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16 agosto 2025; in serata giunge notizia della morte di Pippo Baudo e subito si percepisce che questo giorno non sarà più uno dei tanti. Ci saluta, infatti, l’uomo che è stato un simbolo della storia del nostro Paese, che ha attraversato il cambiamento socio-culturale, gli scossoni politici e mediatici, che ha accompagnato per mano tra le pagine oscure dell’Italia repubblicana il lettore più insicuro e spaventato. Abbiamo perso l’amico, il confidente, il porto sicuro, l’istituzione. L’uomo che è stato la televisione.

Già, perché è forse arrivato il momento (in sede di congedo) di sfatare un luogo comune circa la figura del presentatore per eccellenza (definizione alquanto riduttiva per Baudo). In molti oggi scrivono: “Addio a Pippo Baudo: l’uomo che ha inventato la televisione”. Niente di più errato, in primis in termini pratici, dato che quando il giovane siciliano faceva le prime apparizioni sul piccolo schermo l’apparecchio sopra citato era già stato inventato e messo in funzione da qualche anno.

In secondo luogo, se pensiamo all’intera carriera di Pippo Baudo notiamo che, in definitiva, non ha creato un prodotto televisivo né un modo di fare la televisione, ma nella sua rara grandezza professionale è stato davvero un unicum, un ispiratore per chi sarebbe venuto dopo, in quanto capace di essere egli stesso la televisione. Baudo è infatti riuscito a confondere il suo nome con la stessa definizione di TV, quasi a rappresentarne un sinonimo. Si ricordi, a tal proposito, l’espressione “quando c’è Baudo c’è la televisione”.

Certo, i nomi di alcuni dei suoi programmi più celebri evidenziano le doti creative fuori dal comune di un gigante consapevole del proprio peso specifico. Un esempio su tutti è ovviamente il Festival di Sanremo, plasmato dal Pippo nazionale ed elevato a patrimonio italiano agli occhi del mondo; il motto, coniato negli anni ’90 da Baudo “perché Sanremo è Sanremo” ancora oggi viene ripreso non solo dai successori alla conduzione/direzione artistica ma anche dagli stessi artisti in gara. A proposito di cantanti, quanti ne ha “inventati” Pippo Baudo…

Ecco, il Baudo scopritore di talenti ad un certo punto si fonde con il Baudo presentatore e lo investe di un’aura di profana santità presa dallo stesso conduttore come spunto per fare del proprio personaggio uno spirito immortale.

Su questo aspetto premono oggi i suoi detrattori, gli stessi che magari hanno guardato di nascosto i programmi di Baudo e che alla luce del sole si manifestano ipocritamente come voci del progresso.

A lor signori va ricordato che Pippo Baudo è stato prima di tutto un uomo (ergo soggetto per natura ad errori), ma non uno dei tanti. Debole come tutti ma forte come pochi. Consapevole del proprio io ma mai presuntuoso, piuttosto un particolare esempio di umiltà, di ambizione e di preparazione. Un uomo che aprendo puntualmente ogni suo spettacolo non con cervellotici monologhi ma con un telegrafico “signore e signori buonasera”, ha insegnato che il presentatore è in definitiva il primo spettatore e non il protagonista dello show. Si pensi, non a caso, all’ultima “uscita di scena”, la più triste, eseguita in punta di piedi, senza fare chiasso, esattamente come si chiudeva ogni trasmissione condotta dallo stesso Baudo.

Ha continuato a lavorare Baudo, anche oltre gli 80 anni, perché questo (come ha confessato) era il suo elisir di lunga vita. Alle voci fuori dal coro, ai “tastieranti” a caccia di visibilità, tanto basti sperando che in loro si inneschi un principio di esame di coscienza.

A noi altri resta la gratitudine e la tristezza ed un ultimo saluto da rivolgere a Pippo Baudo, invidiando chi d’ora in poi potrà beneficiare di un talento così grande nella propria composta semplicità.

Felice Marcantonio

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