità.

Le promesse di riqualificazione ci sono, ma senza trasparenza, risorse certe e una gestione lungimirante, il rischio è che la piscina rimanga un simbolo di opportunità perduta. Caserta attende risposte concrete e che lo stadio torni a essere un punto di riferimento per tutta la comunità.

Loredana Zampano

Comments are closed